29 marzo 2020
Aggiornato 21:00
La terapia adatta

Disturbo bipolare: i rischi dell’altalena dell’umore

E’ stato assodato che il 43% dei suicidi si deve al disturbo bipolare che è una sorta di sdoppiamento della personalità

Cosa ci può essere alla base dei gesti definiti, et pour cause, «insani» (ossia contrari alla salute) come togliersi la vita? E’ stato assodato che il 43% dei suicidi si deve al disturbo bipolare che è una sorta di sdoppiamento della personalità: un’alternanza caotica dell’umore che passa da fasi depressive a periodi di eccitazione maniacale. Per questo la diagnosi tempestiva non è facile perché molto spesso questo disturbo dalle mille sfumature viene confuso con la schizofrenia.

Dalle statistiche risulta che si manifesta in genere prima dei vent’anni. Ne sarebbe colpita l’1% della popolazione che nel 64% dei casi si rifugia in alcool e droghe o si abbandona alla depressione per il 10% e culmina nella schizofrenia per il 2%. A causare il disturbo sono le disfunzioni di neurotrasmettitori come la serotina e la dopamina nonché alterazioni neuroendocrine che originano dall’ereditarietà dei geni. Se si viene curati subito con farmaci adatti e psicoterapia cognitivo-comportamentale, si può recuperare e, a differenza della schizofrenia, avere una vita normale a patto che non si abbandonino mai le cure.

E’stata provata, per esempio, l’efficacia nelle fasi di eccitazione maniacale, di una molecola detta quetamina. Il guaio è che la difficoltà nella diagnosi e la conseguente assenza di cure, lasciano l’individuo affetto da questo disturbo in balia dei suoi deliri di onnipotenza e dei pensieri di morte che stando appunto ai dati dell’Istituto di Clinica psichiatrica dell’Università di Pisa portano i bipolari a togliersi la vita. Sembra proprio che la cucina, il giardinaggio e l’artigianato aiutino le persone colpite dal male.

La «fantasia» come cura era stata una proposta della terapista occupazionale Nora Kaufman il cui padre Enzo, scultore e musicista, era afflitto da questo disturbo che lo ha portato al suicidio. La signora è stata la fondatrice a Milano di una associazione no-Profit, intitolata «Caffè dell’Arte» che aveva l’intento di creare uno spazio, magari in un caffè, dove gli afflitti dal male potessero incontrarsi e ricevere una consulenza. Insomma una sorta di laboratorio che li aiutasse a riappropriarsi delle proprie capacità per inserirsi nel mondo del lavoro.

Va detto che i bipolari sono in grado di riconoscere i sintomi, in quanto sono lucidi e nelle fasi di eccitazione, assai attivi e creativi. Si dice che da questo disturbo fossero affetti Beethoven, Gauguin e Virginia Woolf, ma, attenzione, vista la loro vita (in caso di Beethoven si disse che morì di idropisia) e la loro produzione, potrebbe trattarsi di una fola destituita di fondamento, non esistendo alcuna diagnosi certa a carico dei tre citati personaggi.

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