16 giugno 2021
Aggiornato 10:00
Epidemie da ecatombe

Lo Yemen devastato dal colera, dopo la guerra. L’epidemia più grave al mondo

Almeno 1.300 morti accertati per il colera in Yemen, molti dei quali bambini. Si parla oltre 200mila casi sospetti per una delle più gravi epidemie mondiali. Cosa c’è da sapere sul colera

YEMEN – Un quarto degli oltre 1.300 morti accertati per il colera in Yemen sono bambini. E si parla di oltre 200mila casi sospetti, con una media di 5.000 nuovi casi ogni giorno. Eppure, di questa che si prefigura come una delle più gravi epidemie del mondo, quasi nessuno ne parla. Così come si dice poco del fatto che il Paese è oggetto di una sanguinosa guerra civile e da più di due anni sotto l’offensiva militare dell’Arabia saudita contro i ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran. E probabilmente, l’epidemia di colera è stata favorita proprio da questo stato di cose.
Un’epidemia, questa, che in soli due mesi si è rapidamente diffusa in quasi tutti i governatorati dello Yemen, provocando una vera e propria ecatombe. Gli stessi Unicef e Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non riescono a fermarla. Nonostante l’abnegazione di ben 30mila operatori sanitari yemeniti che non vengono pagati da quasi un anno, per cui offrono la loro opera gratis. «Si sta lavorando 24 ore su 24 per localizzare e monitorare la diffusione della malattia – si legge in un documento diffuso dalle organizzazioni umanitarie – e per raggiungere persone con acqua pulita e adeguate cure sanitarie e igieniche. Le squadre di intervento rapido vanno di casa in casa con informazioni su come proteggersi».

Un Paese devastato
A complicare le cose in un Paese già devastato dalla guerra ci mancava dunque anche il colera. Le condizioni degli abitanti sono più che drammatiche, se si pensa che 14 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici. Senza contare la grande miseria che affligge l’intera popolazione. L’aumento della malnutrizione – specie infantile – ha intaccato il sistema immunitario dei bambini rendendoli indifesi nei confronti del vibrione (Vibrio cholerae) che causa il colera.

Un Paese ‘interessante’
E’ chiaro che a chi manovra gli interessi e i capitali legati al petrolio della popolazione yemenita poco interessa. Trova senz’altro più interessante il Paese stesso, situato in una posizione ‘strategica’. Ecco perché si è dato corso al conflitto, spiegano gli esperti, perché è centrale poter controllare lo stretto di Bab el Mandeb, tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso, e che è il punto più vicino tra le coste yemenite e quelle di Gibuti: questo rappresenta una delle rotte privilegiate delle petroliere che partono dal Golfo. In un Paese così devastato, inascoltato e sotto lo scacco di altre nazioni, c’è anche il rischio di infiltrazioni di organizzazioni terroristiche come l’Isis.

Il colera cos’è
Secondo quanto riportato su Epicentro, il sito dell’Istituto Superiore di Sanità, «Il colera è un’infezione diarroica acuta causata dal batterio Vibrio cholerae. La sua trasmissione avviene per contatto orale, diretto o indiretto, con feci o alimenti contaminati e nei casi più gravi può portare a pericolosi fenomeni di disidratazione. Nel diciannovesimo secolo il colera si è diffuso più volte dalla sua area originaria attorno al delta del Gange verso il resto del mondo, dando origine a sei pandemie (per pandemia si intende una manifestazione epidemica di una malattia su larghissima scala, anche planetaria) che hanno ucciso milioni di persone in tutto il mondo. La settima pandemia è ancora in corso: è iniziata nel 1961 in Asia meridionale, raggiungendo poi l’Africa nel 1971 e l’America nel 1991. Oggi la malattia è considerata endemica in molti Paesi e il batterio che la provoca non è ancora stato eliminato dall’ambiente. I sierogruppi di Vibrio cholerae che possono causare epidemie sono due: il Vibrio cholerae 01 e il Vibrio cholerae 0139. La principale riserva di questi patogeni sono rappresentati dall’uomo e dalle acque, soprattutto quelle salmastre presenti negli estuari, spesso ricchi di alghe e plancton.
Il sierogruppo 01 provoca la maggior parte delle epidemie e, secondo recenti studi, il cambiamento climatico potrebbe favorire la formazione di ambienti adatti alla sua diffusione. Il sierogruppo 0139, invece, è stato identificato nel 1992 in Bangladesh e, per ora, la sua diffusione è stata accertata solo nel Sud-est asiatico. Gli altri gruppi di Vibrio cholerae possono causare deboli forme di diarrea, che però non si sviluppano in vere e proprie epidemie».

Trasmissione
Il colera si tramette in particolare per mezzo di alimenti o acqua contaminati da materiale fecale proveniente da individui già infetti, che siano malati o portatori sani o convalescenti – sottolinea Epicentro. Sono diversi i cibi che possono fare da veicolo al batterio e dunque all’infezione. Nei Paesi industrializzati spesso il contagio avviene per mezzo dei cosiddetti frutti di mare, o altri cibi poco cotti o crudi. Tuttavia a farla da padrona, specie nei Paesi in via di sviluppo, sono le scarse condizioni igienico-sanitarie – come appunto il caso dello Yemen. Oltre a ciò, ricordano gli esperti di Epicentro, «Il batterio può vivere anche in ambienti naturali, come i fiumi salmastri e le zone costiere: per questo il rischio di contrarre l’infezione per l’ingestione di molluschi è elevato». Infine, «senza la contaminazione di cibo o acqua, il contagio diretto da persona a persona è molto raro in condizioni igienico-sanitarie normali. La carica batterica necessaria per la trasmissione dell’infezione è, infatti, superiore al milione: pertanto risulta molto difficile contagiare altri individui attraverso il semplice contatto».

Sintomi
Il periodo d’incubazione del colera può variare da 24 a 72 ore (circa 2-3 giorni).  Ci sono casi però in cui possono passare solo 2 ore o anche cinque giorni, spiegano da Epicentro. Questo dipende dal numero di batteri ingeriti. «Nel 75% dei casi le persone infettate non manifestano alcun sintomo – precisa Epicentro – Al contrario, tra coloro che li manifestano, solo una piccola parte sviluppa una forma grave della malattia. Quando presente, il sintomo prevalente è la diarrea, acquosa e marrone all’inizio chiara e liquida successivamente (tipico è l’aspetto ad ‘acqua di riso’). In alcuni soggetti la continua perdita di liquidi può portare alla disidratazione e allo shock, che nei casi più gravi può essere rapidamente fatale. La febbre non è un sintomo prevalente della malattia, mentre possono manifestarsi vomito e crampi alle gambe». Il colera si cura per mezzo di antibiotici e, soprattutto, con la reidratazione e la «reintegrazione dei liquidi e dei sali persi con la diarrea e il vomito. La reidratazione orale ha successo nel 90% dei casi, può avvenire tramite assunzione di soluzioni ricche di zuccheri, elettroliti e acqua, e deve essere intrapresa immediatamente».