9 agosto 2020
Aggiornato 19:30
Uno studio svedese basato su dati dei registri nazionali

Diventare padri in età avanzata aumenta i rischi del disturbo bipolare nella prole

In particolare, si è scoperto che manifestazioni precoci di BPD sono strettamente legate all'aumento dell'età paterna

Uno studio svedese basato su dati dei registri nazionali ha rivelato un aumento del rischio di disturbo bipolare (BPD) nella prole di neopadri di età superiore ai 54 anni. In particolare, si è scoperto che manifestazioni precoci di BPD sono strettamente legate all'aumento dell'età paterna.

Il BPD è un disturbo del cervello che provoca sbalzi insolitamente gravi dell'umore, dell'energia e della capacità di funzionamento di una persona. Si sviluppa solitamente nella tarda adolescenza o all'inizio dell'età adulta, anche se può manifestarsi durante l'infanzia o in età più avanzata. I sintomi del BPD vanno dall'euforia e dall'abuso di droghe alla depressione e al dolore cronico, e possono deteriorare le relazioni, indebolire la capacità di funzionamento e portare al suicidio.

È largamente riconosciuto che un'anamnesi familiare che riporta casi di disturbi psicotici è uno dei fattori che contribuisce maggiormente allo sviluppo BPD. Ci sono però poche altre cause conosciute e un numero significativo di malati di BPD non presenta casi di disturbi mentali in famiglia.

Un corposo repertorio di prove sostiene l'ipotesi che ci sia un legame tra età paterna e gravi disturbi mentali, tra i quali la schizofrenia e l'autismo. Questo è il primo studio che esamina esclusivamente l'associazione tra età paterna e BPD.

L'età paterna è considerata un fattore di rischio per alcuni disturbi perché con l'avanzare dell'età dell'uomo aumentano gli errori nella copiatura del DNA nello sperma. Ciò è dovuto al fatto che le cellule che creano lo sperma vengono sostituite ogni 16 giorni. La rilevanza delle mutazioni che ne derivano deve essere ancora pienamente compresa. Al contrario, le donne nascono con la loro scorta completa di ovuli e, di conseguenza, gli errori di copiatura del DNA non si verificano nei loro ovuli nella stessa proporzione.

I ricercatori hanno analizzato dati del registro nazionale svedese riguardanti 13.428 individui ricoverati per BPD i cui genitori biologici erano entrambi registrati. I pazienti ricoverati in seguito per schizofrenia sono stati esclusi dall'analisi e sono stati selezionati cinque controlli per ogni paziente di BPD.

Uno dei maggiori punti di forza dello studio è costituito dal fatto che il campione è molto grande e che la diagnosi e la cura del BPD in Svezia è stata standardizzata molto tempo fa. Per questo studio è stata usata una stretta definizione di BPD e dei criteri per l'inclusione tradizionali.

Lo studio ha mostrato che, una volta regolato per quanto riguarda l'età materna, il rischio di sviluppare il BPD aumentava con l'accrescersi dell'età paterna in tutte le fasce d'età superiori ai 29 anni. Il rischio più alto è stato rilevato nella prole di padri di età superiore ai 54 anni. Allo stesso tempo, anche l'età materna si è rivelata un fattore di rischio, specialmente nelle madri tra i 35 e i 39 anni di età.

Le conclusioni principali sono che «il rischio di BPD era significativamente più alto nella prole di uomini più anziani rispetto alla prole di uomini più giovani» e che la forte associazione tra l'età avanzata del padre e una precoce manifestazione del BPD «sostiene l'ipotesi secondo la quale, in modo simile ad altri disturbi neuro evolutivi, l'età più avanzata del padre aumenta il rischio di mutazioni dei geni sensibili al BPD».

Lo studio, pubblicato negli Archives of General Psychology, è stato realizzato tramite una collaborazione tra ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma e del King's College di Londra, nel Regno Unito