24 luglio 2019
Aggiornato 00:00
Infezioni in aumento

Malattie sessualmente trasmesse, è allarme. Dieci casi di HIV al giorno

L’ISS nel suo rapporto rivela che le malattie sessualmente trasmissibili sono in pericoloso aumento. Oltre all’HIV, aumentano i casi di sifilide, gonorrea, herpes genitale

Malattie sessualmente trasmesse, cala la consapevolezza
Malattie sessualmente trasmesse, cala la consapevolezza Shutterstock

ROMA – In un nuovo rapporto l’Istituto Superiore di Sanità avverte che «sono sempre meno i giovani che utilizzano il Telefono Verde AIDS e IST», e che «sui temi della prevenzione aumenta la disinformazione degli utenti. Anche il test HIV non viene sistematicamente eseguito da circa la metà di coloro che chiamano dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio». Un problema, quello delle malattie sessualmente trasmissibili (IST), ancora sottovalutato come evidenziato anche dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la quale ha commentato: «C’è una sottovalutazione del rischio rispetto alle malattie sessualmente trasmesse nonostante i dati parlino di 3.500 nuovi casi di HIV ogni anno, praticamente 10 nuove diagnosi al giorno». Durante la conferenza stampa per i 30 anni del Telefono Verde di informazioni dell’Iss, Lorenzin ha annunciato che sono in preparazione una Campagna social fatta da blogger per i più giovani sui pericoli e sulla prevenzione di queste infezioni.

Un counseling sempre attivo
Ogni giorno al Telefono Verde dell’ISS vengono forniti dagli esperti 50 interventi di counselling telefonico. Durante questi trent’anni di attività, il servizio telefonico ha risposto a oltre 2 milioni di domande – si legge nel comunicato – svolgendo quasi 800mila interventi di counselling all’interno di telefonate effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%). Nonostante ciò, oggi il rischio è troppo sottovalutato – specie tra i giovani – rispetto agli anni Ottanta o Novanta, ha sottolineato il ministro Lorenzin. «Bisogna tenere alto l’allarme – ha poi proseguito Lorenzin – educare i giovani informandoli con campagne istituzionali e spingendoli a tutelare se stessi».

Sempre meno donne
Il calo dell’utilizzo del Telefono Verde AIDS e IST interessa soprattutto i ragazzi e i giovani, con in testa le donne ha fatto notare Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. «Cresce la disinformazione – spiega Ricciardi – circa la metà delle persone che si rivolge al telefono verde dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio, non esegue poi il test HIV. E questo dimostra che non c’è una consapevolezza di ciò che può succedere». Il presidente ha poi avvertito come siano in aumento le infezioni come sifilide, gonorrea, condilomi, herpes genitale e altre malattie sessualmente trasmissibili.

La disinformazione
Non bisogna dunque abbassare la guardia, perché soltanto di Aids sono 125mila gli italiani che ne sono affetti, evidenzia Ricciardi. In questo, «conta probabilmente anche l’idea che l’infezione si può tenere sotto controllo con i farmaci, ma non bisogna dimenticare che l’Aids si cronicizza, è curabile ma non guaribile». Secondo i dati dell’ISS, la disinformazione negli ultimi 30 anni è passata dall’11,4% del primo decennio, al 13,6% di questi ultimi anni. E gli italiani, in fatto di IST sono particolarmente ignoranti: si pensi che 12 telefonate su 100 riguardanti l’HIV, e fatte da persone di tutte le età, si scopre che il rischio di contrarre l’HIv si ritiene legato a baci, zanzare e bagni pubblici. Al Telefono Verde, riporta il comunicato, rimangono costanti le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a discriminazioni sul posto di lavoro, stigma, violazione della privacy. In occasione del trentennale è stato realizzato dall’ISS un opuscolo informativo, ‘La bussola sui diritti esigibili dalle persone sieropositive’, che sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell’ISS.

Calano le chiamate
I dati raccolti dal Telefono Verde dimostrano come vi sia stato un calo delle chiamate. Queste, in particolare, «riguardano, rispetto soprattutto ai primi anni dell’epidemia, sia le donne, 33% nel decennio 1987-1997 scese al 13,9% nel decennio 2007-2017, sia i giovani che sono passati dal 23,3% nel decennio 1987-1997 all’11,9% nel decennio 2007-2017 – spiega Anna Maria Luzi, Direttore dell’Unità Operativa RCF all’interno della quale si colloca il Telefono Verde - Le prime perché probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perché sembrano prediligere altri canali informativi, quali internet e per questo dal 2013 l’attività di counselling telefonico è integrata dal sito www.uniticontrolaids.it. Ciò fa sembrare che sottovalutino i rischi di infezione legati all’attività sessuale. In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell’HIV (25,8%) e le informazioni relative ai test (22,1%). Un’ulteriore analisi statistica relativamente all’arco temporale febbraio 2011 - maggio 2017 periodo che vede la rilevazione dell’informazione sul test HIV, ha evidenziato che nel 74,8% delle telefonate (pari a 74.415 telefonate su un totale di 99.392) è stata posta attenzione sul test HIV, rilevando che nel 50% dei casi il test non è mai stato eseguito. Dall’analisi dei dati relativi all’esecuzione del test emerge ulteriormente che l’esame è stato effettuato per motivazioni indipendenti dal comportamento a rischio, in una proporzione di telefonate pari al 2% (interventi chirurgici-0,1%, gravidanza-0,4% o durante una donazione di sangue-1,5%)».

Una percezione del rischio sempre più bassa
«Da tutto questo – sottolinea Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS –  si evidenzia una percezione del rischio notevolmente abbassata nonostante resti rilevante il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV segnalate dal Sistema di Sorveglianza COA/ISS che risultano essere nel 2015 pari a 3.444 nuovi casi con l’incidenza più alta osservata tra le persone di 25-29 anni che rappresentano anche la fascia di età in cui è più alta la disinformazione tra gli utenti del Telefono Verde».
«Serve una maggiore consapevolezza fra i giovani nell’evitare comportamenti sessuali sbagliati perché questo ha a che fare con il loro futuro – conclude Ricciardi – Si pensi alla Clamydia che ha la più alta prevalenza tra le giovani donne tra i 15 e i 24 anni, un’infezione che può comportare conseguenze sulla salute della donna e arrecare notevoli danni alla sua fertilità».
Il Telefono Verde AIDS IST è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, con gli esperti a disposizione al numero 800 861061.