21 ottobre 2020
Aggiornato 10:00
L'intervista

Giubilei: «Il processo a Salvini è sbagliato, ma rischia di far esplodere il governo Conte»

Lo scrittore ed editore Francesco Giubilei, salito sul palco di Catania per dare il suo sostegno a Salvini, commenta al DiariodelWeb.it l'udienza preliminare del processo al leader della Lega

Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio ANSA

Due giorni di kermesse, eventi e dibattiti, convocati a Catania dagli stati maggiori della Lega, insieme al resto del centrodestra, per dare man forte a Matteo Salvini. Poi il clou, sabato 3 ottobre, con l'udienza preliminare del processo che vede l'ex ministro dell'Interno accusato di sequestro di persona aggravato, per aver trattenuto oltre centro migranti per cinque giorni a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera.

Ma, oltre al sostegno popolare in piazza, il segretario del Carroccio ha incassato anche in aula una vittoria politica forse inattesa: il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione nei suoi confronti, mentre il giudice per le indagini preliminari intende sentire il premier Giuseppe Conte, l'allora vicepremier Luigi Di Maio e gli altri ministri coinvolti. Il DiariodelWeb.it ha analizzato l'esito di questo fine settimana importante per il centrodestra con un intellettuale che è salito sul palco di Catania: Francesco Giubilei, scrittore ed editore, presidente di Nazione Futura e della Fondazione Tatarella, di cui è appena uscito l'ultimo libro intitolato «Conservare la natura».

Francesco Giubilei, con il suo ultimo libro lei cerca di coniugare in una chiave di destra il tema dell'ambientalismo.
Esattamente. L'idea è quella di raccontare un diverso ecologismo che nasce da una prospettiva conservatrice e identitaria. In realtà la tematica dell'ambiente dovrebbe stare a cuore a tutti i cittadini, a prescindere dalla loro appartenenza politica.

Invece per anni questo argomento è stato monopolizzato dalla sinistra.
Questo perché è avvenuta un'ideologizzazione, da parte di Greta Thunberg e dei cosiddetti Fridays for Future, che l'ha collocato in una precisa area globalista e liberal. Questo libro vuole spiegare come possa esistere un ambientalismo che nasce dal locale, prima ancora che dal globale, attento alle esigenze sociali dei lavoratori e delle imprese, alla visione cristiana.

Come si coniuga questa prospettiva con la realtà attuale del Recovery Fund, che ha tra i suoi obiettivi proprio quello di tutelare l'ambiente?
Questa è la vera sfida: dare una prospettiva diversa di utilizzo delle risorse. Più del 30% deve essere dedicato proprio al tema dell'ambiente. E credo che il mondo del centrodestra politico debba dare risposte su questo tema, altrimenti la sinistra se ne approprierà. D'altra parte in Germania i Verdi hanno preso il 20% alle Europee, in Francia hanno vinto il ballottaggio a Lione e a Bordeaux, in Austria governano con i conservatori di Kurz. Questo ci fa pensare che, anche in Italia, da qui ai prossimi anni, ci sarà un'attenzione sempre maggiore.

E oggi i partiti del centrodestra dedicano all'ambiente tutta l'attenzione che merita?
Bella domanda. Diciamo che, negli ultimi venti o trent'anni, non si sono interessati troppo a questo argomento. Ora assistiamo ad un ritorno d'interesse, con una serie di iniziative e di progetti, ma è chiaro che c'è ancora molto da fare. Per questo motivo stiamo cercando di offrire un contributo anche a livello d'idee e di valori.

