15 agosto 2022
Aggiornato 18:30
Partito Democratico

Enrico Letta apre il cantiere delle alleanze, ma Calenda riflette ancora

Il Segretario democratico cerca di comporre un puzzle complicato, consapevole che è faticoso tenere insieme sensibilità tanto diverse, anche solo per una «alleanza elettorale»

Il Segretario del PD, Enrico Letta
Il Segretario del PD, Enrico Letta Foto: Agenzia Fotogramma

Con pazienza, ma anche con le idee molto chiare, Enrico Letta lavora a mettere a punto il quadro delle alleanze per le elezioni del prossimo 25 settembre. Il segretario democratico cerca di comporre un puzzle complicato, consapevole che è faticoso tenere insieme sensibilità tanto diverse, anche solo per una «alleanza elettorale», e che pure in casa Pd ci sono diverse pressioni per una connotazione più «di sinistra» del partito.

Non a caso ieri Letta ha voluto chiarire che «la sinistra è il Pd» in Italia, proprio nelle ore in cui in Parlamento i democratici votavano no al rinnovo al sostegno della guardia costiera libica. Una scelta in linea con la storia personale del leader Pd, che gestì l'operazione 'Mare nostrum' da presidente del Consiglio, ma anche una mossa in sintonia con le battaglie sui diritti che il Pd sta portando avanti, dallo Ius scholae al Ddl Zan.

Letta sa che deve gestire con sapienza il tema della possibile alleanza con Carlo Calenda, è ormai quasi quotidiano lo scambio di stoccate tra il leader di Azione e Andrea Orlando, che ieri ha chiesto che il Pd faccia alleanze che non siano in contraddizione con quello che vuoi fare», altrimenti si «rischia di dare un messaggio confuso». E quello che deve fare il Pd, ha aggiunto, è essere il «partito del lavoro, una forza che combatte le diseguaglianze».

E anche il capodelegazione Pd al Parlamento europeo Brando Benifei chiede «Il Pd si allei con chi condivide queste posizioni, non con chi insegue la destra», mentre per Cesare Damiano «è necessario che il Pd si dia un programma popolare, se vogliamo che chi ci ha abbandonato torni a votare per noi», anche se - precisa - questo non vuol dire «immaginare comodi rifugi, ma tessere alleanze larghe e che abbiamo il tema del lavoro, dello stato sociale e del difesa degli ultimi il perno della nostra iniziativa».

Ma, appunto, il segretario ha ben chiaro da tempo che la questione sociale sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale e per questo ha sposato la battaglia del salario minimo, tra le altre cose. Al tempo stesso, Letta non intende fare regali alla destra e - come ha detto in direzione - le elezioni si giocheranno su «30 collegi al Senato e 60 alla Camera». Collegi uninominali, dove vince solo chi arriva primo.

Per questo il leader democratico non intende cambiare idea di fronte ai mugugni di una parte del partito rispetto all'ipotesi di un'alleanza con Calenda e, magari, persino con Matteo Renzi. Quel «non ci sono veti» ribadito per l'ennesima volta a tanti ha fatto storcere il naso, ma il leader Pd non vedrebbe male una lista che mettesse insieme Calenda e Renzi. E, ovviamente, non c'è nessun veto nei confronti degli esponenti di Forza Italia in arrivo in Azione, a cominciare da Mariastella Gelmini.

Ma, appunto, al puzzle mancano ancora diversi tasselli, a cominciare da quello centrista. Calenda, spiegano, vuole capire quale strada sia più conveniente: se l'alleanza col Pd per dare battaglia su un certo numero di collegi uninominali o la corsa solitaria per provare a essere più attrattivo per l'elettorato moderato deluso da Fi. Una valutazione che richiederà ancora qualche giorno, probabilmente. In costruzione anche la lista che dovrebbe mettere insieme Luigi Di Maio con l'aiuto magari di qualche sindaco.

Più solido sembra il «fronte sinistro» dell'alleanza. Ieri sera la direzione di Articolo 1 ha ribadito la scelta di entrare nella lista 'Pd-democratici e progressisti' e ormai chiuso pare anche l'accordo con Sinistra italiana e Verdi.

(con fonte Askanews)