26 febbraio 2021
Aggiornato 01:30
La scelta di Draghi

Governo, sintonia Mattarella-Draghi per tentare di superare l'impasse

Il Presidente è riuscito a raccogliere tutte le forze politiche presenti in Parlamento, tranne Fratelli d'Italia, in un progetto di respiro istituzionale, in un perimetro che andasse oltre i partiti

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L'esecutivo annunciato al Quirinale da Mario Draghi non può che essere identificato come anche, forse soprattutto, il governo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un governo, avendo dato il Capo dello stato l'incarico al «fuoriclasse» ex presidente della BCE - vista la drammatica impasse della nostra politica, dei nostri partiti - che non poteva che passare dal Colle, attraverso la stringente attuazione dell'art.92 della Costituzione che prevede la nomina dei ministri da parte del Quirinale, su indicazione del premier.

La pandemia ancora senza soluzione, il blocco di fatto percepito dai cittadini della gestione della cosa pubblica di fronte al virus, le conseguenze del Covid sulla nostra economia e sulle relazioni sociali (a partire da quelle fra i ragazzi, fra gli adolescenti, fra gli studenti) sempre più difficili, hanno costretto Mattarella ad un colpo d'ala. Ecco allora che il presidente è riuscito a raccogliere tutte le forze politiche presenti in Parlamento, tranne Fratelli d'Italia, in un progetto di respiro istituzionale, in un perimetro che andasse oltre i partiti e gli interessi di parte.

Draghi ha lavorato in questi giorni, in continua sintonia e riservatezza con il Quirinale, alla sua squadra, e si ipotizzava una formazione di governo caratterizzata più da tecnici che da rappresentanti politici. Alla fine i cosiddetti tecnici sono stati forse meno di quanto ci si aspettasse ma comunque nella loro scelta c'è assolutamente il segno dell'ex governatore della Banca d'Italia. A cominciare dal ministero dell'Economia con Franco per passare all'Ambiente e alla Transizione ecologica con Cingolani arrivando a Trasporti con Giovannini. Senza dimenticare Colao all'Innovazione tecnologica. Tutto con uno sguardo evidentemente al lavoro che aspetta il governo sul Recovery plan.

Ma nella squadra uscita dal Quirinale si nota anche la mano di Mattarella. La sua forte impronta la si individua nella continuità in alcuni ministeri, quelli che un capo dello Stato da sempre ritiene funzionali ad un buon funzionamento, in sicurezza, della macchina del Paese. Di Maio agli Esteri, Lamorgese agli Interni, Guerini alla Difesa e Speranza alla Salute indicano la volontà di Mattarella di far comprendere al Paese come lo Stato, pur di fronte agli scontri fra partiti di questi mesi, vada avanti comunque. A partire dal ministro della Salute, punto di riferimento nel contrasto alla pandemia. Ancora, non una conferma ma sicuramente una persona da sempre gradita al Colle, Marta Cartabia alla Giustizia.

Insomma, una squadra che sembra rispecchiare lo spirito con cui Mattarella e Draghi si sono incrociati, la volontà di dare una scossa al sistema politico, ai partiti che in questi mesi di grande difficoltà per gli italiani sono sembrati non capire l'animo del Paese, attraversato da paure e morti. Domani con il giuramento comincerà una nuova storia, il cui sviluppo si capirà dalla prossima settimana quando Draghi andrà in Parlamento per avere la fiducia.