21 maggio 2019
Aggiornato 20:30
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Leucemia acuta, scoperta choc: Dna ‘alieno’ in un malato su due. Potrebbe essere un virus o batterio

Scienziati italiano compiono una scoperta scioccante: in un caso su due di leucemia mieloide acuta c’è del Dna non umano. I ricercatori dell’ospedale Niguarda di Milano ritengono possa trattarsi di un virus o un batterio. La misteriosa sequenza ora apre a nuove prospettive di cura

Leucemia mieloide acuta: scoperto un Dna 'alieno'
Leucemia mieloide acuta: scoperto un Dna 'alieno' ( Shutterstock )

MILANO – Una scoperta inquietante quanto incredibile quella fatta dai medici dell’Ospedale Niguarda di Milano: in un caso su due di leucemia mieloide acuta è presente del Dna ‘alieno’, ovvero non umano. Secondo gli scienziati potrebbe trattarsi di un virus o un batterio.

Una svolta?
La scoperta potrebbe portare a una svolta nelle cure di un tumore del sangue che è causa di 2.000 nuovi casi ogni anno soltanto in Italia. I ricercatori milanesi, che hanno pubblicato i loro risultati sulla prestigiosa rivista scientifica del gruppo Nature, Scientific Reports, si sono detti ‘scioccati’, da quanto osservato. Si pensi infatti che la sequenza di Dna sconosciuta è risultata essere presente in ben il 56% dei pazienti oncologici analizzati, formato da un gruppo di 125 adulti ospedalizzati al Nigurada. «Una sequenza nucleotidica che non ha corrispondenza in nessuna delle sequenze umane finora conosciute – spiega all’AdnKronos Salute Roberto Cairoli, direttore dell’Ematologia dell’Asst meneghina, coordinatore del lavoro insieme ad Alessandro Beghini del Dipartimento di scienze della salute dell’università Statale del capoluogo lombardo». «Non ci ho dormito la notte – prosegue lo scienziato – Abbiamo sottoposto il lavoro il 1 giugno e la pubblicazione è arrivata oggi, dopo verifiche approfonditissime da parte di referee internazionali».

La sequenza misteriosa
Lo studio su questa sequenza misteriosa ha rivelato che questa alberga in un gene che codifica per una proteina chiamata WNT10B, sovraespressa nella cellula leucemica. Per capire «da dove viene, come ci arriva e chi ce la porta» si aprono «diverse ipotesi ancora tutte da esplorare», ha sottolineato il dott. Cairoli. I ricercatori ritengono che una delle piste più probabili da seguire sia quella microbiologica: un virus o un batterio, e di certo un organismo non umano.

La variante
Come si è arrivati a questa scoperta? Lo racconta lo stesso ematologo, responsabile della parte clinica del lavoro, diretto da Beghini per la parte accademica. «In un primo momento – racconta Cairoli – abbiamo visto che le cellule leucemiche sovraesprimevano WNT10B». come già dimostrato in un precedente studio. «E siccome dietro una proteina c’è sempre un gene che la codifica – ricorda Cairoli – ci siamo focalizzati sulla corrispondente porzione di Dna». Questa nuova osservazione ha indotto gli scienziati a percorrere a ritroso quanto fatto in precedenza. «Siamo andati a ritroso – spiegano Cairoli e Beghini – chiedendoci chi impartisse l’ordine in grado di attivare un loop autoproliferativo senza interruzione. Grazie a una serie di tecniche di biologia molecolare molto avanzate, usate solo in pochi centri a livello mondiale, siamo quindi riusciti a identificare una variante dell’oncogene WNT10B e lo abbiamo studiato». Il lavoro che ha portato a questa incredibile scoperta si è avvalso del contributo, ritenuto ‘prezioso’ di Francesca Lazzaroni, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di scienze della salute dell’università degli Studi di Milano, e di Luca Del Giacco, ricercatore del Dipartimento di bioscienze dell’ateneo.

