31 gennaio 2023
Aggiornato 18:30
Scienza e nuove scoperte

Epilessia, depressione e disturbi cerebrali: ora si combattono a colpi di corrente elettrica

La corrente elettrica applicata in alcuni «centri di comando», permette di agire e riequilibrare varie regioni cerebrali allo scopo di curare malattie neurologiche e psichiatriche

Corrente elettrica per curare epilessia e depressione
Corrente elettrica per curare epilessia e depressione Foto: Shutterstock

PENNSYLVANIA - I sintomi neurologici e psichiatrici sono forse i più difficili da curare in maniera efficace e duratura. Tuttavia, sembra arrivare una nuova soluzione da alcuni ricercatori statunitensi. L’arma vincente questa volta non è un farmaco, bensì una terapia innovativa basata sulla stimolazione elettrica. I risultati dello studio pubblicato su PLoS Computational Biology.

La stimolazione di alcune regioni cerebrali
Un team di scienziati provenienti dall’Università della Pennsylvania e da quella di Buffalo, pare abbiano trovato una soluzione decisamente alternativa per curare alcuni disturbi cerebrali come l’epilessia e la depressione. La loro idea è quella di stimolare una singola regione del cervello alo scopo di influenzare molte altri aree e attività che si verificano all’interno del nostro cervello.

Una migliore comprensione delle funzioni cerebrali
«Non abbiamo ancora una buona comprensione degli effetti della stimolazione cerebrale – spiega Sarah Muldoon, assistente professore di matematica presso l’Università di Buffalo – Quando un medico ha un paziente con un certo disordine, come si possono decidere quali parti del cervello andrebbero stimolate? Il nostro studio è un passo verso una migliore comprensione di come la connettività del cervello può informare meglio su tali decisioni».

Se stimoli una zona, agisci su tutte
A un’occhiata più approfondita del nostro cervello possiamo notare come esso sia cosparso punti di connessione, che fanno capo a un’unica rete che connette l’intero sistema. Un po’ come accade tra i vari server che si trovano nel World Wide Web. «La domanda che ci siamo posti in questo studio era quanto del cervello si attiva attraverso la stimolazione di una singola regione. Abbiamo scoperto che alcune regioni hanno la capacità di guidare molto facilmente il cervello in una varietà di stati quando vengono stimolate, mentre altre regioni hanno un effetto minore», ha dichiarato Danielle S Bassett, professore associato di bioingegneria presso l’Università della Pennsylvania.

Lo studio
Il team di ricerca ha scelto di utilizzare un modello computazionale al fine di simulare l’attività cerebrale di 8 individui a cui è stata mappata l’intera architettura del cervello. Durante lo studio è stato valutato l’impatto di oltre 83 regioni cerebrali che risiedevano in ognuno degli individui analizzati. I ricercatori hanno trovato delle tendenze comuni e l’hub della rete, ovvero una sorta di nodo di smistamento di dati. In sostanza sono delle aree presenti nel cervello collegate ad altre attraverso la materia bianca. Secondo gli scienziati questi hub possiedono un elevato effetto funzionale.

  • Approfondimento: cos’è la materia bianca
    La materia bianca è formata da fasci di fibre nervose (assoni rivestiti da mielina) che partono dall’encefalo e arrivano fino al midollo spinale. È diversa dalla materia grigia, che è formata per lo più da neuroni e collegata con l’attività di pensiero logico e di calcolo. La materia bianca svolge attività di coordinazione di lavoro delle varie regioni cerebrali. Inoltre, essendo formata da mielina, va detto che tale sostanza si sviluppa con il tempo, fino ai 25 anni di età, e la sua costruzione incide con l’apprendimento e l’autocontrollo. Uno scarso sviluppo può provocare schizofrenia, autismo e menzogna patologica.

La stimolazione delle regioni cerebrali
Stimolare questi Hub sembra poter attivare molte regioni del cervello. Tutto ciò permette di promuovere diverse terapie attraverso l’utilizzo della corrente elettrica. La prima è quella di potere fare una sorta di reset che possa modificare le dinamiche globali e l’altra un approccio molto più mirato che sia in grado di agire esclusivamente sulle regioni interessate. In sintesi, i ricercatori considerano questa scoperta la nuova via per combattere disturbi cerebrali che possano coinvolgere problematiche abbastanza comuni, dalla depressione all’epilessia.