28 marzo 2020
Aggiornato 17:30
Contagi volontari

Valentino Talluto: rinviato a giudizio l’untore sieropositivo che ha contagiato 30 donne con l’HIV. Ora rischia 20 anni di carcere

Divenuto famoso come l’untore di Acilia (Roma), Valentino Talluto all’epoca dei fatti aveva contagiato consapevolmente con l’HIV trenta donne. Ma i casi di contagio ‘indiretti’ a lui contestati sarebbero addirittura 57. Rinviato a giudizio, ora rischia vent’anni di carcere

Trenta donne contagiate dall'HIV
Trenta donne contagiate dall'HIV Shutterstock

ROMA – Sapendo quello che faceva, aveva avuto rapporti sessuali non protetti e contagiato con il virus HIV trenta donne. Ora, Valentino Talluto – l’untore di Acilia (Roma) sieropositivo – è stato rinviato a giudizio e rischia 20 anni di carcere. Ma i casi di contagio a lui contestati sono in realtà 57, tenuto conto anche di quelli indiretti.

Epidemia dolosa
Per il Talluto l’accusa è di epidemia dolosa e lesioni gravissime. Così ha deciso il Gup Massimo Battistini, dopo aver accolto la richiesta del Pm Francesco Scavo, rinviando a giudizio l’imputato il 2 marzo 2017 in Corte d’Assise.

C’è anche un bambino
Se i contagi diretti sono almeno trenta, quelli indiretti si ritiene siano almeno 57, di cui uno è quello di un bimbo di 3 anni figlio di una straniera contagiata anni prima dal Talluto. Al bambino è stata diagnosticata all’età di otto mesi la presenza del virus HIV e un’encefalopatia che, in base ai capi d’imputazione, è «causalmente riconducibile allo stato di sieropositività contratto dalla madre durante il parto».  Altri tre contagiati sono partner di alcune delle donne infettate in precedenza.

Niente perizia
La richiesta di giudizio abbreviato presentata dalla difesa, e condizionata dall’esecuzione di una perizia sulla personalità dell’accusato, è stata respinta dal Gup Battistini. I fatti contestati risalgono all’aprile del 2006 – data in cui l’uomo scoprì di essere sieropositivo – e arrivano al 23 novembre dello scorso anno, il giorno prima che venisse arrestato e non potesse più proseguire con il suo operato.

Non lo sapevo
Valentino Talluto ha sempre sostenuto di non essere consapevole dei danni che poteva arrecare nell’avere rapporti sessuali non protetti, a causa della sua sieropositività. Tuttavia, durante i diversi interrogatori, l’untore di Acilia non ha mai spiegato ai magistrati il perché lo abbia fatto. Il Talluto è rimasto così in carcere, dopo che gli erano stati negati gli arresti domiciliari perché avrebbe potuto contagiare altre persone. Se poi si considera che l’analisi del suo Pc e iPhone hanno rivelato che Talluto, il cui nick era ‘Harty Style’, ha rimorchiato sul web e avuto almeno un centinaio di incontri con donne soltanto nel 2015, si può comprendere che i casi (non denunciati) di contagio possono essere molti di più. Le ‘vittime’ erano ragazze e donne di età diverse: dai 20 ai 40, studentesse e madri di famiglia.

Niente violenza
Le donne con cui avrebbe avuto rapporti il Talluto lo avrebbero fatto volontariamente. A chi insinuava che fosse un violento lui ha sempre risposto che non ha mai fatto del male, e che la violenza sulle donne lo inorridisce. «Se mi dice che sono stato una brutta persona a non usare precauzioni, le do ragione – aveva commentato Talluto al Pm che lo interrogava – ma io violenza alle donne assolutamente no».

Anche lui una ‘vittima’
Anche Valentino Talluto è stato infettato a sua insaputa. È accaduto perché la madre, tossicodipendente, si ammalò di Aids e mori quando lui aveva solo 4 anni, lasciandole in ‘eredità’ il virus. L’uomo, oggi 32enne, scopri la verità sulla madre all’età di 19 anni. Poi, venne a sapere di essere anche sieropositivo. Ma forse non pensava che questo potesse essere un problema. E il seguito si sa.

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