18 agosto 2019
Aggiornato 09:00
Obbligo vaccinazioni

Istituto Mario Negri: l’obbligo vaccinale potrebbe avere un impatto di poco conto sulle infezioni

Il decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni potrebbe avere un effetto modesto sull’aumento delle coperture vaccinali, e insufficiente sulla copertura contro il morbillo. Queste le conclusioni di uno studio dell’IRCCS Mario Negri di Milano

MILANO – Sarà pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale in testo del decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni. Nel mare delle polemiche, i pareri favorevoli e quelli contrari, s’inserisce uno studio condotto da Antonio Clavenna e Maurizio Bonati, del Dipartimento di Salute Pubblica dell’IRCCS Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che ha valutato il possibile impatto delle vaccinazioni obbligatorie per l’accesso ai servizi per l’infanzia, con un focus sugli asili nido.

Un impatto modesto
Secondo quanto valutato dai ricercatori milanesi, «Introdurre le vaccinazioni come requisito per l’accesso ai nidi potrebbe avere un impatto modesto nell’aumentare le coperture vaccinali dei vaccini obbligatori, soprattutto nelle aree con minore copertura, e insufficiente nell’incrementare le coperture per l’antimorbillo».

Partendo dall’Emilia-Romagna
Il dottor Bonati è il responsabile del Laboratorio per la salute materno-infantile al Mario Negri, e riguardo allo studio sottolinea che si è partiti dai dati provenienti dall’Emilia-Romagna perché è stata la prima Regione ad aver approvato il provvedimento dell’obbligo vaccinale. «Abbiamo esaminato i dati delle frequenze all’asilo nido, che nella Regione Emilia-Romagna è di circa il 30% – spiega Bonati – e abbiamo provato a calcolare se il provvedimento avrebbe permesso di innalzare la soglia di copertura fino a raggiungere la soglia del 95%. Ma la risposta è stata negativa, tanto più in una realtà variegata in cui in alcune Asl hanno già raggiunto questo target e altre, specie nell’area romagnola, in cui il rifiuto resta alto».

Un problema di comunicazione
Come già fatto notare da molti, il decreto sull’obbligo vaccinale è stato viziato da un problema di comunicazione. In tanti, infatti, hanno riferito che vi era molta confusione al riguardo e non si capiva bene cosa si sarebbe dovuto fare. La decisione di adottare un decreto, fa notare il ricercatore, è arrivata come «calata dall’alto, perché non è stata accompagnata da alcuna documentazione e spiegazione, prima di tutto per i genitori. Resta poi il fatto che il 70% dei bambini non è comunque toccato perché non va all’asilo o al nido». Se dunque sono molti i bambini che non frequentano il nido, va da sé che lo saranno altrettanto quelli che non verranno vaccinati, ecco perché il decreto potrebbe avere un impatto di poco conto, tutto sommato. E notare che l’Emilia-Romagna, oggetto dello studio, è la Regione con la maggiore disponibilità di posti nei nidi, mentre in altre Regioni la disponibilità è molto ridotta – come per esempio in Calabria dove si arriva al 2%.

Meglio una corretta informazione
In un Paese come l’Italia dove l’informazione oggi la fa Facebook e i suoi utenti, dove le ‘bufale’ sono all’ordine del giorno e la confusione regna sovrana, i ricercatori consigliano di prendere esempio da altri Paesi che, invece, «hanno puntato sull’informazione [affidabile, Nda], con Campagne che continuano nel tempo e hanno favorito la vaccinazione ampliando gli orari di accesso e andando direttamente a vaccinare i bambini nelle scuole e negli asili». Insomma, più che un decreto che a quanto pare presenta diverse oggettive lacune, una reale e corretta informazione – che faccia prendere coscienza dell’importanza dei vaccini – può in questo caso fare la differenza.