21 settembre 2020
Aggiornato 07:30
Giornata mondiale contro l'Aids

Aids shock, in Italia aumentano i neonati infettati con l'Hiv dalla madre

Oggi è la Giornata Mondiale contro l’Aids, e il registro italiano per l’infezione da Hiv in pediatria lancia l’allarme: in Italia oltre 80 neonati negli ultimi 10 anni hanno acquisito dalla madre il virus da Hiv

FIRENZE – Si celebra oggi 1° dicembre, la Giornata Mondiale contro l’AIDS, istituita per sensibilizzare e accrescere la coscienza sull'epidemia mondiale della malattia causata dalla sempre maggiore diffusione del virus HIV. Nonostante le continue Campagne di sensibilizzazione, prevenzione, sono ancora in molti a ignorare o non dare importanza alla necessita di proteggersi da un virus tanto pericoloso quanto subdolo. E in questa Giornata arriva una notizia davvero inquietante che riguarda la salute dei più piccoli. «In Italia, negli ultimi 10 anni, almeno 82 neonati hanno acquisito l’infezione da HIV dalla madre. Questi numeri rappresentano un inquietante campanello di allarme e indicano che in Italia non vi è adeguato counselling alle donne in gravidanza», avverte il professor Maurizio de Martino, Professore Ordinario di Pediatria dell’Università di Firenze, esponendo i dati del Registro Italiano per l’Infezione da HIV in Pediatria.

Un registro con i dati sui più piccoli
I dati relativi all'infezione da HIV nei neonati e bambini, sono contenuti in uno specifico Registro che, nel pieno rispetto dell'anonimato, raccoglie dal 1985 dati epidemiologici e clinici sui bambini con infezione da HIV o nati da madre HIV-positiva (complessivamente sono oltre 11.000).

L'infezione nei bambini potrebbe essere prevenuta ma…
Attualmente la trasmissione madre-figlio del virus dell’HIV può essere prevenuta con la terapia in gravidanza, che in grado di determinare il quasi azzeramento dei bambini nati infetti da donne HIV-positive. «Invece – spiega il professor de Martino – gli 82 bambini infettati sono nati in Italia da donne che non avevano fatto il test per HIV in gravidanza, da donne che hanno rifiutato la terapia o da donne alle quali è stata sconsigliata la terapia. Questo ha comportato il tragico risultato di avere 26 casi di AIDS e 2 decessi. Eventi di questa natura non sono, attualmente, accettabili, in assoluto, ma ancor di più in un Paese come il nostro ad elevate risorse». Secondo il professor de Martino la diagnosi dello stato di infezione deve essere fatta alla madre in gravidanza al fine di compiere la procedura per ridurre pressoché a zero il rischio di trasmissione al bambino.

Incentivare l'accesso al test di sieropositività all'Hiv
«Tutti i medici e i ginecologi – sottolinea de Martino – devono incentivare l’effettuazione del test HIV in gravidanza ed il test deve essere accessibile a tutte le donne incinte. Ma si deve anche ricordare alle donne in età fertile che esiste l’infezione da HIV e che questa viene acquisita anche al di fuori delle cosiddette categorie a rischio. Le madri devono sapere che il proprio bambino ha il diritto di nascere sano».