26 novembre 2022
Aggiornato 23:30
Italexit

Gianluigi Paragone alla prova del 3%, Italexit punta allo sbarco in Parlamento

Il risultato che Italexit otterrà nelle elezioni sarà un indicatore importante per misurare la «temperatura» della rabbia nel Paese e di quanto diversi partiti, da Fdi al M5s passando per la Lega, siano effettivamente in grado di rappresentarla.

Il leader di Italexit, Gianluigi Paragone
Il leader di Italexit, Gianluigi Paragone Foto: Agenzia Fotogramma

E' la forza politica più antisistema e più dichiaratamente contraria all'operato del governo Draghi, definito «l'uomo di Goldman Sachs che in poco tempo ha svenduto l'economia italiana ai suoi amici delle multinazionali e ha distrutto il nostro tessuto imprenditoriale». Per questo il risultato che Italexit otterrà nelle elezioni sarà un indicatore importante per misurare la «temperatura» della rabbia nel Paese e di quanto diversi partiti, da Fdi al M5s passando per la Lega, siano effettivamente in grado di rappresentarla.

«L'unica forza realmente sovranista», come l'ha definita qualche giorno fa in un colloquio con Askanews il suo fondatore e leader, Gianluigi Paragone, si pone come magnete di attrazione di tutte le posizioni antisistema. Non solo provenienti da destra. «Aggregheremo - ha spiegato- anche tante persone che sono fortemente deluse dai 5 Stelle e quelle fortemente deluse persino da una sinistra che ormai è filo-capitale e filo-America». Sì, perché, oltre all'uscita dell'Italia da Ue ed Eurozona, Italexit si pone come «una forza che non accetterà mai di essere sotto protettorato dell'America o di altri, una forza che ha scelto l'economia reale rispetto allo strapotere dell'economia finanziaria, una forza che si è messa fisicamente in movimento a difesa dei diritti e delle libertà, opponendosi radicalmente all'obbligo vaccinale e al Green pass».

E che ovviamente rivendica con orgoglio la «contrarietà assoluta all'agenda Draghi e al piano Colao» per la ripresa economica del paese, «di cui non si parla mai ma che è molto rischioso».

Paragone si è detto fiducioso sul superamento della soglia del 3% da parte di Italexit, a patto che «il ministero dell'Interno non si metta di traverso, concedendo il bis di quello che mi è successo a Milano», ha sottolineato l'ex senatore del M5s riferendosi a quanto avvenuto alle ultime comunali nel capoluogo lombardo, quando Italexit, con Paragone candidato sindaco, si era fermata sotto la soglia di sbarramento e il ricorso per il riconteggio dei voti era stato bocciato dopo alcune verifiche della Prefettura.

L'ex direttore della Padania ha poi escluso con fermezza la possibilità di un'alleanza dopo il voto con Fratelli d'Italia nel caso, del tutto ipotetico, che il partito della Meloni ottenga abbastanza voti da governare senza gli alleati tradizionali e voglia formare un governo di ultradestra assieme ad Italexit. «Mi sembra che ormai la Meloni abbia dato tutte le garanzie ai mercati finanziari, ha dato le garanzie a Mattarella, ha detto sì all'agenda Draghi? Quindi io su quei punti non ci sono per niente», ha rimarcato Paragone, secondo il quale Fdi è rientrata totalmente nel 'sistema': «Dalle dichiarazioni che fa la Meloni è così, ma anche dalle dichiarazioni dei suoi. Addirittura, Urso ha detto che grazie alla Meloni e a Draghi abbiamo riacquistato prestigio internazionale? E' lui che ha affiancato il nome della Meloni a quello di Draghi».

(con fonte Askanews)