20 settembre 2021
Aggiornato 07:00
L'intervista

Arrigoni: «I rincari delle bollette elettriche erano nell'aria, il governo intervenga»

Il senatore Paolo Arrigoni, responsabile Energia della Lega, spiega al DiariodelWeb.it i motivi e le soluzioni dell'aumento dell'energia elettrica annunciato dal ministro Cingolani

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani ANSA

Lo ha annunciato con chiarezza già martedì, durante il convegno della Cgil a Genova, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: le bollette elettriche che le famiglie e le imprese italiane pagheranno nel prossimo trimestre rischiano di lievitare fino al 40%. Un allarme che potrebbe aggravare ulteriormente la crisi per un'economia italiana già provata da un anno e mezzo di pandemia. Di questo urgente problema, delle sue ragioni ma anche delle possibili soluzioni, il DiariodelWeb.it ha discusso con il senatore Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento Energia della Lega.

Senatore Paolo Arrigoni, il ministro Cingolani ha annunciato rincari in arrivo sulla bolletta elettrica. Se lo aspettava?
Purtroppo sì, era nell'aria. Anche sui social avevo avvisato dell'arrivo di una probabile quanto imminente nuova stangata. E ricordiamo che non è la prima: già nel terzo trimestre di quest'anno gli italiani, le famiglie e le attività economiche hanno dovuto affrontare un aumento del 15,3% del gas e del 9,9% dell'energia elettrica. Nonostante un intervento calmieratore del governo, che ha stanziato 1,2 miliardi di proventi del sistema Ets.

Il ministro ha dato la colpa all'aumento della quotazione della materia prima e dei prezzi dei permessi di emissione della Co2.
Sì, i motivi principali sono senz'altro questi. Il costo della Co2 ha ormai abbondantemente superato i 60 euro a tonnellata. Quanto agli aumenti del gas naturale, sono legati all'impennata della domanda di questa forma di energia, ormai veramente alta soprattutto in Asia. Qualcuno considera il gas superato, invece avrà un suo ruolo importante ancora per qualche decennio: accompagnerà la transizione ecologica nel nostro Paese e non solo. Anche, e non solo, per spegnere le centrali a carbone, obiettivo che l'Italia ha deciso di realizzare entro il 2025, visto che non riusciremo entro quella data a sostituire tutta la potenza con le sole fonti rinnovabili.

Il senatore Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento Energia della Lega
Il senatore Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento Energia della Lega (Facebook)

Ritiene che anche la transizione ecologica sia responsabile di questi aumenti?
Certo. Sicuramente esiste un tema di contrasto ai cambiamenti climatici, ma l'ideologia ambientalista va bandita. La sostenibilità ambientale non può prescindere da quella economica e sociale. Non possiamo pensare di affidarci solo al fotovoltaico o all'eolico, perché non possono garantirci la continuità e la sicurezza del sistema. Sono impianti per definizione non programmabili, funzionano solo quando c'è sole o vento, mentre le industrie hanno necessità di essere rifornite 24 ore su 24, 365 giorni all'anno.

E le scelte dell'Europa che ruolo hanno giocato?
La decisione dell'Unione europea, che la Lega non ha condiviso, di aumentare il target della Co2 dal -40% al -55% rispetto al 1990 ha determinato sicuramente ulteriori aumenti di prezzo sulle emissioni. Quindi costi maggiori sulle imprese e di conseguenza sul prodotto finale e sui prezzi al consumatore. L'Europa dovrebbe tenere conto che siamo responsabili solo del 9% delle emissioni globali. Se solo noi facciamo i primi della classe, imponendo questi vincoli alle nostre imprese, quando il resto del mondo non li pone, la lotta è impari.

Invece che altre contromisure potrebbe mettere in campo ora il governo?
Mi risulta che già domani il Consiglio dei ministri dovrebbe affrontare la questione, magari subito con un provvedimento operativo. Il governo deve intervenire: ora vedremo quale disponibilità verrà messa sul piatto. Io ho già fatto delle proposte. Sul fronte delle famiglie, certamente bisogna tutelare quelle più vulnerabili e bisognose, rafforzando il cosiddetto bonus sociale sulle bollette. Per le imprese, ho chiesto di rivedere al ribasso l'Iva.

Anche perché si rischiano ricadute importanti a livello economico.
Il costo dell'energia è un importante fattore di produzione, quindi c'è anche un problema di competitività. Già i nostri utenti, da diversi anni, pagano l'energia elettrica e il gas in media il 15% in più rispetto al resto dell'Europa. Dobbiamo evitare che queste asimmetrie si amplifichino, altrimenti c'è il rischio che molte aziende smettano di produrre in Italia e delocalizzino in altri Paesi, dove le tutele ambientali sono minori. Quindi il tema delle bollette va assolutamente considerato. Ma si badi bene: non si può affrontare solo l'emergenza di questi giorni e pensare di aver risolto il problema. L'aumento del costo dell'energia rischia di diventare strutturale e deve dunque portare a fare ragionamenti di più ampia scala, mettendo in campo il pragmatismo.

A che cosa si riferisce?
Le faccio un esempio: dobbiamo continuare ad importare quasi il 93% del gas, cioè a dipendere dall'estero, legandoci mani e piedi ad un sempre più complicato equilibrio geopolitico? E lasciare invece sottoterra, senza sfruttare, le nostre georisorse a chilometri zero, di eccellente qualità? Visto che siamo in dirittura di arrivo nell'approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle arie idonee, il governo dovrà decidere in quali territori, in terra e in mare, proseguire con la ricerca o la coltivazione di idrocarburi, in particolare il gas naturale.

Cingolani, la settimana scorsa, aveva riparlato anche di nucleare, suscitando molte polemiche. Lei cosa ne pensa?
Noi siamo d'accordo ad aprire un ragionamento sul nucleare di quarta generazione, per cercare di capire se possiamo essere di questa partita. Non domani, non tra cinque anni, ma magari tra quindici o venti. Sappiamo bene che il popolo italiano nel 1987 ha votato contro questo tipo di centrali, dopo l'incidente di Chernobyl dell'anno precedente. Ma non possiamo nemmeno nascondere ai cittadini che nei Paesi circostanti a noi abbiamo ben 77 siti nucleari in funzione e altri sono pianificati. Di questo dobbiamo tenere conto: dobbiamo essere consapevoli che la sicurezza messa in campo in Francia, in Svizzera e in Slovenia tocca anche l'Italia.