29 settembre 2020
Aggiornato 18:00
Centrosinistra

Lo «scetticismo» di Andrea Marcucci: Sulle alleanze col M5s il Pd deve andare a congresso

Il capogruppo PD: «Marche e Puglia? No ad accordi solo elettorali con i 5 Stelle. Abbiamo una comunità che dobbiamo valorizzare e che vuole essere valorizzata». Romano a Calenda: «Basta attacchi al PD»

Nicola Zingaretti con Andrea Marcucci
Nicola Zingaretti con Andrea Marcucci ANSA

Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato, è scettico sulla possibilità di intese in extremis con il M5S per le elezioni regionali in arrivo: «L'esperienza - dice in una intervista al quotidiano dei vescovi Avvenire - mi porta ad essere prudente: penso che i programmi e le proposte per il territorio vengano prima. Se Pd e 5stelle nelle Marche ed in Puglia hanno raggiunto buone intese locali, si proceda con le alleanze. In caso contrario, alleanze solo elettorali valgono per quel che valgono».

«Il voto (degli iscritti 5 stelle sul tema delle alleanze, ndr) sulla piattaforma Rousseau ha stabilito la fine di un pregiudizio assurdo, e questo credo che sia comunque un fatto positivo. Per quel che concerne un nuovo centrosinistra, direi - precisa Marcucci - che serva definirne meglio il profilo, partendo dal presupposto che il Pd deve ritrovare la sua vocazione maggioritaria. Intanto mi aspetto per il Pd una ripresa dei lavori parlamentari con più orgoglio: bisogna definire il piano delle riforme e ricorrere al Mes per la sanità».

Quanto all'ipotesi di una alleanza organica con il M5S, Marcucci, che non raccoglie l'appello lanciato ieri dal vicesegretario dem Andrea Orlando a posticipare il dibattito interno a dopo le urne, rilancia l'idea del congresso: «Il segretario Zingaretti - spiega - prima della pandemia aveva posto il tema di un congresso sulle idee. Penso che quel tempo stia arrivando, il Pd deve ricorrere ai suoi iscritti ed elettori anche sulle alleanze. Abbiamo una comunità che dobbiamo valorizzare e che vuole essere valorizzata, che è abituata al confronto leale e a mettersi in gioco sulle idee. Se procedi su una strada senza la forza di un popolo che ti spinge, rischi di girarti e trovarti solo».

Romano a Calenda: «Basta attacchi al PD»

«Carlo Calenda ha avuto dal Partito Democratico un seggio al Parlamento Europeo, decidendo di abbandonare il Pd un minuto dopo. Eppure non passa giorno senza che attacchi il Partito Democratico, gli elettori del Pd, i parlamentari del Pd. Oggi se ne esce attaccando Lorenzo Guerini con l'etichetta di «ipocrita», per aver ribadito in una bella riflessione sul Foglio le ragioni dei riformisti del Pd e i motivi dell'alleanza di governo. È venuto il momento di dire basta a questa modalità da furbacchioni della politica che Calenda sta coltivando, nella speranza di far crescere con gli insulti il suo partitino personale». Lo afferma il deputato del Pd Andrea Romano.

«Un metodo tanto piú insopportabile perché proviene da chi fatto dell'ipocrisia il suo mestiere: da anni Calenda fa esattamente il contrario di quanto annuncia, fin dai tempi di Scelta Civica (che lo volle viceministro e che lui abbandonó), passando poi per il Pd (al quale si iscrisse dopo la scomparsa elettorale di Piú Europa, per la quale aveva fatto campagna elettorale nel 2018), fino alla creazione di un partitino personale (che Calenda giurò che non avrebbe mai fondato, al momento della sua candidatura nelle liste del Pd per le Europee). Da chi è campione mondiale di salto della quaglia non è possibile sentire lezioni di morale. Calenda si dedicasse al suo partitino personale, interrompendo gli attacchi quotidiani al Pd (che tra l'altro gli ha regalato il seggio europeo)», conclude Romano.