18 novembre 2019
Aggiornato 23:00

Meloni: «Giù le mani dall'oro degli italiani»

La leader di Fratelli d'Italia: «Vediamo come voteranno Lega e M5s su riserve auree». Ciriani: «Rivendichiamo paternità mozione»

Giorgio Meloni, leader di Fratelli d'Italia
Giorgio Meloni, leader di Fratelli d'Italia ANSA

ROMA - «Mercoledì al Senato sarà discussa la mozione di Fratelli d'Italia per ribadire che le riserve auree appartengono allo Stato e al popolo italiano e non a Bankitalia. Come voterà il Parlamento? Come voteranno Lega e M5S? Giù le mani dall'oro degli italiani». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.

Ciriani: Rivendichiamo paternità mozione

«Fratelli d'Italia rivendica con forza due meriti: di essere stato il primo partito ad avere denunciato la questione della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d'Italia, e di aver costretto su questo tema la maggioranza ad uscire allo scoperto e assumere una posizione che, tra l'altro, riprende la nostra. Infatti, mercoledì in Aula al Senato sarà votata la nostra mozione, presentata lo scorso 6 febbraio, alla quale quella della maggioranza sarò soltanto abbinata, in quanto depositata appena due giorni fa, il 28 marzo». Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d'Italia, Luca Ciriani.

Abbiamo costretto Lega e M5s a battere un colpo

«E' evidente - aggiunge - che la nostra battaglia ha imposto al M5S e alla Lega di battere un colpo e di prendere, finalmente, coscienza che su un tema così delicato e importante non potevano continuare a rimanere silenti e assenti. Questo soprattutto dopo che il premier Conte in risposta a un nostro question time in Senato del 21 febbraio aveva affermato che la proprietà delle riserve auree non è degli italiani ma dei banchieri. Stigmatizziamo l'atteggiamento di questa maggioranza che, come in altre occasioni, va a rimorchio delle nostre iniziative, riprendendole nel contenuto, come nel caso della mozione sulle riserve auree, e addirittura intestandosele. Un comportamento che, senza dubbio - conclude - è ai limiti della correttezza istituzionale».