18 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Disturbi del sonno

Morire d’insonnia si può, specie d’estate

Gli esperti mettono sull’avviso per i disturbi del sonno, la difficoltà di dormire è stata collegata a elevati indici di mortalità, specie d’estate, quando il problema diventa drammatico

Insonnia, può essere anche mortale
Insonnia, può essere anche mortale Shutterstock

ROMA – Sono almeno nove milioni gli italiani che soffrono d’insonnia. Una condizione che mette a serio rischio la salute, sia fisica che psichica. Gli scienziati ritengono che i disturbi del sonno possono favorire per esempio la demenza. Ma l’insonnia è stata anche correlata in modo drammatico anche alla morte. E l’estate è il periodo in cui questo fenomeno si accentua.

D’estate peggiora
Complice anche il caldo, il periodo estivo è senza dubbio quello in cui si evidenziano con maggiore frequenza i disturbi del sonno. Senza un regolare e naturale abbassamento della temperatura corporea che dovrebbe accompagnare il sonno, risulta difficile addormentarsi o mantenere il sonno durante le ore notturne. Questo processo è infatti ostacolato dalle elevate temperature dell’ambiente. A concorrere all’aumento dei disturbi del sonno è anche il cambiamento della routine quotidiana che avviene durante l’estate, favorita dalle maggiori ore di luce e dalla tendenza a uscire maggiormente di casa.

Alterare i ritmi
Se concorrono più fattori nell’alterare i naturali ritmi sonno/veglia, e questo si protrae per più tempo, c’è il rischio che l’alterazione si stabilizzi, aprendo la strada allo sviluppo dell’insonnia cronica. L’incapacità di prendere sonno, o di riprenderlo, inoltre è spesso sintomo predittore di sottostanti patologie di tipo psichiatrico, come per esempio la depressione, l’ansia e così via.
«L’attenzione al riposo appare sottovalutata – fa notare Gian Marco Giobbio, psichiatra del Centro Sanitatem Mentis, aperto recentemente a Cernusco sul Naviglio (Milano) da Fatebenefratelli – I dati infatti sono incontrovertibili. Gli studi epidemiologici dimostrano che l’insonnia è associata a un significativo incremento di mortalità».

Un meccanismo connaturato
Quello del sonno/veglia è un ritmo naturale connaturato dell’uomo. Si potrebbe dire che nasce con l’uomo stesso. Tuttavia, come per tutto, le caratteristiche del sonno quanto a intensità, durata e qualità complessiva dipendono da numerosi e diversi fattori. Ognuno è diverso, e sulla qualità del sonno influiscono aspetti fisiologici, culturali, sociali e lavorativi.  E le interazioni tra questi sono ancora poco conosciute. «Per esempio – sottolinea Giobbio – è sempre più frequente osservare stili di vita caratterizzati da una progressiva riduzione delle ore di sonno a favore di attività lavorativa o socializzante che ci tengono impegnati sino a ore tarde. Questi fattori inducono frequentemente la comparsa di un senso di fatica, stanchezza e sonnolenza diurna – aggiunge l’esperto – A fronte di abitudini comportamentali o patologie che riducono il numero complessivo delle ore di sonno, gli studi clinici dimostrano un progressivo e sottovalutato danno a livello degli apparati metabolici, endocrini e immunitari».

Di insonnia si muore
Potrà essere strano, ma di insonnia si può morire. Non della ‘malattia’ in sé, ma delle conseguenze. «Nelle ultime due decadi – precisa lo psichiatra – si sono moltiplicate le pubblicazioni scientifiche che hanno correlato i disturbi del sonno a esiti negativi a lungo termine per la salute dell’uomo, compreso un incremento complessivo della mortalità a causa di malattie cardiovascolari, diabete ipertensione, disturbi respiratori, obesità».

