2 giugno 2020
Aggiornato 00:30
L'intervento

Giuseppe Conte non chiude le porte al MES: «Ma in Consiglio UE non accetterò compromesso al ribasso»

Il Presidente del Consiglio in aula al Senato: «A noi serve altro ma siamo disponibili a lavorare con gli altri paesi affinché non siano introdotte condizionalità di sorta»

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

ROMA - «Sull'attivazione di una linea di credito dedicata alle spese sanitarie erogata dall'ormai strafamoso Mes si è alimentato un dibattito che rischia di dividere l'Italia. L'Europa non deve ritrovarsi di nuovo a chiedere scusa nei confronti di un paese, come successo con la Grecia. Serve assoluta cautela di fronte a una sfida epocale: la risposta non può essere affidata a strumenti modesti basati su un accordo come il Mes, pensato per crisi assai diverse riguardanti singoli paesi e per questo concepito come uno strumento caratterizzato da forti condizionalità macroeconomiche inaccettabili data la natura di questa crisi». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in aula al Senato.

«La sfida che ci attende non può essere affrontata solo ricorrendo a politiche nazionali perché il virus incide sul tessuto economico e sociale di molti paesi. E' necessario che le nazioni europee mettano in campo una risposta coordinata e solidale. L'Ue non può permettersi di ripetere gli errori commessi con la crisi finanziaria del 2008, è un rischio che adesso non possiamo permetterci di correre. Il fallimento di una risposta adeguata e coraggiosa porterebbe un danno al progetto europeo», ha concluso.

Disponibili a lavorare su nuove linee credito in UE

Oltre al Mes l'Europa lavora per creare nuovi strumenti di finanziamento per affrontare l'emergenza economica provocata dal Coronavirus, su questa «nuova linea di credito attendo ulteriori prese di posizione nel Consiglio Ue, ma siamo disponibili a lavorare con gli altri paesi affinché non siano introdotte condizionalità di sorta».

«Quanti esprimono dubbi su questo, a mio avviso, contribuiscono al dibattito democratico e costruttivo e sono il primo a dire che occorre valutare attentamente i dettagli dell'accordo per capire questa nuova linea di credito quali condizione pone, se è o meno conforme all'interesse nazionale», ha aggiunto il premier. «Questa discussione deve avvenire in modo pubblico trasparente dinanzi al parlamento a cui spetterà l'ultima parola ma la trattativa è particolarmente complessa in Europa», ha concluso.

In UE non accetterò compromesso al ribasso

«Le consultazioni con i paesi del G7 hanno fatto da subito emergere la magnitudo dello spazio fiscale messo in campo da Usa, Cina e Giappone: di fronte a ordini di grandezza di diversi trilioni di dollari la risposta europea non si è configurata di livello adeguato. Non potrò accettare un compromesso al ribasso».

Quello in Ue, ha spiegato, «non è un negoziato a somma zero: non ci saranno alcuni vincitori e alcuni perdenti, o vinceremo tutti o perderemo tutti. Il prossimo incontro dei leader europei», il 23 aprile, «non sarà quello risolutivo ma farò di tutto perché si esprima un indirizzo politico chiaro nell'unica direzione ragionevole».

Recovery fund subito e conforme a trattati

«L'Italia sostiene la necessità di una risposta coordinata e ambiziosa» in Europa e sostiene che «il nuovo strumento di finanziamento dovrà essere conforme ai trattati europei, perchè non abbiamo tempo di cambiarli». Un veicolo da costruire «prima possibile» e «in grado di finanziarsi con debito comune sui mercati finanziari».

Il recovery fund, ha aggiunto, dovrà essere «gestito a livello europeo senza carattere bilaterale, particolarmente consistente, ben più degli strumenti di cui si parla, mirato a far fronte a tutte le conseguenze negative del covid 19, immediatamente disponibile e messo a disposizione di tutti i Paesi interessati subito, attraverso meccanismi di garanzie che ne anticipino l'applicazione, non dovrà avere condizionalità, anche in termini di cofinanziamento».

Proposta Italia a UE ma importante risultato

«Ai Paesi che condividono la stessa linea di intervento abbiamo riservatamente anticipato una nostra proposta. Ma a noi interessa portare a casa un risultato, non la primazia, riteniamo opportuno condividere le proposte senza rischiare di dividerci con la conseguenza di rallentare il processo decisionale».

«Al momento - ha ricordato - abbiamo una iniziativa di Ursula von der Leyen» che «potrebbe avere le caratteristiche» volute dall'Italia, «sul tavolo c'è anche una proposta francese, noi appoggiamo la proposta francese, avendo chiesto di integrarla in modo da rispondere più ampiamente ai requisiti che abbiamo indicato. C'è anche una proposta spagnola che pure potremmo appoggiare, con qualche variazione».

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