16 febbraio 2019
Aggiornato 04:00

Da un batterio patogeno il trattamento del Parkinson

Il famigerato batterio Escherichia coli, causa di pericolose intossicazioni alimentari, potrebbe invece rivelarsi un elemento chiave per il trattamento della malattia di Parkinson

MICHIGAN – I ricercatori dell’Università del Michigan hanno scoperto che l’E. coli, il batterio responsabile di pericolose intossicazioni alimentari, racchiude una proteina che inibisce l’accumulo di amiloidi, le sostanze tossiche caratteristiche della malattia di Parkinson.

NON TUTTO IL MALE… – Qualcuno ricorderà l’epidemia di intossicazioni da Escherichia coli registrare qualche anno fa, che hanno causato diversi morti in tutta Europa. Ebbene, questo famigerato batterio che attenta alla nostra salute potrebbe rivelare di sé un lato nascosto ma, per una volta, positivo. Gli scienziati dell’Università del Michigan hanno infatti trovato una proteina contenuta nel batterio che sarebbe in grado di inibire l’accumulo di amiloidi potenzialmente tossici.

AMILIODI E PARKINSON – Gli amiloidi sono formati da proteine che si sfaldano e si raggruppano in modo anomalo. Quando questo assemblaggio avviene nel luogo o momento sbagliato, possono danneggiare il tessuto cerebrale e causare la morte delle cellule. Questo è un problema biologico chiave per i pazienti affetti da Parkinson: alcune proteine infatti ​​si accumulano a formare fibre amiloidi nocive nei tessuti cerebrali. Mentre tuttavia questi amiloidi sono un marchio di garanzia per il Parkinson e altre malattie come l’Alzheimer, non tutti gli amiloidi sono cattivi.

L’AZIONE DEL BATTERIO – La dott.ssa Margery Evans, insieme a Matthew Chapman, hanno scoperto che l’E. coli induce gli amiloidi a non formarsi all’interno della cellula, dove sarebbero tossici. «Significa che qualcosa in E. coli inibisce in modo molto specifico l’assemblaggio dell’amiloide all’interno della cellula – spiega Evans – Pertanto, la formazione di amiloide si verifica solo al di fuori della cellula dove non provoca tossicità». I ricercatori dell’UM hanno collaborato con gli scienziati Umeå University in Svezia e l’Imperial College di Londra, trovando nella proteina "CsgC" l’inibitore della formazione di amiloide del genere associato con il Parkinson. I risultati dello studio, pubblicato su Molecular Cell, mostrano dunque che anche un pericoloso batterio può avere qualità utili per la salute.