27 settembre 2022
Aggiornato 01:00
L'intervista

Barillari e Teodori: «Elezioni indette in fretta e furia, contro il popolo italiano»

Davide Barillari e Luca Teodori lanciano al DiariodelWeb.it il progetto politico di Vita, una delle liste del dissenso antisistema che si presenta alle prossime elezioni

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella Foto: Quirinale

Tra le tante (forse troppe?) forze del dissenso antisistema che hanno lanciato la volata verso le prossime elezioni c'è anche Vita, la lista fondata da Sara Cunial e nella quale hanno annunciato le proprie candidature tra gli altri anche Maurizio Martucci, l'avvocato Edoardo Polacco, Renate Holzeisen, Stefano Montanari, Antonietta Gatti. Del loro progetto e delle loro ambizioni elettorali il DiariodelWeb.it ha parlato con Davide Barillari e Luca Teodori.

Come nasce il progetto politico di Vita?
Barillari: In realtà non è un partito partorito di corsa per queste elezioni. Nasce sull'idea di creare una comunità politica e sociale, di continuare la nostra esperienza a contatto con i territori, a cui lavoriamo ormai dal 2019.

A che esperienza si riferisce?
Barillari: Tante persone in questi due anni hanno sofferto, hanno rinunciato al proprio lavoro, alla propria dignità e noi abbiamo dato loro un'alternativa con strumenti concreti, come quello dell'home schooling. Ora il nostro obiettivo è quello di entrare nelle istituzioni per proseguire questo percorso, per cambiare questo disegno che vediamo realizzarsi e che ci sta togliendo la vita.

Cercate, insomma, di dare a questo percorso una rappresentanza politica.
Barillari: La nostra domanda era se continuare solo con questa rete di reti oppure, in parallelo, cercare di portare questa comunità anche dentro le istituzioni. Si tratta di compiere un altro passo.

Ma vi aspettavate una precipitazione così rapida verso le elezioni?
Teodori: Qualche mese fa non ce lo saremmo aspettati. Quando però si è aperta la crisi abbiamo capito che c'era un'accelerazione inusuale. Infatti ci siamo ritrovati velocissimamente, proprio perché abbiamo compreso l'emergenza democratica che stava avvenendo.

Ossia?
Teodori: Generalmente, quando c'è una crisi parlamentare di quel tipo, vengono consultati i presidenti della Camera e del Senato, gli ex presidenti della Repubblica, i leader dei partiti, viene dato un mandato esplorativo al presidente del Consiglio in carica, non sfiduciato, ed eventualmente a qualcun altro. Non lo dico assolutamente per difendere Draghi, questa è la prassi istituzionale. Solo alla fine si decide che cosa fare. Non hanno mai fretta di sciogliere le Camere: diciamo sempre che pur di rimanere si incollano alle poltrone. Stavolta nel giro di 48 ore si è andati al voto.

Per quale motivo, secondo lei?
Teodori: Contro il popolo, evidentemente. Gli italiani ora sono distratti, stanno pensando ad altro. E il meccanismo burocratico, perverso ed antidemocratico, prevede che centrodestra e centrosinistra siano esonerati dalle raccolte firme. Quest'onere è solo a carico degli altri. E loro invece, con tutto quello che hanno fatto, si ripresentano sulla scheda. Già questo è vergognoso e scandaloso.

A che punto siete con la sfida della raccolta firme?
Teodori: Siamo partiti subito consultandoci con i gruppi territoriali, abbiamo predisposto tutta la documentazione: un lavoro immane che ci ha portato via circa una settimana. Ora ci giochiamo tutto nel giro di quindici giorni. Siamo presenti in tutta Italia, le possibilità ci sono. Poi i collegi sono 49 alla Camera e 28 al Senato: ad oggi non posso dire se riusciremo a raccogliere le firme proprio in tutti, ma ci sono ottime prospettive di un risultato positivo.

Che rapporto avete con le tante forze politiche dell'area antisistema? Questo eccessivo frazionamento non rischia di rappresentare un punto di debolezza?
Barillari: Siamo sommersi tutti i giorni da persone che chiedono unità. Noi rispondiamo che avere più di una lista significa comunque essere liberi di scegliere. Scegliere chi è più affidabile, concreto e coerente, chi lo ha dimostrato con i fatti e non chi all'ultimo momento imbarca tutti, compresi personaggi un po' scomodi. Nelle nostre liste non c'è alcun candidato legato a mafia o a massoneria e questa è una differenza grossa con altri schieramenti. Se ci fosse stato un solo listone unico dell'opposizione, gli elettori avrebbero potuto solo prendere o lasciare. Ma comunque noi abbiamo rapporti con tutti e cerchiamo di andare avanti con tranquillità.

Quindi c'è la disponibilità al dialogo?
Barillari: Il dialogo è aperto con tutti, ci confrontiamo anche sui temi, ci mancherebbe.
Teodori: Voglio aggiungere però che noi riteniamo che la nostra sia davvero una lotta per un nuovo sistema, mentre un'altra parte rappresenti il dissenso controllato.

A chi si riferisce?
Teodori: Non vorrei essere polemico... Si sono creati tre gruppi: Vita, Italexit e Italia Sovrana e Popolare. Il gruppo di Paragone si è appoggiato ad ambienti di destra, imbarcando ex Casapound; quello di Toscano alla sinistra, non a caso ha nel simbolo una stella rossa. La stessa dicotomia destra-sinistra presente nel sistema si sta riproducendo in quella che dovrebbe essere la lotta al sistema.

Al di là delle appartenenze, però, dove sta la differenza effettiva tra di voi?
Teodori: È molto semplice. Noi prendemmo posizione nel marzo 2020, nel periodo del lockdown, delle autocertificazioni, delle chiusure di scuole e fabbriche, dei banchi a rotelle, dei vaccini. In quel momento bisognava fare la battaglia, scendere in piazza. Altri lo hanno fatto nel luglio 2021, un anno e mezzo dopo, quando si è presentata la questione del green pass. Non so se si sono svegliati tardi, ma questo dovrebbe far riflettere le persone. Si sono mossi per i voti, per opportunismo, per leaderismo, per protagonismo?

Che spazio elettorale pensate ci sia per la vostra proposta?
Barillari: La nostra volontà è quella di entrare in parlamento e avere più rappresentanti possibili, tante persone coerenti che portino avanti la battaglia e siano una spina nel fianco del sistema. Il risultato dipenderà molto dall'astensionismo, da quanti supereranno il limite culturale di mettersi in gioco con il proprio voto, di non rinunciare a questo diritto. E dal fatto che sapremo convincere gli indecisi con il nostro programma e le nostre candidature.

Ma dove volete arrivare, realisticamente?
Teodori: L'obiettivo raggiungibile è il 4-4,5%. Probabilmente in alcune Regioni trainanti, come il Veneto e l'Emilia Romagna, possiamo superare anche il 5; ma prevediamo buoni risultati anche in Lazio, Sicilia, Puglia, Lombardia, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Marche.