4 dicembre 2021
Aggiornato 17:30
Centrosinistra

Enrico Letta rivendica la vittoria e avverte i suoi: «Avanti così, niente casini»

Il Segretario del Partito Democratico: «Restiamo uniti, alle politiche possiamo farcela ma non è scontato. I sondaggi confermano che la partita nazionale rimane molto complessa»

Enrico Letta, Segretario del Partito Democratico
Enrico Letta, Segretario del Partito Democratico ANSA

Il Pd può vincere le prossime elezioni, anzi il Pd e la coalizione larga già abbozzata alle ultime amministrative, ma «il populismo non è ancora sconfitto», bisogna «continuare» sulla strada imboccata, va preservata «l'unità» dimostrata negli ultimi mesi e sarebbe illusorio in questo momento pensare a cambiare la legge elettorale, perché «Silvio Berlusconi si fa prendere in giro da Salvini e Meloni» sul Quirinale. Enrico Letta si presenta da vincitore alla direzione del partito, rivendica il risultato, mette in guardia da facili entusiasmi e chiarisce: il Pd «deve dimostrare di avere il fisico» e certo non si «appoggerà a qualcun altro».

Insomma, un partito che lavora ad una alleanza larga, certo, ma consapevole del suo ruolo da protagonista e che non delega ad altri pezzi di elettorato. Di fatto, Letta risponde alle diverse sollecitazioni arrivate anche durante il dibattito, con Giuseppe Provenzano che parla di un «Pd casa dei progressisti» e altri come Anna Ascani che invita a non «lasciare ad altri i moderati» e Andrea Romano che suggerisce di ritrovare una «vocazione maggioritaria», mentre Andrea Orlando parla di dare sponda ai «liberali del centrodestra».

Il segretario Pd non si fa troppe illusioni, su quest'ultimo punto, almeno nell'immediato. La possibilità di cambiare la legge elettorale è «pari a zero», in questo momento, perché «fino all'elezione del Quirinale il centrodestra non si muoverà. Berlusconi ha deciso di farsi prendere in giro da Salvini e Meloni che gli hanno promesso i voti per il Quirinale. Questa grande finzione bloccherà tutto nelle prossime settimane». Dopo il passaggio del Colle si vedrà, ma nel frattempo inutile sperare che dal centrodestra si stacchino pezzi.

Una convinzione, però, il leader Pd ce l'ha: «Ipotesi di elezioni anticipate in primavera non ci sono». L'appuntamento per le politiche, secondo Letta, resta il 2023 e siccome «abbiamo dimostrato che populismo e sovranismo sono battibili adesso dobbiamo costruire le condizioni per vincere a livello nazionale». Il Pd deve tornare ad essere «partito di popolo», come ha cominciato a fare alle amministrative, dove «siamo tornati in sintonia» con gli italiani.

Letta, d'altro canto, conosce bene i vizi della casa e quindi avverte: «Abbiamo vinto perché siamo stati uniti. Lo dico preventivamente. La fortuna che ho io è di averne vissute parecchie. Dopo una vittoria come questa la cosa più semplice è ricominciare a dividersi, pensare che abbiamo già vinto. Invece no, i sondaggi confermano che la partita nazionale rimane molto complessa». Il Pd sosterrà il governo Draghi, ribadisce, e insisterà sulle agorà che «sono lo strumento dell'allargamento, della partecipazione. La gente ha visto che noi ascoltavamo». Verranno respinte, ha poi concluso, operazioni di potere sul territorio: i congressi locali vanno fatti, non sono pensabili rinvii e ci sono solo due modi per fare i congressi: «O avremo intese unitarie o ci dovrà essere una competizione sana che si chiude con il voto. Qualunque scelta che portasse sulla terza via, cioè il casino - per capirci - troverà in me il garante di tutto quello che abbiamo fatto fino ad adesso. Se c'è qualcuno che pensa che questa vittoria possa consentire ora operazioni per ottenere il controllo del partito sul territorio sbaglia. Per me sarà inaccettabile e ci saranno conseguenze».

(con fonte Askanews)