28 maggio 2020
Aggiornato 17:26
La sfida

Matteo Salvini a Renzi: «Italiani non sono rimbambiti, io al 33% tu al 4%»

Il leader della Lega: «Io non mi sognerei mai di creare un partito dalla sera alla mattina. Renzi ha giocato male la sua occasione, ora tocca a noi»

Matteo Salvini, Bruno Vespa e Matteo Renzi
Matteo Salvini, Bruno Vespa e Matteo Renzi ANSA

ROMA - «Io adoro l'Italia dei comuni, delle sagre. O gli italiani sono cretini e rimbambiti o qualcosa abbiamo fatto. Io sono al 33% e tu sei al 4%». Lo ha detto Matteo Salvini, rivolgendosi a Matteo Renzi, durante Porta a Porta. «Se in un anno abbiamo raddoppiato i voti - ha aggiunto - è grazie all'abolizione della legge Fornero, grazie alla flat tax. E poi - ha detto ancora - io non mi sognerei mai di creare un partito dalla sera alla mattina».

«Hai giocato male tua occasione, ora tocca a noi»

«E' vero, io ho cominciato a fare il consigliere comunale nel 1993, ma perché mi hanno votato. Quindi se mi votano o sono tutti scemi...», ma dicendo così «fai un torto all'intelligenza degli italiani». Lo dice Matteo Salvini, rispondendo a Matteo Renzi che gli ricorda che è in politica da 27 anni. «Tu hai avuto la tua occasione te la sei giocata e ti è andata male, ora tocca a noi», aggiunge.

«Ho l'ambizione che l'Italia sia un Paese sovrano»

«Ho l'ambizione che l'Italia sia un Paese sovrano, un Paese che non prenda ordini da Merkel e Macron». In ogni caso «ho apprezzato molto una parte del Pd e il Movimento 5 Stelle che hanno detto: stiamo insieme altrimenti vince la Lega. Lo ha detto anche la Boschi. Certo - ha rilevato il leader della Lega riferendosi alla nascita della nuova maggioranza di governo - è stata una operazione di palazzo».

«Renzi ha fatto nascere governo da sotto un fungo»

«Renzi in maniera geniale si è inventato un governo sotto un fungo. Ora vediamo se andrà avanti. Io ho provato fino all'ultimo - ha aggiunto - ma quando poi il Movimento 5 Stelle ha detto no alla Tav... Comunque sono contento di aver fatto un anno di governo. Gli ultimi tre mesi sono stati però una agonia».

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