Rischi se dormi poco, ma anche se dormi troppo
Dormire poco fa male, ma lo fa anche dormire troppo. Quale dunque le giuste ore per non ammalarsi o, peggio, morire? Gli esperti di Sanitatem Mentis ricordano come vi siano numerose evidenze che mostrano come dormire meno di 7 ore per notte, e in particolare meno di 5, faccia aumentare del 33% il rischio di morte prematura, rispetto a chi dorme regolare per 7 o 8 ore a notte. Per contro, chi dorme più di 9 ore, vede egli stesso aumentare di oltre il 12% il rischio mortalità. I numeri particolarmente preoccupanti, interessano tutta la popolazione generale, indipendentemente dalle caratteristiche delle diverse popolazioni.

Una vera e propria patologia
L’insonnia, specie quella cronica, si ritiene interessi circa il 10% della popolazione mondiale. Questa condizione è ormai considerata una vera e propria patologia, che può causare altre patologie correlate, anche gravi. Il problema tuttavia è sottovalutato, dato che secondo le stime circa il 60% di coloro che non dormono in modo adeguato o regolare non ne parlano con il proprio medico. Spesso a causare l’insonnia, oltre ai fattori ambientali di cui si è già parlato sono anche particolari situazioni di stress: l’arrivo di un neonato che non dorme di notte, problemi economici, perdita del lavoro, divorzi o separazioni, lutti eccetera. E così, se non si dorme per diverso tempo, l’insonnia diviene patologia. «L’insonnia – spiega il dott. Giobbio – viene diagnosticata come patologica se è caratterizzata da una riduzione del numero di ore di sonno rispetto alle abitudini del soggetto e se è associata a sintomi diurni quali stanchezza, ridotta energia, irritabilità, disturbi dell’umore, sonnolenza diurna. L’insonnia – prosegue lo psichiatra – oltre alla riduzione complessiva del numero di ore di sonno si differenzia a seconda del momento della notte in cui compare: difficoltà ad addormentarsi; difficoltà di mantenere la continuità del sonno con continui risvegli; insonnia precoce (dopo 1-2 ore di sonno il soggetto si sveglia e ha difficoltà a riaddormentarsi); risveglio anticipato rispetto al normale (il soggetto si sveglia 1 o 2 ore prima dell’abituale suono della sveglia). Vi è poi una particolare tipologia di insonnia atipica, caratterizzata da un sonno non ristoratore per cui il soggetto pur dormendo un numero di ore complessivamente adeguate, mantiene la sensazione diurna di stanchezza e sonnolenza. Si fa diagnosi di insonnia se il disturbo è frequente (almeno 3 notti la settimana) e si prolunga per almeno 1 mese».

I diversi tipi di insonnia
L’insonnia si divide in due principali tipi: primarie e secondaria. Quelle primarie non si accompagnano a malattia organica, altro tipo di disturbo psichiatrico o uso di farmaci; quelle secondarie si accompagnano a una o più condizioni patologiche. Per trattare l’insonnia è necessario accertarne le caratteristiche e identificare gli eventuali fattori eziologici. «Il primo intervento consigliato – precisa lo specialista – riguarda la messa in atto di stili comportamentali che favoriscano la comparsa di un sonno fisiologico quali evitare attività troppo energiche nelle ore serali (attività fisica o mentale intesa), ridurre l’uso di schermi o telefonini che inducono stimolazioni luminose intense (oggi sono disponibili specifici filtri dell’intensità luminosa nella fascia blu che incide in modo rilevante sull’induzione del sonno), ridurre la luminosità nelle stanze ove si soggiorna, preferendo tonalità calde, esporsi a luce intesa al risveglio la mattina per almeno 20-30 minuti. Il trattamento farmacologico deve essere limitato ai casi di insonnia acuta sporadica o ai casi più complessi in associazione ad altre patologie, soprattutto psichiatriche. Nel primo caso – conclude Giobbio – è utile l’uso della melatonina o di ipnotici non benzodiazepinici per il trattamento delle insonnie sporadiche. L’uso intermittente evita il fenomeno della dipendenza. Se l’insonnia non si risolve in tempi rapidi o il trattamento con farmaci ipnotici si rivela inefficace, occorre rivedere la terapia e rivalutare la diagnosi, anche attraverso la consulenza di un esperto».