11 agosto 2020
Aggiornato 00:30
L'intervista

Mulč: «Forza Italia stampella di Conte? Č soltanto una fesseria»

Il centrodestra si č ricompattato con le candidature unitarie alle Regionali. E Giorgio Mulč smentisce che Forza Italia voglia rompere il fronte e passare con il Governo

Giorgio Mulč, Deputato e portavoce di Forza Italia
Giorgio Mulč, Deputato e portavoce di Forza Italia ANSA

Per mesi hanno battibeccato, a partire dal grande tema del Mes, e si sono accusati a vicenda di voler tradire la coalizione per appoggiare il governo. Poi, alla fine, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno siglato l'accordo per presentare candidature unitarie alle prossime elezioni regionali. Ma le divisioni sono veramente superate, oppure si tratta solamente di un matrimonio di convenienza? Il centrodestra procede compatto, oppure davvero i berlusconiani sono pronti a sganciarsi per fornire il soccorso azzurro alla traballante maggioranza? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto a Giorgio Mulè, deputato e portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia.

Onorevole Giorgio Mulè, l'accordo raggiunto tra Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia per le candidature alle prossime Regionali va interpretato come il segno della ritrovata unità nel centrodestra?
In realtà non si è mai smarrita. Al di là delle divisioni preliminari, questa coalizione ha sempre saputo trovare una sintesi. Quando è stata l'ora, ha sempre individuato un candidato comune.

Ad essere onesti, però, nell'ultimo periodo non sono mancate le divisioni nel merito. Penso soprattutto al Mes.
Certo, delle sensibilità diverse ci sono. Noi riteniamo che il Mes, in questa proposizione, sia una misura che occorre all'Italia, e anche presto. E lo riteniamo carte alla mano: sia perché si tratta di un prestito senza condizioni e sia per i tassi a cui viene concesso. Ma, a quanto mi appare, questo è l'unico punto sul quale c'è una diversa posizione all'interno del centrodestra, almeno nell'immediato. Siccome non siamo un partito unico, è giusto che sia così.

Salvini, però, ha ribadito di essere ancora lui il leader del centrodestra. Come l'avete presa?
Il centrodestra ha sempre sostenuto che, alle elezioni nazionali, il partito che ottiene più voti all'interno della coalizione esprime il premier. Questo valeva nel 2018 e varrà anche in futuro. Nel centrodestra c'è un fondatore e un federatore, che si chiama Silvio Berlusconi. Poi c'è un leader che risponde al numero dei voti e, quando gli italiani si esprimeranno, vedremo chi sarà. Io, ovviamente, spero che sarà di Forza Italia, ma potrebbe essere anche di Fratelli d'Italia o della Lega. Essendo una comunità politica, c'è l'orgoglio della bandiera, ma esistono sono gelosie né corse a fare lo sgambetto agli altri. Ragioniamo su un terreno comune.

I retroscena dei giorni scorsi rivelano telefonate molto frequenti tra Conte e Berlusconi. Ma è vero che Forza Italia si candida a fare la stampella della maggioranza, qualora il governo si trovi in difficoltà con i numeri?
Glielo dico con un francesismo: è una solenne fesseria. Forza Italia non sosterrà mai, mai e sottolineo mai questo governo, né entrerà mai in questa maggioranza. Si tratta di un periodo ipotetico del terzo tipo, che, come dice la norma, non si può realizzare.

Quello che si definisce un periodo ipotetico dell'irrealtà.
Bravo. Non possiamo e non vogliamo entrare in questa maggioranza scombiccherata, fatta da quattro sinistre che litigano, senza alcuna visione del bene del Paese, ma solo delle loro poltrone. Come, ahimé, ci rendiamo perfettamente conto dalle misure di questa presunta Fase 3.

A proposito delle misure, da questa grande passerella degli Stati generali è uscita praticamente solo la proposta del taglio dell'Iva, che non si sa nemmeno se si potrà realizzare. Che giudizio dà della gestione economica di questo governo?
Gli Stati generali sono stati una farsa. Ci avevano promesso un pasto pantagruelico di riforme e di visione del Paese e invece tutto si è risolto in un ruttino e nulla più: quello dell'Iva. Che è stato immediatamente bastonato dagli stessi alleati di governo. Da responsabile dei dipartimenti di Forza Italia io conosco il lavoro che abbiamo svolto fin da marzo e poi consegnato nei mesi successivi al governo. Un pacchetto di proposte non per capitoli ma per singole materie, con le coperture. Che il governo ha guardato con rispetto, ma al quale non ha mai dato seguito. Dunque oggi non si sognino di chiederci di votare al buio l'ulteriore scostamento di bilancio, oltre ai 75 miliardi già votati. Non lo approveremo se non avremo chiarissima la dimensione e soprattutto la direzione degli interventi che si vogliono fare. Ad oggi non c'è una sola misura di questo governo a favore del turismo, dell'agricoltura, dell'industria, dell'automotive, dell'acciaio. Ed è quello che gli rimproveriamo.

Se doveste proporre sinteticamente tre misure da intraprendere subito?
Fin dall'inizio abbiamo detto che bisognava garantire liquidità alle imprese, e non è stato ancora fatto. Poi abbiamo un piano sull'acciaio, che parte dalla salvaguardia della seconda manifattura d'Europa, che nel 2019 ha prodotto 23,2 milioni di tonnellate e che è fortemente compromessa per il futuro. Da lì bisogna partire, perché da lì si diramano i piani sull'edilizia, sull'automotive e sulle infrastrutture. Ci sono duecento opere fondamentali ferme per la stupida ideologia grillina, dove ogni miliardo investito determina 4 miliardi di Pil e 20 mila posti di lavoro. Quanto al lavoro, servono i voucher, perché in un momento del genere non si può ingessare il mercato, ma bisogna liberarlo. Dando garanzie ai lavoratori ma mettendo le imprese in condizione di assumere secondo le loro esigenze, nel turismo, nell'agricoltura e nei servizi alla persona.

Forza Italia ha sempre difeso Berlusconi sulla scorta del suo consenso popolare. Oggi, però, Giuseppe Conte sembra l'unico leader che gode della fiducia nei sondaggi. Come si spiega che, nonostante la mancanza di risposte, gli italiani continuino a sostenerlo?
Quello è un consenso di carta, virtuale, perché, come sa, il premier Conte non si è mai misurato con il consenso popolare. Anzi, tutte le volte in cui ha avuto la possibilità di metterci la faccia, ad esempio nelle ultime elezioni in Umbria, ha sempre perso. Io spero con tutto me stesso che Conte scenda in campo, e provi soltanto a prendere il 2% dei circa 200 milioni di voti che Berlusconi ha preso in tutte le elezioni, da quando si candidò nel 1994. Basterebbe quello per dargli una dignità. Che oggi non ha, e anzi è un paravento per nascondere le sue totali e assolute incapacità.