4 giugno 2020
Aggiornato 17:30
Ricerca e malattie degenerative

Staminali, a breve quelle che combatteranno il Parkinson

Il Parkinson al tappeto grazie alle staminali, in arrivo i primi trial clinici anche per sclerosi multipla. Se ne discuterà a Palazzo Giustiniani con Elena Cattaneo professore ordinario dell’Università degli Studi di Milano.

MILANO – Le staminali sul banco di prova per la lotta contro le malattie degenerative. Nel 2018 i primi trial clinici con le cellule staminali. Se ne discuterà a Palazzo Giustiniani con Elena Cattaneo professore ordinario dell’Università degli Studi di Milano.

Riuscirci con il Parkinson è d’obbligo
Le cellule staminali contro il Parkinson dovranno essere considerati una terapia valida e possibile. «Se non ci si riesce col Parkinson credo che sarà difficile pensare un’applicazione in medicina rigenerativa per le cellule staminali. Il Parkinson è la scommessa», spiega Cattaneo.

Cambiare il corso della malattia si può
I primi trapianti di tessuto furono eseguiti già nel 1978 e i risultati erano i più disparati: su alcuni funzionava benissimo e su altri per niente. Ma «Al di là delle disparità dei risultati avevamo la conferma che la prova di concetto c’era: si poteva sostituire i neuroni morti con neuroni autentici e cambiare il decorso della malattia».

Istruire le cellule a fare il proprio dovere
L’attenzione sulle staminali embrionali è iniziata intorno al 1990, quando alcuni ricercatori della «Lunds University hanno preso queste cellule, le hanno istruite a diventare neuroni dopaminergici autentici, e con infinite prove in animali da laboratorio – su topi, ratti e ora negli Usa anche sulle scimmie – hanno messo a punto un protocollo che le istruisce correttamente a diventare i neuroni giusti» continua Cattaneo - Sostanzialmente si tratta di prendere una cellula nuda, la embrionale, e di vestirla degli abiti giusti per farla diventare autentica: un vero neurone».

Quando manca la libertà di ricerca, in Italia
Cattaneo conclude con una piccola frecciatina alle leggi attuali: «Studiare e lavorare porta a dei risultati ma bisogna essere liberi di farlo. Le staminali embrionali su cui hanno lavorato i colleghi e messo a punto i protocolli da cui partiranno i trial clinici derivano da blastocisti sovrannumerarie, altrimenti distrutte. Cosa impedita in Italia dalla Legge 40, che ci proibisce di derivarle dagli embrioni ma al tempo stesso ci permette di importarle dall’estero, dove la libertà di ricerca permette di sviluppare competenze come queste. Se domani ci sarà una terapia per il Parkinson a base di staminali lo dovremo a questi colleghi e non a una legge ipocrita in Italia».

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