Essere soli fa morire prima

Da soli si muore. Quando la solitudine uccide più dell’obesità

La solitudine, l’isolamento sociale fa morire prima del tempo. Il rischio di morte prematura è maggiore che non l’essere obesi. E più si va avanti con l’età peggio è

La solitudine uccide più dell'obesità
La solitudine uccide più dell'obesità (Flegere | shutterstock.com)

STATI UNITI – A volte lo si fa anche per scelta, mentre altre perché costretti. Quale che sia il modo, l’essere soli fa male. Ne sono convinti gli scienziati della Brigham Young University che vedono nella solitudine e l’isolamento sociale uno spietato killer che uccide prima del tempo – ed è peggio che non un noto fattore di rischio come l’obesità. Il rischio di morte prematura, poi, aumenta di pari passo con l’avanzare dell’età. In sostanza, un quadro dalle tinte piuttosto fosche.

Siamo soli?
Che siamo sempre più soli è un dato di fatto. Basta guardarsi intorno per rendersene conto: anche se in mezzo alla folla ognuno, oggi, è chiuso nel suo piccolo mondo – un isolamento favorito anche dalla tecnologia che ci ‘costringe’ a tenere gli occhi fissi sullo schermo del telefonino anche quando si è in compagnia. Per dimostrare che siamo sempre più soli, la dott.ssa Julianne Holt-Lunstad, professoressa di psicologia della BYU e colleghi, hanno presentato i risultati di due studi che alla 125° Convention annuale dell’American Psychological Association a Washington.

Una forma di punizione
Già un’indagine condotta nel 2010 mostrava come le persone siano sempre più sole e come questo incida sulla qualità e l’aspettativa di vita. Era stata condotta dall’Associazione Americana Pensionati, e i dati raccolti riportano che, al tempo, erano oltre 42 milioni le persone con più di 45 anni negli Stati Uniti che soffrivano di «solitudine cronica». Un altro censimento, svolto nel 2016 e che ha coinvolto oltre 2.000 cittadini americani ha svelato che tre persone su quattro si sono sentite sole a un certo punto della loro vita. Di questi, circa il 31% ha provato questo sentimento almeno una volta alla settimana. Nel complesso, oltre un quarto degli americani vive da solo. Non solo: i matrimoni e il numero dei figli è in netto calo, così come le condizioni da ‘single’. «Queste tendenze – ha spiegato Holt-Lunstad – suggeriscono che gli americani stiano diventano sempre meno connessi socialmente e che stiano sperimentando di più la solitudine. Essere socialmente connessi agli altri è ampiamente considerato un bisogno umano fondamentale, cruciale sia per il benessere sia per la sopravvivenza. Esempi estremi – prosegue l’esperta – mostrano che i neonati che si trovano in istituto ai quali manca il contatto umano non riescono a svilupparsi bene e spesso muoiono. E in effetti l’isolamento sociale o il confinamento sono sempre stati usati come forma di punizione».

Muori prima, questo è certo
Il dato inquietante emerso dalle due meta-analisi condotte dai ricercatori è che l’essere soli fa morire prima del tempo. Al contrario, l’avere connessioni sociale riduce questo rischio di ben il 50% – suggerendo una proporzione inversa. I ricercatori hanno analizzato studi sul peso che la solitudine e l’isolamento sociale hanno sul rischio di mortalità e che coinvolgevano nel totale oltre 3.700.000 adulti. Nello specifico, la prima revisione ha preso in esame 148 studi che riguardavano circa 300mila persone, mentre la seconda coinvolgeva quasi 3,5 milioni di persone non solo americane ma anche europee, asiatiche e australiane. I dati raccolti parlano chiaro: l’esser isolati, soli o comunque non avere rapporti sociali ha un effetto comune e significativo sul rischio di morte prematura. E, peggio, questo effetto era uguale o addirittura superiore a quanto causato dall’obesità, che uno dei più noti e riconosciuti fattori di rischio di morte prematura. Ma, come dimostrato da altri precedenti studi, la solitudine, per esempio, aumenta anche il rischio di infarto e ictus. «Abbiamo solide prove che l’isolamento sociale e la solitudine aumentino in maniera significativa il rischio di mortalità precoce e la portata del rischio supera quella di molti indicatori di salute – ha sottolineato la psicologa – Con l’aumentare della popolazione che invecchia aumenterà anche l’effetto sulla salute pubblica».

Le differenze
La dott.ssa ha precisato che vi sono delle differenze tra solitudine e isolamento sociale. L’isolamento, per esempio, è la mancanza di contatto o connessione con altre persone. La solitudine, invece, è il sentimento che colpisce chi è emotivamente disconnesso dagli altri. Cosa che capita spesso oggigiorno quando ci si sente soli anche in presenza di altre persone.
Il rimedio in questi casi è quello di cercare, o meglio ‘tornare’ ad avere rapporti sociali ‘veri’, non mediati da un schermo. Si possono avere centinaia di ‘amici’ sui social, ma nessuno che lo sia davvero nella vita reale. Se poi si conta che i rapporti sociali tendono a diminuire con l’età e ancora di più con l’andare in pensione, è bene preparare la strada per tempo e non rischiare di trovarsi da soli in un’epoca in cui è anche più difficile poi ricucire rapporti con altri.