14 novembre 2019
Aggiornato 18:00

Al via decennale M5S. Di Maio: «Per ora nessun nuovo patto col PD»

Il leader 5 Stelle circoscrive il terreno del dialogo. Davide Casaleggio: «10 anni di successi». Roberto Fico: «Ascoltare tutte le voci interne»

Il leader dei 5 Stelle, Luigi Di Maio
Il leader dei 5 Stelle, Luigi Di Maio ANSA

NAPOLI (ASKANEWS) - Ha preso il via ieri mattina a Napoli, alla Mostra d'Oltremare, Italia a 5 stelle, manifestazione che quest'anno rappresenta anche il passaggio simbolico del decennale del Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. «Una due giorni di festeggiamento», ha commentato Davide Casaleggio, erede del cofondatore e gestore della piattaforma Rousseau che regola la democrazia interna del M5S, rivendicando i «tanti successi» ma anche il «momento di confronto» rappresentato dai «tanti dibattiti» previsti nella kermesse.

Casaleggio: 10 anni di successi

«Non mi occupo di alleanze», precisa Casaleggio, ma tra attivisti e parlamentari fa discutere la proposta del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, di estendere l'alleanza nazionale, che ha già dato vita a un accordo per le elezioni regionali in Umbria, in una patto nazionale complessivo per le altre scadenze elettorali in vista nel 2020. «In questo momento siamo in una coalizione - commenta il ministro per i Rapporti col Parlamento Federico D'Incà - che ci vede al governo del Paese che ha già dato ottimi risultati come il taglio dei parlamentari e il blocco dell'aumento dell'Iva. Stiamo verificando in Umbria il patto civico, questo Paese ha grandi risorse fra i cittadini che possono partecipare alla vita politica, quindi la proposta di Zingaretti può essere presa in considerazione ma va valutata con un confronto diretto occasione per singola occasione».

Il tema delle alleanze

Di Maio, ospite di Sky Tg24, parla di «stima» per Zingaretti e Dario Franceschini ma circoscrive prudentemente il terreno del dialogo ai patti già sottoscritti: «Non sono in questo momento all'ordine del giorno altri patti regionali, né tantomeno nazionali». Francesco D'Uva, questore della Camera ed ex capogruppo, ricorda che «nel 2018 il M5S aveva detto che si sarebbe alleato con altri se non avesse avuto i numeri per governare da solo. Abbiamo avuto la Lega, è andata male, adesso siamo al governo con un'altra maggioranza, non capisco i malumori». Quindi sulle alleanze «si può replicare in altre regioni» il caso dell'Umbria ma «se non ci sono le condizioni non si fa».

Fico: Ascoltare tutte le voci interne

I malumori danno da pensare, invece, a Roberto Fico, presidente della Camera, sponsor più o meno silenzioso dell'alleanza con il Pd ma anche lord protettore degli scontenti e dei delusi che lamentano la gestione verticistica di Di Maio e Casaleggio. «Bisogna uscire - ammonisce il presidente della Camera - dalla cultura dei dissidenti; un movimento che nasce dal basso deve ascoltare tutte le sensibilità e le voci che sono al suo interno». Di Maio promette un ponte di comando composto da 80-90 persone su tutto il territorio nazionale (i facilitatori, i loro consulenti, i comunicatori che li affiancheranno: talmente tanti da rendere probabilmente necessari anche gruppi decisionali più ristretti). Resta da vedere se basteranno per riportare l'armonia in un M5S dilaniato dalle divisioni (e che non a caso non è ancora riuscito ad eleggere i nuovi capigruppo parlamentari) e in una festa segnata dalle assenze, tra le quali quelle sicure e annunciate di Alessandro Di Battista, per problemi personali, e delle ex ministre Giulia Grillo e Barbara Lezzi per i noti dissensi sulla gestione del cambio della guardia al Governo.

La protesta fuori dai cancelli

L'organizzazione rivendica il pienone all'Arena Flegrea, dove si svolgerà stasera il clou della festa-spettacolo (ma la capienza è di seimila persone) e quasi diecimila ingressi dopo tre ore dall'apertura della manifestazione. Ma ad accogliere gli attivisti, all'ingresso della Mostra d'Oltremare, c'è una manifestazione dei lavoratori delle Attività di pubblica utilità della Campania con il coordinatore nazionale di Potere al Popolo, Davide Trezza, che chiede «che fine hanno fatto i tavoli promessi di Di Maio». Fuori dai cancelli della festa, la «rivoluzione» del taglio dei parlamentari non sembra sufficiente a soddisfare i bisogni dei cittadini.