3 dicembre 2022
Aggiornato 02:30
Evoluzione, scienza e salute

Il sesto senso esiste, lo confermano gli scienziati

Le persone ansiose percepiscono emozioni e pericoli più velocemente delle altre grazie al loro «sesto senso»

PARIGI – Per tutti gli scettici che non credono al sesto senso, ecco la conferma degli scienziati. Non solo il sesto senso è una realtà ma è stata identificata l’area cerebrale a cui è collegato. Lo studio della Scuola Normale Superiore di Parigi.

Se sei tranquillo o ansioso, le cose cambiano
Per la prima volta alcuni ricercatori sono riusciti a trovare un’area cerebrale deputata al senso del pericolo. Se fino a qui non c’è niente di straordinario, quello che stupisce è che nelle persone ansiose viene elaborato in maniera differente da quelle tranquille. Nel primo caso, infatti, il segnale viene elaborato nella regione del cervello collegata all’azione, mentre nelle persone più «pacate» viene metabolizzato dai circuiti del collegamento facciale.  

Così funziona il sesto senso
Quand’è che ci rendiamo conto di essere davvero forti? Sicuramente nelle situazioni di estrema necessità. Un po’ come se ognuno di noi fosse capace di far uscire risorse inaspettate solo al momento del bisogno. Quando siamo in pericolo, per esempio, viene fuori il «sesto senso» in grado di comprendere che c’è qualcosa che non va e di agire il più velocemente possibile per risolvere il problema.

Il sesto senso è ultraveloce, ma solo per qualcuno
Secondo gli scienziati occorrono circa 200 millisecondi per captare il pericolo. Ma non per tutti. Le persone ansiose hanno una capacità estrema di reagire a un problema, molto più velocemente di quelle tranquille. «In una folla sarete più sensibili a un viso arrabbiato che sta guardando verso di voi, mentre presterete meno attenzione a un volto che, pur accigliato, sta volgendo lo sguardo altrove», spiega Marwa El Zein dell’Inserm e della Scuola Normale Superiore di Parigi.

Migliaia di test, stessi risultati
La ricerca, pubblicata su eLifè, ha esaminato i segnali elettrici provenienti dal cervello di 24 volontari. Durante il test venivano mostrati visi modificati con strumenti digitali e veniva chiesto di spiegare quale emozione percepissero. Sono state effettuate circa mille prove con risultati simili. Dai risultati è emerso che se una persona ha paura e rivolge lo sguardo in una determinata direzione, la sua emozione viene percepita in maniera rapidissima. Molto di più se l’emozione fosse stata positiva.

Perché accade tutto ciò?
Secondo gli scienziati è una prerogativa dell’evoluzione: ai tempi in cui l’uomo era oggetto di attacco di predatori, percepire velocemente il pericolo poteva fare la differenza in termini di sopravvivenza. E’ un istinto innato che, secondo i ricercatori, ha lasciato la sua impronta indelebile nelle nostre aree cerebrali.