19 ottobre 2019
Aggiornato 01:00
Manovra finanziaria

Pd bocciato: la Consulta nega il ricorso sulla manovra

La Corte Costituzionale non ha ammesso il ricorso dei senatori del Partito Democratico contro le modalità di approvazione a scatola chiusa della manovra da parte del Senato

Il senatore Pd Matteo Renzi
Il senatore Pd Matteo Renzi ANSA

ROMA - La Corte Costituzionale non ha ammesso il ricorso dei senatori Pd contro le modalità di approvazione a scatola chiusa della manovra da parte del Senato. La contrazione dei lavori per l’approvazione del bilancio 2019 - ha sottolineato la Consulta - è stata determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali.

«Anomala accelerazione, ma...»

Tutti questi fattori hanno concorso a un’«anomala» accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei. Ma in queste circostanze, la Corte non ha riscontrato nelle violazioni denunciate quel livello di «manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento». Resta fermo - ammonisce la Consulta - che per le leggi future simili modalità decisionali «dovranno essere abbandonate, altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità».

M5s: al Pd solo carbone

«La letterina di Natale del Pd alla Consulta è stata rispedita al mittente. Quest'anno solo carbone ed ennesima bocciatura di un partito che continua a prendere in giro gli italiani». Così su Twitter Michele Sodano, portavoce M5S alla Camera. «Bocciati! Il Pd ci ha provato, ma la Consulta ha bocciato il ricorso sulla manovra e il presunto conflitto tra poteri. Noi andiamo avanti a testa alta pensando ai cittadini, voi lanciate i faldoni!», aggiunge Alessandro Amitrano.

Ricorso inammissibile

I 37 esponenti Pd denunciavano la grave compressione dei tempi di discussione del disegno di legge, che avrebbe svuotato di significato l’esame della Commissione Bilancio e impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione. I giudici costituzionali hanno ritenuto che «i singoli parlamentari sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro». Però, «il ricorso è stato dichiarato inammissibile».

L'approvazione contestata

La manovra finanziaria era stata approvata dal Senato due giorni prima di Natale, nel cuore della notte, alle 2,40 passate. I sì erano stati 167 contro 78 no e 3 astenuti, su 248 votanti. Una corsa contro il tempo in una giornata carica di tensione tra maggioranza e opposizione, che aveva portato appunto alla protesta del Pd che aveva lasciato in massa l’emiciclo di Palazzo Madama prima delle operazioni di voto al grido, provocatorio, di «onestà onestà».