2 dicembre 2022
Aggiornato 16:00
Prevenzione dell’Alzheimer

Sei a rischio Alzheimer? I tuoi occhi lo rivelano

Un esame della retina può evidenziare la presenza di infiammazione e la modificazione di una proteina direttamente implicata nell’insorgenza dell’Alzheimer e delle malattie neurodegenerative. Scovarla in tempo significa agire d’anticipo e prevenire – o rallentare – la formazione delle beta amiloidi

Da un esame della retina è possibile prevenire il rischio di Alzheimer
Da un esame della retina è possibile prevenire il rischio di Alzheimer Foto: Shutterstock

Una svolta nella prevenzione dell’Alzheimer? Purtroppo ancora nessuno di noi può dirlo. Quello che possiamo affermare con certezza è che un nuovo studio americano ha messo in evidenza come gli occhi siano in grado di rilevare un eventuale rischio di contrarre una delle malattie più temute dell’ultimo secolo.

L’occhio che ti dice se sei a rischio
Scienziati del Texas hanno scoperto che i primi segni della malattia di Alzheimer possono essere identificati semplicemente osservando il retro degli occhi. Il tessuto della retina, infatti, può mostrare segni di tossicità e infiammazione – un elemento cruciale, a quanto pare, per evidenziare l’insorgenza di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. «Utilizzando la retina per individuare la malattia di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative potrebbe essere un metodo non invasivo, poco costoso e potrebbe diventare una parte di una proiezione normale eseguita durante le visite di controllo dei pazienti», spiega Ashley Nilson, studente presso l’University of Texas Medical Branch.

Il problema avviene quando l’infiammazione si estende
Secondo i ricercatori il problema della deficienza cognitiva si verifica nel momento in cui si estende dalla retina alle varie regioni cerebrali collegate. A livello della retina i cambiamenti si manifestano nella proteina Tau. Questa varia in una forma tossica (oligomeri Tau) e comincia a formare aggregati dando vita a grovigli neurofibrillari che, a lungo andare, provocano la morte di cellule cerebrali. «I nostri risultati – aggiunge Rakez Kayed, professore associato presso l’Università del Texas Medical Branch – suggeriscono che la degenerazione delle cellule nervose a causa dell’infiammazione cronica indotta dagli oligomeri tau può essere combattuta attraverso la combinazione di oligomeri anti-tau e terapie antinfiammatorie per il trattamento dell’Alzheimer e le malattie correlate».

Un circolo vizioso
La patologia insorge quando si viene a creare un circolo vizioso di oligomeri tau tossici, infiammazione e morte cellulare. È pertanto fondamentale prevenire l’Alzheimer eseguendo un esame preventivo che ne evidenzi il rischio. Per lo studio, il team ha eseguito delle analisi sistematiche sia di campioni cerebrali che della retina condotte dapprima su modello animale e poi su esseri umani.

Approfondimento: cos’è la proteina Tau?
Si tratta di una proteina che, se modificata, può portare a una serie innumerevole di taupatie, ovvero di patologie neurodegenerative. Una di queste è proprio l’Alzheimer. Studi recenti non puntano l’indice tanto sulle famose placche beta amiloidi, quanto più sulla proteina Tau che ne permetterebbe la formazione. Essa, infatti, sarebbe deputata allo smaltimento di sostanze tossiche che potrebbero risiedere a livello neuronale. Quando la proteina Tau si trova nella sua forma modificata (iperfosforilata), le placche beta amiloidi, anziché essere eliminiate permangono all’interno della cellula permettendo la sua degenerazione e morte. Tutti i dettagli di questa interessante teoria sono stati recentemente pubblicati su Molecular Neurodegeneration.