20 ottobre 2019
Aggiornato 05:00
Olaparib

Cancro ovarico: arriva il farmaco che fa regredire il tumore

Un nuovo farmaco riduce il rischio di ulteriori recidive per circa cinque anni. L’annuncio di comprovata efficacia dell’ospedale Pascale di Napoli

Olaparib per il Cancro ovarico
Olaparib per il Cancro ovarico Shutterstock

E’ la nuova e interessantissima novità appena sfornata dai ricercatori dell'Istituto Pascale di Napoli. Si tratta di un farmaco, di nome Olaparib che pare essere particolarmente efficace nella lotta contro il cancro ovarico. In più evita recidive fino a cinque anni. Ecco tutte le novità del nuovissimo trattamento farmacologico.

Non evita la chemioterapia
Purtroppo l’Olaparib non è un sostituto della tanto temuta chemioterapia al platino, ma un farmaco da utilizzare successivamente al trattamento. Tuttavia la splendida notizia è che sembra allungare le possibilità di sopravvivenza, abbattendo il rischio di recidive, per circa cinque anni. L’uscita del medicinale è stato recentemente annunciato dall’ospedale Pascale di Napoli rinomato centro di eccellenza per la cura delle neoplasie, struttura aderente all’istituto Nazionale Tumori.

I sintomi del cancro ovarico
I sintomi del cancro ovarico (Ann131313 | Shutterstock)

Minimo due anni di tregua
Secondo quanto dichiarato sulla rivista Lancet Oncology, il farmaco Olaparib – se assunto dopo il ciclo chemioterapico – evita il rischio di recidiva per almeno due anni. Ma ci sono il 15% di probabilità che ciò si estenda a cinque anni. Il medicinale pare essere efficace in tutte le donne che hanno la mutazione dei geni BRCA 1 e BRCA 2.

Risultati incredibili
«Si tratta di risultati straordinari che offrono una valida opzione terapeutica alle nostre pazienti. Emerge ancora più forte l'esigenza di effettuare il test per la ricerca delle mutazioni di BRCA in tutte le pazienti con carcinoma ovarico, non solo per selezionare quelle che beneficiano dal trattamento con Olaparib, ma anche per screenare le famiglie nelle quali queste mutazioni sono trasmesse ereditariamente, per riconoscere precocemente le donne a rischio di sviluppare carcinomi ovarici e della mammella», spiega Sandro Pignata, oncologo dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli e primo autore dello studio.

Le collaborazioni internazionali
Si sa quanto sia fondamentale la collaborazione con sedi, associazioni e istituzioni di tutto il mondo al fine di trovare cure per il cancro che possano essere sempre più efficaci. A tal proposito, l’Istituto Pascale «rinnova la sua vocazione alla collaborazione internazionale con le maggiori istituzioni internazionali, unico strumento per continuare nella difficile sfida al cancro. A professionisti come Pignata non può che andare il nostro plauso», dichiara Attilio Bianchi direttore generale del Pascale. Ricordiamo che tale Istituto pare essere uno dei più importanti centri di ricerche nella lotta contro il cancro. Non a caso sta sperimentando l’utilizzo di vaccini – i cosiddetti farmaci biologici o immunotropici – contro il cancro al seno e fegato.

Cos’è Olaparib
E’ un farmaco a base di Lynparza, un potente inibitore dell’enzima umano poli (ADP-ribosio) polimerasi (PARP-1, PARP-2 e PARP-3) che ha dimostrato di inibire la crescita cellulare. Può essere, in alcuni casi, anche utilizzato in monoterapia ma più tradizionalmente viene adottato con farmaci chemioterapici noti. Può essere utilizzato in monoterapia come trattamento di mantenimento laddove si già stata eseguita una terapia al platino. Viene utilizzato nei pazienti affetti da carcinoma ovarico epiteliale sieroso di alto grado, carcinoma alle tube di Falloppio o carcinoma peritoneale primario BRCA-mutato.

Come si usa
L’olaparib è disponibile in capsule. Generalmente si assumono 400 mg (8 capsule) al giorno.

Effetti collaterali
Tra gli effetti collaterali più noti ci sono la stanchezza, l’anemia e la riduzione delle cellule ematiche (globuli rossi, bianchi, piastrine). Altri effetti comuni sono disturbi digestivi, nausea, vomito e polmonite (in alcuni casi fatale). Tutti i dettagli del farmaco sono disponibili presso l’AIMaC.