17 gennaio 2022
Aggiornato 03:00
Corsa Quirinale

Berlusconi chiede «prova di lealtà» agli alleati di centrodestra, ma i nodi restano

Chi si aspetta una decisione dal vertice del centrodestra rimarrà deluso. Silvio Berlusconi, assicurano più fonti di Forza Italia, non ufficializzerà la propria decisione, anche se è assolutamente determinato ad andare fino in fondo

Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi
Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi ANSA

Chi si aspetta una decisione dal vertice del centrodestra di oggi probabilmente rimarrà deluso. Questa, almeno, è la previsione di molti parlamentari della coalizione, alla vigilia dell'incontro. Silvio Berlusconi, assicurano più fonti di Forza Italia, non ufficializzerà la propria decisione, anche se è assolutamente determinato ad andare fino in fondo.

Il Cavaliere - anzi - avrebbe anche preferito rimandare la riunione con gli alleati a dopo la direzione del Pd, ma le prese di distanze e i sospetti incrociati degli ultimi giorni lo hanno spinto ad accogliere la richiesta di fare il punto. Ma a Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Giovanni Toti e tutti gli altri il Cavaliere farà un ragionamento molto chiaro: possiamo farcela, posso trovare i voti che mancano per arrivare ai 505 necessari per essere eletti dalla quarta votazione, ma proprio per questo è fondamentale che la coalizione appaia unita, che cessino i distinguo, i dubbi, i «ti sosteniamo ma?».

Insomma, Berlusconi chiederà a tutti di ribadire la compattezza sull'ipotesi della sua candidatura, come condizione per poter allargare il consenso oltre il perimetro del centrodestra. Di fatto, il leader di Fi - che ieri ha visto a villa Grande Antonio Tajani e i capigruppo e che questa sera riceverà Manfred Weber del Ppe - metterà gli alleati davanti a un bivio: ditemi se la coalizione esiste o no, dimostratemi che il centrodestra è unito. Il ragionamento implicito, spiega un parlamentare di Fi, è molto netto: «Se la coalizione non si mostra compatta sul suo nome, vuol dire che la coalizione non esiste. A quel punto perché non dovremmo muoverci liberamente sulla legge elettorale, per esempio?».

Proprio questo è uno dei grandi timori degli alleati, a cominciare dalla Meloni. La paura che Fi si smarchi e accetti di ragionare sul proporzionale è forte e la leader di Fdi ieri lo ha ribadito chiaramente: «Io continuo a chiedere quello che ho chiesto dall'inizio: la compattezza della coalizione che Fratelli d'Italia ha sempre garantito, perché abbiamo una parola sola». Ma, ha aggiunto, «mi pare che in queste ore, fuori dal campo del centrodestra la trattativa si stia sviluppando non tanto su tema del presidente della Repubblica, ma su quello della legge elettorale. Molti lavorano per avere la garanzia che ci sia una legge elettorale proporzionale. Questo secondo me è un modo francamente pessimo di affrontare un tema importante come quello del capo dello Stato».

E Salvini, dopo gli smarcamenti di ieri, oggi ha corretto il tiro: «Il centrodestra compatto e convinto nel sostegno a Berlusconi, non si accettano veti ideologici da parte della sinistra». Da Coraggio Italia, però, continuano ad arrivare moniti a «fare bene i conti», come ha detto Gaetano Quagliariello: «Io l'ho detto in tempi non sospetti, secondo me è molto difficile che questo Parlamento possa eleggere un presidente portato da una sola parte. Aggiungiamo un altro aspetto, io credo ci saranno molti assenti (per il Covid, ndr) questo rende ancora più difficile l'elezione di una parte». Per questo, spiega, a Berlusconi «direi di farsi molto bene i conti, e credo di non essere l'unico ad averglielo detto. Di essere sicuro di avere almeno una chance di riuscire».

E avere la sicurezza è difficile. E' significativa la battuta di un deputato della Lega, di fronte all'ipotesi del Mattarella-bis: «Ma scherziamo! Piuttosto voto Berlusconi?». Nessuno è in grado di garantire che non ci siano almeno un 5% di franchi tiratori, secondo i leghisti potrebbero essercene pure in Fi, tra quelli che vagheggiano un «partito di Draghi» e la rottura con Salvini. Di sicuro il leader della Lega faticherà a controllare tutti i suoi. Osvaldo Napoli aggiunge: «La candidatura di Berlusconi, positiva o negativa che sia, blocca ogni iniziativa. Renzi, Pd, M5s dicono: non se ne parla nemmeno. Poi c'è il dubbio su qualcuno nel centrodestra?».

Tutto questo, però, al momento Berlusconi non vuole neanche sentirlo. «Lui - insiste il parlamentare di Fi - non prende neanche in considerazione l'ipotesi che qualche grande elettore del centrodestra possa tradirlo. E chiede agli alleati di mostrarsi leali». La richiesta, probabilmente, verrà accolta. Nessuno, nemmeno Toti, si metterà di traverso se lui si dirà convinto di avere i numeri. «E poi, però, i conti si faranno in aula, alla quarta votazione. E lì il centrodestra può finire davvero», dice sconsolato un parlamentare di Fdi.