21 settembre 2021
Aggiornato 04:00
La conferenza stampa

Mario Draghi vede la ripresa e stoppa Enrico Letta: «Non è il momento di tasse»

Il Premier si è mostrato ottimista sulle prospettive economiche: «Ci aspettiamo nell'economia un rimbalzo anche in questo trimestre». E sul Quirinale: «Improprio parlarne con capo dello Stato in carica»

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Mario Draghi è fiducioso per la ripresa economica del Paese, che dovrà essere accompagnata dall'utilizzo dei fondi del Recovery plan. Mentre non lascia spazio per la proposta di Enrico Letta di garantire una «dote» ai giovani. Il premier è arrivato in conferenza stampa per presentare il decreto Sostegni bis approvato in Consiglio dei ministri. Un decreto che «guarda al futuro» ma «non lascia indietro nessuno», ha assicurato.

Draghi si è mostrato ottimista sulle prospettive economiche del Paese. «Ci aspettiamo nell'economia un rimbalzo anche in questo trimestre» e le «stime di quest'anno saranno probabilmente riviste al rialzo». Però, ha precisato, «è presto per poter parlare di crescita sostenuta. Ci sarà un rimbalzo ma la crescita, per affermarsi, avrà bisogno del Pnrr, cioè dello sforzo di investimenti strutturali contenute nel piano». E su questo, ha assicurato, il governo è pronto: «Sul Piano non c'è stato nessun rallentamento. La prossima settimana sia il dl sulla governance che il dl semplificazioni saranno presentanti, approvati e mandati alla Commissione. Per fine mese avremo l'attrezzatura per cominciare a partire».

In questo contesto, Draghi 'stoppa' il segretario del Pd Enrico Letta, che ha avanzato una proposta per sostenere i giovani. Il leader Dem pensa a una «dote» per i diciottenni, da finanziare con un prelievo dell'1% sulle tasse di successione dei più ricchi. Un'idea che il premier non sembra apprezzare particolarmente. «Non ne abbiamo mai parlato ma questo non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli», sottolinea, ricordando anche che la riforma fiscale va fatta, ma deve essere un intervento complessivo e non a «pezzettini» come avvenuto, in modo errato, in passato.

«Quando si disegna una riforma fiscale - spiega - non bisogna cominciare da ciò che ci si può permettere e ciò che non ci si può permettere: la prima cosa da fare è disegnare un pacchetto di riforme che siano coerenti tra loro e che rispondano agli scopi di politica economica che si hanno. Una volta fatto questo disegno di massima si cominciano a porre i problemi di convenienza e si aggiustano i vari parametri». In generale, comunque, «il principio di progressività va preservato», «la riforma deve contribuire alla crescita e non è tempo di politiche fiscali restrittive». E se è vero che, su questo come su altri temi, ci sono idee non sempre allineate nella maggioranza, Draghi si dice fiducioso di poter superare le difficoltà. «Le visioni e i punti di vista diversi sono diversi su tante altre cose, per cui mi hanno detto: come pensi di farcela? Beh insomma abbastanza spesso ce l'ho fatta io e ce l'ha fatta il governo. Dobbiamo contare sul Parlamento più che guardare al Parlamento per la diversità di opinioni».

In una giornata tutta dedicata all'economia, Draghi è però consapevole dei «giochi» politici che si muovono attorno e nel governo. Per cui non è sorpreso quando gli viene chiesto un commento su Matteo Salvini che lo ha, sostanzialmente, 'candidato' al Quirinale. La risposta è un tagliente esempio di equilibrio istituzionale: «Trovo estremamente improprio, per essere gentile, che si discuta del capo dello Stato quando è in carica. L'unico autorizzato a parlarne è il presidente della Repubblica». Se ne riparla a gennaio, insomma.

(con fonte Askanews)