18 settembre 2019
Aggiornato 00:30
Malasanità

Muore a 32 anni in ospedale con due 2 gemelli in grembo. La famiglia accusa il medico obiettore di coscienza, ma l'ospedale nega

Una donna di 32 anni è deceduta dopo aver partorito prematuramente due gemelli e 17 giorni di ricovero all’Ospedale Cannizzaro di Catania. A seguito del fatto, avvenuto il 16 ottobre, la procura di Catania ha aperto un’inchiesta. Il legale della famiglia: «il medico avrebbe detto ai familiari ’’Finchè sono vivi non intervengo’’»

Donna in gravidanza muore a 32 anni a Catania
Donna in gravidanza muore a 32 anni a Catania Shutterstock

CATANIA – Muore a 32 anni in ospedale per complicazioni alla 19esima settimana di gravidanza. Valentina, incinta di due gemelli, era stata ricoverata all’Ospedale Cannizzaro di Catania e dopo aver partorito prematuramente due gemelli, nati morti, è deceduta lei stessa. I famigliari accusano il medico che pare sia un obiettore di coscienza.

La prima tanto attesa gravidanza
Era arrivata alla quinta settimana di una gravidanza tanno attesa. La donna, impiegata di banca, era infatti stata fecondata con una procedura di procreazione assistita – eseguita presso un’altra struttura. Ma le cose si sono complicate, e così è dovuta ricorrere al ricovero in ospedale. Ma il peggio doveva ancora venire. Secondo la testimonianza dei famigliari, la disgrazia che prima ha toccato i due gemelli che portava in grembo e poi la mamma stessa, è avvenuta per ‘colpa’ del medico che l’ha seguita. Questo, pare si sia rifiutato di estrarre i due feti sofferenti di crisi respiratoria perché obiettore di coscienza. Il medico, secondo quanto riferito dal legale della famiglia, non sarebbe intervenuto quando necessario. «Il medico di turno, mi dicono i familiari presenti, si sarebbe rifiutato perché obiettore di coscienza: ’’fino a che è vivo io non intervengo’’, avrebbe detto loro», spiega l’avvocato Salvatore Catania Milluzzo.

Aperta un’inchiesta
Ora, la Procura di Catania ha aperto un’inchiesta e anche il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha inviato gli ispettori presso l’ospedale. Dopo l’avvenuta morte della donna, il procuratore Carmelo Zuccaro ha disposto il trasferimento della salma in obitorio e il sequestro della cartella clinica. Per il momento sono anche stati rinviati i funerali previsti a Palagonia, il paese del Catanese di cui la donna era originaria. Come procedura, si provvederà all’autopsia e all’identificazione del personale in servizio e collegato alla vicenda, che sarà indagato per omicidio colposo come atto dovuto, per potere condurre l’esame medico legale. La Procura, dopo aver proceduto, sottolinea che «questa è la prospettazione dei fatti esposta dalla famiglia, che dovrà essere verificata».

I fatti
Cosa sarebbe accaduto lo racconta il legale della famiglia. «La signora al quinto mese di gravidanza – spiega l’avvocato – era stata ricoverata il 29 settembre per una dilatazione dell’utero anticipata. Per 15 giorni va tutto bene. Dal 15 ottobre mattina la situazione precipita. Ha la febbre alta che è curata con antipiretico. Ha dei collassi e dolori lancinanti – prosegue il legale – Lei ha la temperatura corporea a 34 gradi e la pressione arteriosa bassa. Dai controlli emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, ma il medico di turno, mi dicono i familiari presenti, si sarebbe rifiutato perché’ obiettore di coscienza: ’’fino a che è vivo io non intervengo’’, avrebbe detto loro».

La situazione precipita
Ma le cose volgono al peggio. Lo racconta ancora l’avvocato Salvatore Catania Milluzzo: «Quando il cuore cessa di battere viene estratto il feto e mostrato morto ai familiari. Due di loro possono avvicinare la donna che urla dal dolore e grida continuamente ’’aiuto’’. Viene eseguita una seconda ecografia e anche il secondo feto mostra delle difficoltà respiratorie. E anche in quel caso il medico avrebbe ribadito che lo avrebbe fatto espellere soltanto dopo che il cuore avesse cessato di battere perché’ lui era un obiettore di coscienza». Un altro medico però fa sapere che le condizioni diventano disperate. «Le condizioni della donna sono gravissime perché’ la sepsi si è estesa, con una setticemia diffusa». Dopo aver sedato Valentina, i medici decidono per il ricovero in rianimazione. Secondo la testimonianza dei familiari, la donna portava dei cerotti sugli occhi che le tenevano chiuse le palpebre. Domenica, poi, è giunta la notizia della sua morte.

La direzione dell'ospedale nega che vi sia stata obiezione di coscienza
«Non c'e' stata alcuna obiezione di coscienza da parte del medico che è intervenuto nel caso di Valentina Milluzzo - dichiara il direttore sanitario Angelo Pellicanò dell'ospedale 'Cannizzaro' di Catania - perché nel caso in questione non vi era una eventuale interruzione volontaria di gravidanza, ma obbligatoria, chiaramente dettata dalla gravità della situazione». Attendiamo si faccia luce sulla vicenda.