25 novembre 2020
Aggiornato 09:31
MoVimento 5 Stelle

Gianluigi Paragone contro i colleghi del M5S: «Non rendicontano le spese»

Il Senatore M5s, da tempo in rotta con i vertici spara a zero in un video su Facebook: «Si parla di Fioramonti ma Di Maio dov'era? Finge di non vedere? Chiedo l'intervento dei probiviri»

Gianluigi Paragone, Senatore del MoVimento 5 Stelle
Gianluigi Paragone, Senatore del MoVimento 5 Stelle ANSA

ROMA - Gianluigi Paragone, senatore del M5S da tempo in rotta con i vertici e in dissenso con la linea politica del Governo Conte bis, spara a zero in un video su Facebook sui colleghi che non rendicontano le spese e non «restituiscono» la quota non spesa secondo le regole interne del Movimento. «Si fa un gran parlare - osserva - del caso Fioramonti, che in polemica col Governo si è dimesso per la mancanza di soldi per per l'istruzione, per la scuola, la ricerca, l'università. Ha ragione, da questo punto di vista, ma lo doveva sapere anche lui: se stai dentro questa architettura dell'Unione europea soldi ce ne saranno sempre pochi». A Fioramonti il M5S ha contestato appunto la mancata rendicontazione dopo l'annuncio pubblico delle sue dimissioni da Ministro dell'Istruzione.

«Per tutto quello per cui ci vuole una spesa pubblica importante non ci saranno mai soldi, per questo - ricorda Paragone - avevamo scritto un programma elettorale molto forte. Ecco perché era coraggioso quel programma che parlava di spese in deficit in quei settori strategici, nevralgici, centrali per la vita di una comunità, di uno Stato. Il superamento del Mes e del fiscal compact, addirittura la follia di noi visionari era arrivata a prevedere la possibilità di recedere dall'unione monetaria ma proprio come punta avanzatissima di un programma visionario, quasi folle, inteso alla Erasmo da Rotterdam. Ma se tu invochi la coerenza col programma ecco che devi andare a processo perché sei un rompicoglioni e i rompicoglioni non piacciono più tanto al M5S. 'In prigione! In prigione! E che ti serva da lezione!', come cantava Bennato. E io rischio di essere espulso dal gruppo perché ho detto no».

Chiedo l'intervento dei probiviri

«E allora visto che ai probiviri piace molto il rispetto delle regole sarà bene che anch'io chieda l'intervento dei probiviri verso coloro che non hanno pagato nulla. Tutti sapevano questa situazione, ricordate quando le Iene in campagna elettorale facevano i servizi su coloro che rendicontavano male o facevano i furbetti? E allora subito Di Maio metteva a posto le virgole per far vedere che il M5S era rigoroso». Dopo un lungo elenco di colleghi non in regola, Paragone trae le conseguenze: «Tutta gente a quota zero, non hanno rendicontato nulla, non hanno restituito nulla e il capo politico dov'è? Non lo sapeva o ha fatto finta di non vedere, di non sapere? E' vero che c'è tempo fino al 31 gennaio ma se sei fermo a quota zero forse qualche interrogativo, qualcuno che cominciasse a pensare ai probiviri...».

«A proposito di probiviri - continua il senatore stellato - l'onorevole ministro Fabiana Dadone, componente di questo collegio che dovrà giudicare me, un po' in conflitto d'interessi perché è ministro ma anche un po' incompatibile perché non puoi far parte del collegio dei probiviri ed essere anche ministro. Ma la Dadone è ferma a cinque mensilità. Dovrai giudicare anche su te stessa, perché io se non ti metti in regola farò un esposto per chiedere l'espulsione dal gruppo, perché io ho pagato tutto, ho rendicontato tutto». Proseguendo nella sua denuncia pubblica, Paragone cita «Dalila Nesci che si voleva candidare in Calabria, soltanto due mensilità. Mi interessava Carla Ruocco, che è presidente della commissione Finanze e vuole andare a fare la presidente della commissione sulle banche, è ferma a tre mensilità. Ma non puoi sorvegliare i conti degli altri e non essere in regola con qualcosa che è di identitario per il M5S. Lo stesso vale per il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, ferma a due mesi. Per tutti quelli che sono al di sotto dei sei mesi sarà mia cura fare l'esposto ai probiviri», conclude il parlamentare.