7 dicembre 2019
Aggiornato 04:30

Ius culturae, David Sassoli: «Un favore a Salvini? No, a tanti ragazzi»

Il Presidente del Parlamento europeo alla festa Dems di Rimini: «Per me chi nasce qui è di qui». Minniti: «Tornare alla Libia. Lì nostri interessi nazionali»

David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo
David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo ANSA

RIMINI - Arrivare a nuove regole per la cittadinanza italiana come proposto con lo Ius culturae non significa fare «un favore a Salvini», ma fare «un favore ai ragazzi, difendendo il loro diritto ad avere diritti»: così David Sassoli, presidente dell'Europarlamento, rispondendo a una domanda sullo Ius culturae alla festa Dems di Rimini. «In Europa ogni Paese fa scuola a sé, questa è una questione di legislazione nazionale - ha fatto notare Sassoli - Per l'Italia chi nasce qui è di qui, per me. E' un fatto di etica di coerenza, di umanità».

«Nessun favore a Salvini»

Quindi, secondo Sassoli, sbaglia chi sostiene che non si può procedere con lo Ius culturae ora, perchè questo favorirebbe in fin dei conti il leader della Lega Matteo Salvini. «Ma come: se non facciamo la legge facciamo un favore a Salvini, perché non la vuole», ha detto Sassoli, e a sostenere il contrario sono «tutti quella che non la vogliono. Stiamo facendo un favore ai ragazzi, difendendo il loro diritto ad avere diritti», ha affermato il presidente del Parlamento europeo.

Minniti: «Tornare alla Libia. Lì nostri interessi nazionali»

Per risolvere la questione migranti «gli interessi nazionali italiani passano dalla Libia», lì «si era messo in campo un modello: chi ha diritto arriva da noi legalmente, chi non ce l'ha torna indietro attraverso una procedura gestita dalle Nazioni Unite insieme con l'Unione Africana. Quel modello andava difeso, invece dall'insediamento del governo gialloverde ha cominciato a rallentare fino a fermarsi». Lo afferma l'ex ministro dell'Interno, Marco Minniti in una lunga intervista al Foglio.

«Riattivare subito la missione Sophia»

Negli ultimi mesi, sottolinea, «sono aumentati gli arrivi più propriamente illegali, quelli più esposti sul terreno della sicurezza. Stando alle statistiche il 10% degli sbarchi avviene con navi militari e Ong, il 90% dei migranti invece approda sul territorio italiano attraverso l'azione degli scafisti, le chiamiamo barche fantasma ma il senso è che sfuggono a qualunque tipo di controllo. E in un periodo in cui i foreign fgighters di ritorno da Siria e Iraq si insediano nel sud della Libia dove si combatte una guerra civile, seppure a bassa intensità, è chiaro che si pone un rischio di infiltrazioni terroristiche e di minacce reali alla nostra sicurezza». Per questo, avverte, «andrebbe subito riattivata la missione Sophia nel Mediterraneo centrale. In questi mesi - evidenzia - abbiamo vissuto un gigantesco paradosso: una missione fondamentale per la lotta contro i trafficanti è stata riconfermata ma senza navi in mare. Siamo all'elogio del bizantinismo. La partita vera dell'immigrazione non si gioca nel continente europeo ne' in Italia, ma in Africa».