31 ottobre 2020
Aggiornato 19:00
Prevenzione tumori

Bere caffè riduce del 50% il rischio di cancro alla prostata

Un nuovo studio italiano conferma diverse evidenze secondo cui bere più di tre tazzine al giorno riduce il rischio di sviluppare il cancro alla prostata

ROMA – Già un altro studio pubblicato qualche giorno fa suggeriva che bere fino a quattro tazzine di caffè al giorno non fa male, e oggi, un altro studio mostra che bere più di tre tazzine al giorno fa addirittura bene per la prevenzione del cancro alla prostata.

Lo studio
A suggerire gli effetti protettivi del caffè è lo studio pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer e condotto dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’IRCCS Istituto Neurologico Mediterraneo - NEUROMED di Pozzilli (IS). I ricercatori hanno qui coinvolto circa 7.000 soggetti sani, maschi, e di età superiore a 50 anni. I soggetti erano stati selezionati nella coorte Moli-sani, per poi essere seguiti per circa 4 anni. Per gli studi in vitro, si legge nella nota dell’ISS, sono state utilizzate 2 linee di cancro prostatico umano su cui sono stati provati estratti di caffè e concentrazioni crescenti di caffeina per valutare potenziali effetti antineoplastici e antimetastatici.

Le evidenze
I risultati dello studio hanno rivelato come i soggetti che durante la fase di osservazione hanno ricevuto diagnosi di cancro alla prostata, fossero coloro che avevano un consumo inferiore di caffè, rispetto ai soggetti che non avevano ricevuto tale diagnosi. In particolare, riporta l’ISS, è risultato che i soggetti che abitualmente consumano più di 3 tazze di caffè (del tipo italiano) al giorno hanno una riduzione del 53% del rischio di sviluppare il cancro alla prostata. «Il nostro studio – spiega Francesco Facchiano del Dipartimento di Oncologia e medicina molecolare dell’ISS, uno degli autori dello studio – indica che i consumatori abituali di caffè e che bevono più di tre tazzine di caffè al giorno hanno minori probabilità di contrarre il tumore alla prostata; naturalmente, come in tutte le cose, vanno evitati gli eccessi che potrebbero avere effetti negativi di altro tipo». La conferma in vitro è venuta dall’osservazione che su 2 differenti linee di cancro della prostata umano, la caffeina, uno dei principali (ma non l’unico) principio bioattivo contenuto nel caffè, ha una significativa azione antiproliferativa e antimetastatica, conclude la nota dell’ISS.