24 ottobre 2019
Aggiornato 06:30

Giorgia Meloni: «Il taglio dei Parlamentari non basta. Serve il presidenzialismo»

Il Presidente di Fratelli d'Italia: «Serve l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e abolizione Senatori a vita». Rampelli: «M5s fa bassa propaganda»

La leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni
La leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni ANSA

ROMA - «Fratelli d'Italia voterà oggi a favore del taglio del numero dei parlamentari. I nostri voti sono stati decisivi nel corso dell'iter parlamentare e lo rivendichiamo con orgoglio. Diminuire il numero di deputati e senatori è un primo passo per ridurre la distanza tra i cittadini e il palazzo ma non basta assolutamente». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che rilancia: «Due i passi da compiere: l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e l'abolizione dell'istituto ottocentesco dei senatori a vita. Su queste due riforme, richieste da anni dai cittadini e sostenute da sempre dalla destra, Fratelli d'Italia lancia un appello a tutto il Parlamento e le forze politiche. Basta perdere tempo».

Rampelli: «M5s fa bassa propaganda»

«Fratelli d'Italia ha votato sempre a favore del taglio dei parlamentari, anche se il M5S ha strumentalizzato vergognosamente una proposta che ha letteralmente copiato da altri. Infatti sia il centrodestra che il centrosinistra avevano votato due riforme costituzionali che prevedevano un taglio drastico dei parlamentari che non andò a regime perché i cittadini bocciarono nel referendum la riforma approvata dalle Camere. Quindi i grillini non vantino primati che non hanno e non usino la riforma per fare bassa propaganda di partito». E' quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia, intervenendo in aula sul taglio dei parlamentari.

«Faremo di tutto per far cadere il Governo»

«Oltretutto - ha aggiunto - l'attacco gratuito sferrato a Giorgia Meloni ieri, che avrebbero dovuto ringraziare per la posizione adamantina presa sulla materia, tradisce un tentativo di sabotare la riforma creando incidenti diplomatici con chi vorrebbe votarla. Certo, vedere il PD (che per tre volte aveva votato contro) annunciare questa inversione repentina di rotta per paura delle elezioni anticipate, fa capire quale sia la vera natura dell'accordo tra Di Maio e Zingaretti: impedire che si sciolgano le camere prima della scelta del nuovo Capo dello Stato. Difficilmente infatti i parlamentari (di cui 1/3 non sarebbe riconfermato) si darebbero la zappa sui piedi votando contro se stessi. Noi faremo di tutto per far cadere un Governo senza legittimazione popolare a prescindere dall'approvazione o meno del taglio dei parlamentari. Resta il fatto che i cittadini avrebbero gradito una riforma che abolisse i senatori a vita, rendesse possibile l'elezione diretta del Capo dello Stato, introducesse il vincolo di mandato, tutte questioni che sono state sabotate irresponsabilmente».