20 maggio 2022
Aggiornato 19:00
L'intervista

Lucidi: «Macché avvocato del popolo, Conte è peggio di un amministratore di condominio»

Il senatore Stefano Lucidi, eletto con il Movimento 5 stelle e oggi membro della Lega, analizza al DiariodelWeb.it la crisi del suo ex partito dopo la sospensione del leader

L'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
L'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte Foto: Quirinale

I problemi per il Movimento 5 stelle si fanno sempre più seri. Alla guerra di potere scoppiata tra il leader Giuseppe Conte e il suo predecessore Luigi Di Maio, come se non bastasse, si è aggiunta ieri la decisione del Tribunale civile di Napoli, che ha di fatto sospeso in via preliminare l'elezione dell'ex premier a capo del partito. Con i sondaggi in caduta libera, lo stillicidio dei deputati e dei senatori che non accenna ad arrestarsi e i gruppi parlamentari che continuano ad assottigliarsi, ora il Movimento si ritrova addirittura decapitato, senza più i vertici. E il futuro sembra sempre più difficile da delineare. Ci abbiamo provato con il senatore Stefano Lucidi, eletto proprio nelle liste del M5ss e oggi esponente della Lega.

Senatore Stefano Lucidi, come ha reagito alla notizia della sospensione di Giuseppe Conte da capo politico dei Cinque stelle?
Non mi ha sorpreso. Non è la prima volta in cui si verificano queste problematiche di tipo procedurale, in quel partito. Mi viene da pensare al buco nello statuto che ha consentito la rielezione di Virginia Raggi, o alla vicenda delle firme per le candidature.

Si lasciano volutamente delle zone grigie nelle regole, in modo da poterle piegare a seconda delle convenienze?
Questo non lo so. Però di fatto, a fronte di comitati di garanzia e avvocati del popolo, la struttura rimane molto leggera. Un castello costruito su una base poco solida, anche da un punto di vista burocratico e procedurale.

Certo, è ancora più grave se a non rispettare le norme è un personaggio come Conte, che vanta un'importante cultura giuridica.
È molto grave. E, se la responsabilità non è sua, quantomeno è di chi ha redatto gli statuti e i regolamenti, di chi ha formulato i quesiti per le consultazioni online... Cose del genere non si vedono nemmeno nelle amministrazioni dei condomini. C'è sicuramente un'eccessiva leggerezza nella struttura del Movimento, che non è stata ancora abbandonata. Nonostante l'intervento di Conte, che avrebbe dovuto ristabilire il legame con i principi originari. Questo non è successo.

Questa tegola che piove sulla testa di Conte può essere letta come una vittoria per il suo oppositore interno Di Maio?
Sicuramente è una sconfitta per il Movimento nel suo complesso, quindi per entrambi. Chi uscirà vincitore da questa partita è difficile dirlo. Però è chiaro che i problemi che ci sono adesso con Conte c'erano già prima con Di Maio.

Puntare sull'ex presidente del Consiglio come capo politico è stato un errore?
Direi che la sua discesa in campo è stata una scelta incomprensibile. Si è messo in gioco in una realtà che stava ormai finendo. I numeri parlano chiaro. Prima di diventare un membro effettivo del Movimento lui era accreditato personalmente con un 12% di consenso nazionale e il partito all'epoca era dato intorno al 15-16%. L'unione di questi due bacini elettorali ha portato all'attuale 14%. C'è qualcosa che non torna, anche politicamente.

Che cosa intende?
Che sono cominciati i riposizionamenti in vista della prossima legislatura. Fermo restando che la regola dei due mandati, se rimarrà, taglierà fuori in parecchi. Compreso lo stesso Di Maio.

Conte ha detto che la regola rimarrà, ma con alcune eccezioni.
Casaleggio diceva che, una volta che si deroga ad una regola, di fatto la si è cancellata. Per questo era così rigido nella loro applicazione. Io credo che il Movimento sarebbe dovuto restare fedele ai suoi principi, compresa la regola dei due mandati. Che non dovrebbe valere solo per i parlamentari, ma è una filosofia. È chiaro che uno che ha già fatto il deputato e per tre volte il ministro l'ha superata. All'interno di un gruppo di persone guidate dal buon senso non dovrebbe servire nemmeno una norma scritta. Chiaramente, però, a molti la condizione di parlamentare fa comodo, quindi hanno interesse a mantenere la loro posizione attuale.

Se così stanno le cose, però, qual è la differenza rispetto ai vecchi politici attaccati alla poltrona che tanto criticavano?
È da un po' che i giochi sono saltati. Quella scatoletta di tonno che volevano aprire poi l'hanno silenziosamente richiusa.

Se dovesse scommettere, che futuro si aspetta per il Movimento 5 stelle?
Guardando anche i commenti online, credo che esista uno zoccolo duro di consensi che persisterà ancora per qualche tempo. Come lo so io, lo sanno anche i futuri candidati, che credo faranno affidamento proprio su quella piccola percentuale, più ristretta rispetto al passato, per mantenere le proprie posizioni.

Dal Movimento del 30%, insomma, rischia di trasformarsi nell'ennesimo partitino alla Renzi?
Penso che rimarrà più in alto delle percentuali a cui è dato oggi Renzi. Nelle ultime elezioni in Italia, a volte, hanno ampiamente superato la soglia del 10%, anche a fronte di candidature improbabili. Rimane un elettorato fidelizzato, non molto analitico, che si basa ancora su quelle speranze, su quei ricordi, su quelle suggestioni che adesso non esistono più. Che non si è accorto che quel ciclo, che anch'io ho vissuto in maniera passionale, è ormai finito. Anche la dirigenza del M5s non ha voluto ammetterlo, e questo è stato il loro primo e principale errore, l'origine di tutte le menzogne attuali.

Prendendo atto che si fosse concluso un ciclo, forse, avrebbero dovuto dimettersi e lasciare spazio a volti nuovi.
Perché no. Ma questo sembra un paradosso, in un Movimento in cui a fare il bello e il cattivo tempo è sempre stata la stessa cerchia ristretta. Infatti sono andati avanti così fino a che sono andati a sbattere sugli scogli, come aveva previsto Davide Casaleggio in un suo famoso post.

Come la Costa Concordia, di cui è appena ricorso il decennale.
Eh, sì...