20 ottobre 2020
Aggiornato 02:00
Decreto rilancio

«Non si costruisce il futuro sull'angoscia del presente»

Stefano Fassina dichiarando il voto favorevole di Liberi e Uguali: «Portare subito in Parlamento il terzo scostamento del deficit di bilancio dall'obiettivo programmato e fare subito un Decreto Fiducia»

Stefano Fassina
Stefano Fassina ANSA

«La dimensione dei Decreti finora approvati è enorme, inedita. Ma è, purtroppo, insufficiente. È ancora inadeguata la portata e il timing degli interventi di sostegno a lavoratori, famiglie e piccole imprese. Nonostante i 75 miliardi mobilizzati fino ad ora, a fine anno avremo 180 miliardi in meno di prodotto, ossia di redditi. È necessaria e urgente una correzione di rotta. Il Governo deve rischiare e confidare negli acquisti della BCE: portare subito in Parlamento il terzo scostamento del deficit di bilancio dall'obiettivo programmato e fare subito un Decreto di almeno 25 miliardi, il 'Decreto Fiducia' per ridurre l'incertezza e la paura». Lo afferma in Aula Stefano Fassina dichiarando il voto favorevole di Liberi e Uguali a Dl Rilancio.

«Fine luglio o inizio agosto è tardi, troppo tardi - prosegue Fassina -. Gli interventi devono essere immediati e selettivi, concentrati sulle fasce sociali più in difficoltà, per allungare il sostegno ai redditi, per cancellare a lavoratori autonomi, professionisti e imprese una parte delle imposte rinviate, per consentire ai Comuni di alimentare soccorso sociale e investimenti in piccole opere. Non si costruisce futuro sull'angoscia del presente», conclude Fassina.

«Provvedimento importante»

Come denunciato da alcune opposizioni, nel decreto Rilancio vi sono stati «inserimenti davvero inopportuni, ma lasciamo stare le caricature - ha affermato Stefano Fassina - questo provvedimento contiene misure davvero importanti, a cominciare dalla Sanità». Fassina ha chiesto di «portare subito in Parlamento un terzo scostamento» di bilancio.

«Stop ad Aspi, gestione allo Stato»

«La gestione del Ponte Morandi deve passare allo Stato. I ritardi accumulati nella revoca della concessione a Aspi-Atlantia non possono determinare un esito assurdo, tra l'altro negli stessi giorni in cui il Presidente della Covip quantifica le colpevoli carenze di Aspi nella manutenzione del ponte. È ora di voltare pagina su Atlantia e in generale la gestione privata dei monopoli naturali come le autostrade va superata, con la gradualità necessaria, ma va superata, in quanto genera sistematicamente aumenti delle tariffe, scarsissimi investimenti e enorme rendite per gli azionisti. Il passaggio alla gestione pubblica del Ponte Morandi deve essere il primo passo di un disegno strategico».