Lei ha parlato di una fase di «resa dei conti» nel centrodestra post elezioni, in cui stanno esplodendo contrasti e polemiche. Cosa bisognerebbe fare per ritrovare l'unità?
Dopo il risultato elettorale, tutti abbiamo letto dichiarazioni e attacchi incrociati che, secondo me, non fanno il gioco del centrodestra. Il rischio è che passi il messaggio di una coalizione divisa e spaccata, quando in realtà non è così. Il dialogo e il dibattito sono fisiologici, specialmente sui territori in cui non si è vinto, ma è più giusto se rimangono all'interno. Gli avversari non sono i partiti alleati della coalizione, ma il Pd e il M5s. Per questo bisogna proporre un messaggio politico unitario.

Quindi il problema è più comunicativo che strutturale?
Io penso di sì. A livello nazionale c'è senza dubbio unità e collaborazione, poi sui territori a volte può succedere che si creino delle frizioni.

Nel weekend lei è stato a Catania a parlare alla manifestazione in difesa di Matteo Salvini. Perché ha ritenuto di portare il suo sostegno?
Perché il processo è errato nella sostanza. Non si sta chiamando a giudizio il leader della Lega, ma un ministro degli Interni, che ha svolto un ruolo che rientra nelle proprie funzioni. Probabilmente, ma lo scopriremo nei prossimi mesi, con l'accordo del presidente del Consiglio e di altri ministri. È in gioco un principio cardine di ogni democrazia: quello della separazione dei poteri. Se l'esecutivo prende la decisione di far aspettare qualche giorno i migranti prima di sbarcare, e il giudiziario ipotizza un reato, si può configurare un'interferenza della magistratura nella politica. E questo è un principio pericoloso, comunque la si pensi riguardo a Salvini.

A dire il vero in questo caso, nei fatti, la magistratura ha dato prova di moderazione e di equilibrio. La richiesta di archiviazione e la convocazione di Conte e Di Maio rappresentano una vittoria politica?
Senza dubbio. Ora bisognerà vedere cosa dichiarerà Conte nella sua testimonianza. Se dirà di essere stato d'accordo con la decisione di Salvini, teoricamente andrebbe processato anche lui; in caso contrario non farebbe una bella figura politicamente, perché significherebbe che non controllava il suo governo. Questo processo, dunque, rischia di esplodere a livello politico, perché Salvini non è più ministro, ma Conte è ancora presidente del Consiglio.

Nel suo intervento a Catania sull'immigrazione ha usato un'espressione apparentemente semplice, ma quasi rivoluzionaria: «Gli italiani non sono razzisti».
Premetto che sono nipote di italiani emigrati in Venezuela: dunque so bene, sulla pelle della mia famiglia, che cosa sia stato il razzismo che talvolta i nostri connazionali hanno vissuto. Ad oggi, sostenere che gli italiani siano un popolo razzista è una bugia. Dopodiché è chiaro che, in alcune aree del Paese, in alcuni territori o in alcuni quartieri delle grandi città ci sia una certa esasperazione, da parte dei cittadini costretti a vivere dove non c'è più rispetto della legalità. Non si può negare il dato che una percentuale ingente di spacciatori, delinquenti o carcerati sia di origine straniera. Ciò non significa che tutti gli stranieri siano delinquenti: questa è una generalizzazione altrettanto falsa. Ma nemmeno che tutti gli italiani siano razzisti.

Anziché colpevolizzare i cittadini, forse bisognerebbe intervenire sul problema.
Assolutamente. Bisognerebbe far rispettare le leggi. Non si è contro l'immigrazione in quanto tale, ma non possiamo accettare che si entri nel nostro Paese illegalmente. Né per il bene degli italiani, né tantomeno per quello degli stessi migranti, che accogliamo senza la capacità di offrire loro un lavoro, una casa, una vita dignitosa. Facciamo entrare un numero congruo e limitato di persone, rispetto alle nostre esigenze e possibilità, e facciamo in modo che chi entra venga realmente integrato nel tessuto sociale. Questo è un discorso talmente banale che non andrebbe neanche fatto, in condizioni di normalità. Purtroppo, evidentemente, talvolta su questa tematica c'è un po' di cattiva fede, altrimenti certe politiche migratori non si possono spiegare.