6 aprile 2020
Aggiornato 00:30
Disturbo bipolare

I livelli di vitamina D potrebbero essere predittivi del disturbo bipolare

Alcuni ricercatori hanno scoperto che vi è un importante collegamento tra i livelli di vitamina D nel sangue e l’insorgenza del disturbo bipolare

Disturbo bipolare e vitamina D
Disturbo bipolare e vitamina D Shutterstock

Un esame del sangue potrebbe essere in grado di prevedere un eventuale esordio del disturbo bipolare. Sembra infatti vi sia una relazione tra i livelli di vitamina D e la patologia che si verifica fin dai primi anni di vita. A suggerirlo sono stati alcuni ricercatori della Ohio State University, i quali hanno scoperto che i bambini affetti da disturbo bipolare avevano livelli ematici più elevati di una proteina direttamente collegata con la vitamina D.

Facilmente identificabile
Se la ricerca verrà confermata, sarà sufficiente sottoporsi a un semplice esame del sangue per quantificare i livelli di vitamina D ed ottenere così una diagnosi precoce di disturbo bipolare. Fino a ieri, tra l’esordio e la diagnosi poteva esserci un ritardo anche di dieci anni, secondo quanto dichiarato da Ouliana Ziouzenkova, professoressa di nutrizione umana nello stato dell'Ohio.

Lo studio
Durante lo studio, sono stati coinvolti diversi bambini. Alcuni di questi, mostravano livelli di una particolare proteina che aveva proprietà leganti la vitamina D. Tali livelli erano fortemente associati al disturbo bipolare ed erano mediamente più alti del 36% rispetto ai bambini che non presentavano tale patologia. Lo studio è stato condotto presso l'Harding Hospital del Wexner Medical Center dell'Ohio State e ha coinvolto 13 bambini sani, 12 bambini con disturbo bipolare diagnosticato e 11 bambini con disturbo depressivo maggiore.

Non è semplice da individuare
«Il disturbo bipolare dell'infanzia può essere molto difficile da distinguere da altri disturbi, specialmente nei giovani con determinati tipi di depressione», ha dichiarato Barbara Gracious, professore associato di psichiatria e nutrizione clinica nello stato dell'Ohio. «Una diagnosi tempestiva e un trattamento appropriato allevia la sofferenza del bambino e della famiglia e può potenzialmente ridurre il rischio di suicidio», continua Gracious. I ricercatori spiegano che ci vorrà del tempo affinché questo marker venga confermato da ulteriori ricerche, tuttavia, Ziouzenkova è entusiasta del potenziale che potrebbe offrire a bambini e genitori.

Più fiducia nel trattamento
«I biomarcatori sensibili e specifici potrebbero dare ai medici più fiducia nella scelta del trattamento più appropriato e ridurre i ritardi nella corretta diagnosi», spiega Gracious. Il fatto che ci sia una relazione con la vitamina D, secondo Ziouzenkova, ha senso perché tale sostanza svolge anche un ruolo chiave nell’infiammazione cerebrale.

Marcatori dell’infiammazione
Prima di arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno anche esaminato alcuni marcatori infiammatori nel sangue, tuttavia per nessuno di questi è stato trovato un collegamento significativo. «Volevamo esaminare i fattori che potevano essere coinvolti nei disturbi dell'umore a livello cellulare e che potrebbero essere facilmente trovati nel sangue», spiega Ziouzenkova. Il laboratorio di ricerca sfrutta una tecnica particolarmente innovativa per valutare il plasma sanguigno il quale veniva adoperato come esca biologica per la pesca di fattori infiammatori. Ed è grazie a questo che è stato possibile trovare la relazione con la vitamina D.

Un progetto ambizioso
«Vogliamo aiutare gli psichiatri e altri medici a diagnosticare precocemente i bambini. Una volta che il disturbo bipolare progredisce, è più difficile da trattare. Ma se ulteriori ricerche confermeranno i risultati, l’esecuzione di un esame del sangue sarebbe una proposta abbastanza semplice e relativamente economica», conclude Ziouzenkova. Lo studio è stato finanziato dal National Institutes of Health e dal National Center for Research Resources e pubblicato su Translational Psychiatry.

Fonti scientifiche

[1] Vitamin D blood test may one day speed bipolar diagnosis in kids. Finding a reliable blood marker could offer help to doctors and parents, study suggests - The Ohio State University

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