20 marzo 2019
Aggiornato 18:30
L'analisi del voto

Salvini: il vero «nemico» è la crescita incontrollata del consenso

Di Maio è solo, nudo. In piena sindrome politica bipolare, diviso tra estremismo e governismo, costretto ad inseguire Salvini, senza più bussola politica

Matteo Salvini
Matteo Salvini ANSA

C’ha provato la candidata governatrice Sara Marcozzi a rassicurare gli elettori, le hanno fatto eco i suoi sostenitori convinti di quella strampalata analisi sul voto e infine è arrivata pure la benedizione del vice premier Di Maio. Insomma, in Abruzzo per i pentastellati non era accaduto nulla, giacché – avevano urlato a caldo - il dato era la fotocopia del risultato delle precedenti regionali. Già, peccato soltanto che alle politiche della scorsa primavera avevano ottenuto il doppio dei consensi tanto che a bocce ormai ferme lo stesso Beppe Grillo aveva fatto capire che in Abruzzo era successa una piccola Waterloo al punto da costringerlo a rifugiarsi nel Maalox per evitargli dolori da gastrite post elettorale.

Salvini socio di maggioranza del Governo

Smacco, quello del M5s, reso ancora più doloroso dal successo di Salvini, diventato socio di maggioranza del governo giallo verde e che giorno dopo giorno vece crescere il suo consenso. Il leader leghista è un animale politico vero. Non ha infierito, non ha esultato, si è coccolato il collega e ha bluffato con astuzia dichiarando che quello abruzzese è un voto amministrativo e non politico. Non solo, ma è andato anche oltre rassicurando lo sconfortato Gigino sul fatto che il voto abruzzese non avrebbe minimamente intaccato gli equilibri del Governo.

La guerra di nervi avvantaggia il Carroccio

Vero, anzi, sacrosanto. Per Salvini questo governo - con tutti i mali di pancia, con il Tav, il reddito di cittadinanza, la partita sull’autonomia delle regioni del Nord, la quota cento, l’autorizzazione a procedere sul caso Diciotti, con tutti le fibrillazioni che farebbero sconquassare qualsiasi coalizione - è la sua linfa, il suo tesoretto. Il viatico del suo incipiente successo. Salvini sa perfettamente che il governo sta accentuando ora dopo ora le divisioni interne e che questa guerra di nervi va a tutto vantaggio del Carroccio. Lui si occupa soprattutto di immigrazioni dove costringe i grillini a ritornare sui loro passi e a sconfessare perfino quel Gino Strada che avrebbero voluto al Colle al posto di Mastella.

Di Maio «costretto» ad inseguire Salvini

Di Maio è solo, nudo. In piena sindrome politica bipolare, diviso tra estremismo e governismo, costretto ad inseguire Salvini, senza più bussola politica. E sbaglia colpo su colpo. Al punto che Salvini ha dovuto gettare acqua sul fuoco delle polemiche innescate dall’ improvvido attacco grillino a Macron e all’irresponsabile sostegno ai gilet gialli. Neppure l’apporto di Alessandro Di Battista, giramondo in stand by, presunto salvatore dei grillini,  ha sortito effetti.

I «rischi» per il Ministro dell'Interno

Il governo durerà almeno fino alle europee dove la Lega potrebbe dare l’ultimo schiaffo agli alleati di governo, sperando pure in un ulteriore impasse dei forzisti sempre più orfani di quello che non può essere più il loro leader. Ha il vento in poppa, Salvini. Ma lo avevano anche Berlusconi e Renzi. Il suo nemico vero è la crescita quasi incontrollata dei consensi, l’esercito di yes man che salgono sul carro, l’ebrezza di un potere inimmaginabile fino a pochi mesi fa, alcune scelte di campo (Putin, Trump, Orbàn) che potrebbero rivelarsi dei micidiali boomerang. E una situazione economica che – a dispetto dei desiderata governativi – allunga un’ombra inquietante sulla tenuta socio-economica e politica del Paese.