7 dicembre 2021
Aggiornato 09:30
Centrodestra

Cda Rai, l'ira di Giorgia Meloni: «Stiamo scivolando verso un regime»

Il Presidente di Fratelli d'Italia: «Per la prima volta non c'è rappresentante dell'opposizione. Con ddl Zan da leader di partito rischio 5 anni carcere. Per convincere al vaccino serve chiarezza che è mancata»

Video Agenzia Vista

«Stiamo scivolando verso un regime, un servizio pubblico pagato con i soldi degli italiani per la prima volta nella storia non ha un rappresentante dell'opposizione, opposizione che è stimata come primo partito italiano». Lo ha detto Giorgia Meloni, leader di Fdi, durante la presentazione del suo libro a Latina parlando della composizione del Cda Rai.

Questa vicenda avrà «conseguenze enormi per la democrazia italiana», non per il centrodestra, «ha idea di cosa sarebbe accaduto se per la prima volta nella storia ci fosse stato all'opposizione il Pd e fosse stato escluso dal cda Rai? Avremmo avuto i caschi blu dell'Onu!».

«Le regole si rispettano sempre, indipendentemente da chi è maggioranza e chi è opposizione, è un precedente e diventa un punto di non ritorno - insiste la leader di Fdi - Io sono basita che nessuno dica una parola, siamo stimati come il primo partito italiano e siamo stati buttati fuori dal servizio pubblico che è la casa del pluralismo. Se fosse accaduto in Ungheria avremmo sentito intervenire la von der Leyen, invece non l'ho sentita».

«Giochetti danneggiano chi ci vuole al governo»

«Io voglio che il centrodestra compatto vinca le prossime elezioni e i giochetti stupidi danneggiano le persone che si aspettano questo». Così Giorgia Meloni, nel corso della presentazione del suo libro a Latina, risponde sui rapporti nel centrodestra dopo gli «sgarbi» ricevuti dagli alleati su Rai e Copasir. «Negli ultimi giorni la situazione si è un po' complicata con questa cosa della Rai - ammette la leader di Fdi - l'ho considerata un'aggressione, immotivata, irragionevole, insensata».

Quanto alla competizione con la Lega Meloni ha spiegato: «ho sempre pensato di vincere col centrodestra, la nostra crescita non è mai a danno degli alleati. Ho sempre lavorato perchè si crescesse insieme, la competizione non la faccio con la Lega ma col Pd e M5s, volevo superare loro e li ho superati».

«Con ddl Zan da leader di partito rischio 5 anni carcere»

Il ddl Zan «non c'entra con il tema della discriminazione degli omosessuali. Il ddl Zan inserisce una serie infinita di reati di opinione nel nostro ordinamento: io da presidente di un partito, se dico che sono contraria alle coppie omosessuali secondo la legge Zan rischio 5 anni di galera. Io sono cresciuta senza un padre ma una cosa sono i casi della vita, altra cosa è imporlo per legge».

La legge Zan, ha ribadito, «è un bavaglio per tutti quelli che difendono la famiglia naturale fondata sul matrimonio, sul diritto di una madre di non dover scegliere tra un figlio e il lavoro. Il ddl Zan stabilisce che non sei quello che biologicamente nasci ma quello che ti senti: significa la fine di tutte le conquiste femminili. Io sono contraria alle quote rosa ma con la legge Zan ho risolto il problema perché quando ci sarà da fare le liste acchiappo Calandrini (Nicola Calandrini, senatore Fdi, ndr) e gli dico 'tu te senti 'na donna' e ho fatto le liste», ha concluso.

«Per convincere al vaccino serve chiarezza che è mancata»

«E' importante vaccinarsi ma il tema va affrontato con trasparenza e serietà, non con un approccio ideologico che rischia di essere controproducente. Le persone vanno convinte con chiarezza e trasparenza, che sono mancati finora, mi auguro si riescano a recuperare».

«Preoccupa che ci siano più di 2 milioni di persone sopra i 60 anni non vaccinati e sappiamo che sono quelli che rischiano parecchio - ha aggiunto la leader di Fdi - credo che il modo migliore sia garantire facilità di vaccino. Il governo dovrebbe valutare l'uso della prossimità, quindi farmacie, medici di base per aiutare gli anziani, e affrontare il tema con molta serietà, serietà che finora è mancata e ha creato qualche problema».

«Ribadisco che non sono favorevole all'uso del green pass come strumento per la socialità. Tra la posizione francese e quella tedesca scelgo la seconda perchè la Merkel si rende conto di quanto sarebbe devastante per l'economia e per il turismo che è già molto compromesso. In Italia sarebbe un'altra mazzata. Un provvedimento economicida. Spero che il governo non decida di utilizzare uno strumento nato per favorire il turismo per colpire il turismo"