4 giugno 2020
Aggiornato 06:30
Medicina

Alzheimer, i 4 sintomi sconosciuti da tenere d’occhio

Gli esperti rivelano quali sono i sintomi spesso non considerati, ma da tenere sotto osservazione perché possono rivelare la presenza della malattia di Alzheimer o il suo sviluppo sottostante. A differenza di quanto si crede, la perdita di memoria non è il segnale più evidente

Alzheimer, anche la difficoltà nello scrivere è un sintomo rivelatore
Alzheimer, anche la difficoltà nello scrivere è un sintomo rivelatore Shutterstock

STATI UNITI – Si inizia a perdere la memoria, e allora si pensa di avere o stare sviluppando la malattia di Alzheimer. Ma uno studio avverte che non è necessariamente così e che, anzi, ci sono altri sintomi che andrebbero tenuti d’occhio e che possono rivelare il rischio che si stia sviluppando la malattia.

Prendere la malattia per tempo
Permettersi di valutare certi sintomi piuttosto che altri, ci offre per esempio la possibilità di scoprire in tempo lo svilupparsi di una malattia drammatica come l’Alzheimer. Ecco dunque che non è soltanto questione di perdita di memoria, ma ci sono diversi altri sintomi che devono destare la nostra attenzione. Questi sono almeno quattro.

Occhio a…
Alcuni di questi sintomi sono spesso ignorati, e questo è causa di una diagnosi tardiva, quando ormai la malattia è conclamata. Uno di questi sintomi poco considerati è la capacità di scrittura. Ma ora, un nuovo studio condotto dai ricercatori del Northwestern University’s Cognitive Neurology and Alzheimer’s Disease Center mostra come molte persone siano escluse dai programmi di prevenzione o trattamento soltanto perché non presentano problemi di memoria, ma hanno comunque già sviluppato l’Alzheimer. I sintomi possono essere diversi a seconda di quale parte del cervello è colpita dalla malattia, hanno spiegato i ricercatori. «Abbiamo voluto rappresentare questi individui per aumentare la consapevolezza sulle prime caratteristiche cliniche e cerebrali della PPA [afasia primaria progressiva, Nda] per sviluppare metriche che sostengano la loro inclusione in studi clinici sulla malattia di Alzheimer – ha sottolineato la dott.ssa Emily Rogalski – Questi individui sono spesso esclusi perché non hanno deficit di memoria, ma condividono la stessa malattia che sta determinando i loro sintomi».

Altri sintomi insoliti
Oltre alla difficoltà nello scrivere, altri sintomi insoliti che devono tuttavia far scattare il campanello d’allarme sono, per esempio, delle modifiche comportamentali. La perdita delle inibizioni è uno di questi. Molte forme di Alzheimer causano questo tipo di sintomi. «Qualcuno che era molto timido – spiega Rogalski – può magari recarsi in un negozio di alimentari e approcciare il commesso (che è uno sconosciuto) e cercare di abbracciarlo o dargli un bacio». Questo sintomo è più chiaramente visibile nei pazienti con PPA.

  • L’Afasia primaria progressiva
    E’ una forma di demenza caratterizzata da particolari sintomi come difficoltà di parola, di formare delle frasi si senso compiuto o l’incapacità di trovare le parole adatte. Spesso si scambiano anche le parole, utilizzando un termine al posto di un altro per indicare un qualcosa. Altri sintomi sono la difficoltà di scrittura e lettura. L’Afasia primaria progressiva può essere causata sia dalla malattia di Alzheimer stessa che da altre malattie neurodegenerative, tra cui la Degenerazione Lobare Frontotemporale.

Lo studio
Per poter stilare i quattro sintomi da tenere d’occhio e che possono rivelare la presenza di Alzheimer, i ricercatori hanno coinvolto un gruppo di pazienti con PPA. Questi sono poi stati sottoposti a scansioni PET (tomografia a emissione di positroni) per la placca amiloide, al fine di determinare se la PPA era stata causata dall’Alzheimer. L’osservazione dei sintomi ha poi permesso di delineare come si manifestava la malattia. Il lavoro dei ricercatori si pone come fine l’obiettivo che la ricerca non trascuri le persone con questo genere di problemi e sintomi. «Questi individui sono spesso trascurati nei progetti di sperimentazione clinica e mancano dell’opportunità di partecipare a studi clinici per il trattamento dell’Alzheimer», conclude la dott.ssa Rogalski.

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