E la scoperta
Analizzando l’area che agisce da interruttore, accendendo e spegnendo il gene in questione, gli scienziati hanno individuato ‘l’intruso’, ovvero una sequenza di mattoni che compongono il Dna (i nucletoidi) che non certamente di origine umana. «In questo ha giocato un ruolo fondamentale anche l’uso di sequenziatori automatici diciamo un po’ ‘vintage’ – precisano gli autori – E’ stata la nostra fortuna, perché i macchinari di ultima generazione avrebbero scartato le sequenze non umane in automatico senza neppure analizzarle».

E’ ‘aliena’
La sequenza osservata non sarebbe dunque umana, come evidenziano gli scienziati. «Il confronto con tutti i database delle sequenze nucleotidiche umane non ha prodotto alcuna corrispondenza con la sequenza misteriosa riscontrata – spiega Cairoli – Abbiamo dunque a che fare con una sequenza aliena inserita in un Dna umano». Sebbene la scoperta, a detta dei ricercatori sia «importantissima», non mancano le «perplessità e qualche paura» per il gigantesco lavoro che si prospetta. «Negli anni a venire servirà tutta una serie di approfondimenti per risalire alla specie a cui appartiene questa sequenza nucleotidica», fanno notare gli autori. Anche perché sarà necessario sia identificare il ‘corpo estraneo’, che dargli in nome e un ruolo.

Un lavoro molto complesso
Il confronto con tutte le sequenze non umane note, detto ‘fase di matching’, sarà molto complesso e «richiederà necessariamente la collaborazione con enti di ricerca internazionali che mettano a disposizione banche di Dna non umano molto vaste», sottolineano i ricercatori. Tutto ciò avrà forti ripercussioni nella ricerca sul cancro, tenuto anche conto che questa stessa alterazione genetica si è riscontrata anche in alcune cellule malate del cancro del seno. In questo caso «le evidenze sono al momento meno approfondite», ma le novità e le possibili scoperte potrebbero cambiare le cose anche nei casi di tumore del seno.

Nuove terapie all’orizzonte
La scoperta e la possibile identificazione di questo ‘alieno’, avrà di certo delle ricadute nel trattamento della leucemia mieloide acuta. All’interno del gene WNT10B delle cellule leucemiche i ricercatori sono infatti stati in grado di individuare «un nuovo target per lo sviluppo di nuove, future terapie intelligenti a bersaglio molecolare». L’obiettivo è impedire che le cellule sane non siano intaccate dalla sequenza estranea. Nel caso invece non si riuscisse a intervenire per tempo, e questo fosse già accaduto, si cercherà «di limitarne il più possibile i danni».

Un impegno di volontari
I risultati ottenuti dai ricercatori milanesi sono il frutto della ricerca italiana pubblica e indipendente. «Un lavoro completamente autofinanziato – tengono a evidenziare da ospedale e ateneo – possibile anche grazie al sostegno del volontariato». Tra questi l’Associazione malattie del sangue di Milano l’associazione Cho-Como Hematology and Oncology, fondata dallo stesso Cairoli nei suoi anni di primario all’ospedale Valduce.

Come colpisce la leucemia mieloide acuta
A esserne vittime sono soprattutto gli uomini, rispetto alle donne. I casi si presentano con più frequenza dopo i 60 di età, tuttavia i malati hanno età diverse. «Considerandole in tutti i tipi, in ogni fascia d’età – commenta Cairoli – possiamo dire che oggi curiamo bene circa il 40-45% dei pazienti. Questo però vuol dire che, a seconda dell’età e del tipo di leucemia, ci sono malati con una probabilità di cura del 90-95% e altri con appena il 10-15% di chance». La scoperta degli scienziati italiani si indirizza proprio a coloro che in potenziale hanno poche speranze: «I pazienti che presentano la sequenza genetica aliena non sono quelli a prognosi migliore, né quelli in cui il tumore è secondario a chemio o a radioterapia», conclude Cairoli.