2 dicembre 2021
Aggiornato 04:00
Italia Viva

Leopolda 11, la difesa di Matteo Renzi sull'inchiesta Open: «Processato per aver fatto politica»

Il leader di Italia Viva: «Io non mi fermo, se pensano di aver trovato uno che si ferma l'hanno trovato buono». Su omofobia emendamento per estendere Mancino. Primo sì da Salvini

Matteo Renzi
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FIRENZE - «Sono fuori di testa, ma diverso da loro...». La seconda giornata della Leopolda si chiude sulle note di «Zitti e buoni» dei Maneskin dopo che Matteo Renzi ha dedicato, come promesso fin da ieri, una lunga parentesi al tema giustizia - con gli interventi, tra gli altri, di Sabino Cassese e Giandomenico Caiazza - e, in particolare, al caso dell'inchiesta sulla Fondazione Open. Per un'ora e un quarto Renzi ripercorre le tappe del processo, «kafkiano» su Open - «un super-processo che manco le retate mafiose» - e alla fine lancia la sua sfida: «La verità è che non c'è stato nessun finanziamento illecito alla politica, ma ci processano per aver fatto politica» e dunque «io non mi fermo, se pensano di aver trovato uno che si ferma l'hanno trovato buono».

Quindi, promette il leader di Italia Viva, «andrò in tutte le sedi, in sede penale a difendermi, al Csm, farò interrogazioni» e «continuerò a chiedere i danni in sede civile a chi mi diffama». La Fondazione Open «non era un partito ma una fondazione», a organizzare la Leopolda «non c'era nulla di male» e i contributi alla fondazione erano «tutti bonificati, tutti tracciabili». Alla Leopolda, continua, non c'era nessuna corrente di partito che si riuniva ma forse, attacca l'ex premier, «i magistrati pensano che in politica le correnti funzionino come accade in magistratura». Certo «se lo facessimo noi prenderemmo gli avvisi di garanzia per traffico di influenze».

Chiuso il capitolo Open il volto 'politico' della kermesse renziana si dipinge attraverso una serie di interventi dal palco e «il sogno o il progetto», come lo definisce Emilio Carelli - ex parlamentare Cinquestelle transitato in Coraggio Italia di Brugnaro dopo la delusione avuta con i grillini nel passaggio «dalla teoria alla pratica» della politica - di un grande «rassemblement di centro» che agisca compatto a cominciare dalle sfide sulla legge di bilancio e sull'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Suggestione che in qualche modo raccoglie Renzi quando parla di una «prateria» di consensi nel campo largo che in Ue è occupato da Renew Europa.

E poi c'è un fatto ed è l'asse che a una certa ora del pomeriggio si crea tra Renzi e Matteo Salvini sulla legge contro l'omofobia, dopo il fallimento del ddl Zan. Renzi, insieme al sottosegretario di Iv Ivan Scalfarotto, lancia la proposta: «Presentiamo un emendamento nel quale ci sia scritto che si estende la legge Mancino ai reati motivati da omofobia, transfobia e abilismo. A tutti i profeti dei like, che vogliono i like e non le leggi lanciamo dalla Leopolda una sfida: estensione della Mancino ai reati connessi a omofobia, transfobia e abilismo. Chi ci sta bene, chi non ci sta è per le chiacchiere e i like. Io lo firmo». Il primo a rispondergli è il leader della Lega: «Aumentare le pene per chi discrimina, offende o aggredisce in base all'orientamento sessuale? Per me si può votare anche domani, tanto che esiste una proposta di legge a mia firma in Senato. Se non si tirano in ballo i bambini, la libertà educativa e la libertà di pensiero, la legge si vota in due minuti».

(con fonte Askanews)