27 settembre 2021
Aggiornato 09:30
L'intervista

Lottieri: «Con il green pass stanno cancellando le nostre libertà individuali»

Il professor Carlo Lottieri, docente di filosofia del diritto, lancia al DiariodelWeb.it l'allarme per il rischio democratico a cui ci espone l'obbligo del green pass

Green pass
Green pass ANSA

Il green pass è uno strumento liberticida, che sacrifica la libertà con la scusa della pandemia, che stringe ulteriormente le maglie del controllo politico sulla società e che mette in pericolo la stessa tenuta della democrazia. Ad affermarlo non è un esponente dell'opposizione parlamentare al governo Draghi, bensì uno studioso affermato: il professor Carlo Lottieri, docente di filosofia del diritto all'università di Verona. Con lui il DiariodelWeb.it ha provato a fare il punto sulle conseguenze di questa misura restrittiva sotto il profilo giuridico e filosofico.

Professor Carlo Lottieri, non ritiene insensato introdurre ulteriori misure restrittive in un momento in cui la pandemia, numeri alla mano, risulta sotto controllo?
Sono d’accordo con lei. Fin dall'inizio c'è stata una drammatizzazione eccessiva: non che il Covid non sia un problema, ci mancherebbe... Ma quello che dico da tempo è che, prima ancora che ci fosse un'offerta, c'era una domanda di pandemia.

In che senso?
La classe politica, in qualunque Paese, ha tutto l'interesse ad aggravare la percezione del popolo di fronte a ogni problema. Il sogno di chi comanda è di ritrovarsi in situazioni di crisi: prima di quella sanitaria c'erano quella finanziaria o quella del terrorismo. In tali circostanze eccezionali diventa perfino ragionevole o sensato ricorrere a quell'istituto straordinario che ai tempi dell'antica Roma si chiamava «dittatura». Oggi linguaggio e situazioni sono cambiati, eppure egualmente si parla di stato di emergenza. Ma il retropensiero è sempre quello di organizzare e controllare la società.

In sostanza, i governi hanno tratto un dividendo politico dal coronavirus?
Questo è evidente, fuori discussione. Pensi solo alla facilità con cui stanno dilatando il debito pubblico, aumentando i soldi a loro disposizione e scaricando il costo sulle generazioni a venire. O il fatto che abbiano scelto di eliminare una serie di misure di controllo sulle spese; talvolta, per intervenire in tempi rapidi e con efficacia, hanno ottenuto addirittura una sorta di sospensione delle norme penali. E poi, soprattutto, è in atto quella che è stata chiamata la biopolitica: un'espansione della regolazione del potere sulla vita delle persone, sulle loro scelte. Fino a creare un'umanità di vaccinati da una parte e una di non vaccinati dall'altra.

Verrebbe il sospetto che il green pass sia solo l'ultimo tentativo, in ordine di tempo, di continuare a tenere le redini di questo potere anche ora che l'emergenza, per fortuna, sta scemando.
Certamente. La giustificazione iniziale per introdurre misure estreme come il lockdown era la limitata disponibilità di posti nelle terapie intensive. Oggi questo problema non si pone più, ma nonostante questo hanno trovato altri argomenti.

Si governa con la paura.
Bravissimo. Secondo Thomas Hobbes lo Stato moderno nasce con la paura: in quel caso, della morte violenta per mano del nemico. Oggi siamo di fronte alla prima pandemia che esplode nella società del welfare. Con una popolazione molto anziana, e di fronte a un virus che colpisce prevalentemente proprio le persone avanti con l'età. Non è la stessa cosa se muoiono dieci ventenni o dieci ultra-ottantenni che se ne vanno sei mesi prima di quanto sarebbe accaduto naturalmente, perché avevano già delle malattie in corso. Invece la nostra società è pronta a sacrificare tutto sull'altare della semplice sopravvivenza.

Ma ha un senso, come accade con il green pass, mettere in contrasto la salute e la sicurezza ad un altro valore costituzionalmente garantito, come quello della libertà individuale?
Sono d'accordo. Che senso ha definire la libertà individuale un principio indisponibile, se poi, quando si arriva al dunque, viene del tutto cancellato? Questo è il punto. Il green pass è una forma di obbligo vaccinale malcelato. Che mescola l'esagerazione delle possibili conseguenze sugli altri dei nostri comportamenti al paternalismo di voler impedire di far male a se stessi. Il tutto per sacrificare le libertà fondamentali, che evidentemente ci siamo limitati a proclamare, ma non abbiamo mai considerato tali. Erano delle concessioni del potere, che però possono essere sospese.

Siamo arrivati al punto in cui si può essere liberi solo se ce lo si merita, ovvero se ci si vaccina.
Questo è un altro punto molto interessante. C'è stata una moralizzazione della questione, con la totale ignoranza del rispetto delle minoranze. Qui siamo di fronte ad una minoranza consistente: non sappiamo se del 20 o del 30%. Ci sono i no-vax radicali, che già negli anni scorsi rifiutavano i vaccini per i bambini. Ci sono quelli che semplicemente ritengono che un vaccino non sperimentato a sufficienza possa essere inaffidabile: tra i quali conosco anche professori universitari di medicina. E poi ci sono quelli, me compreso, che lo fanno per ragioni essenzialmente giuridiche e di diritto: cioè ritengono che, al di là del dibattito scientifico, non abbia senso mettere in discussione le libertà fondamentali.

E coloro che sono più intolleranti verso chi non si vaccina spesso sono gli stessi che invece affermano proprio di difendere le minoranze deboli.
Tra cui anche le minoranze immaginarie, come le donne, che invece, anche se di poco, sono numericamente una maggioranza.

Lo Stato si è spinto al punto di prendere delle decisioni addirittura sul corpo dei propri cittadini, sulle loro scelte di salute.
Esattamente. Oltretutto viene fatto in modo arbitrario: se fossero coerenti con le proprie logiche, allora dovrebbero obbligare gli italiani anche a dimagrire, a smettere di fumare, ad andare a correre tutti i giorni, dato che taluni stili di vita evitano in maniera efficace le conseguenze peggiori derivanti dal Covid. Il problema è che non siamo più trattati da individui responsabili, ma sempre più quali cellule di un organismo sociale. E questo è terribile.

Fino ad arrivare al tracciamento vero e proprio, come accade con il green pass.
Pensare che fino a ieri ci ossessionavano sul fatto che, se compriamo un libro attraverso Amazon, poi ci vengono proposti altri testi della stessa materia… E questo veniva definito un fatto vergognoso, quando in genere è un buon consiglio.

Il tutto avviene senza dibattito, perché l'unica posizione accettata e accettabile è quella della scienza, ma di quella interpretata dogmaticamente.
Chi pone dei dubbi viene bullizzato. Abbiamo visto perfino Agamben e Cacciari, due tra i filosofi italiani più importanti e tradotti, travolti dalle polemiche semplicemente per aver detto cose di buonsenso. Ormai si è stabilita un'alleanza tra politica e scienza: a questo punto siamo in una guerra e, come sempre accade in questi casi, la prima vittima è la verità. Persino i no-vax estremi, di cui non condivido le posizioni, rappresentano un elemento importante per la società, perché obbligano a riflettere, a dare risposte diverse, a cercare altre soluzioni, a stimolare la ricerca. La strada giusta da prendere, per i convinti sostenitori dei vaccini, che ritengono di avere sufficienti argomenti a favore, dovrebbe essere quella della persuasione, non dell'imposizione. Invece chi afferma una tesi diversa non viene riconosciuto come portatore di un'opinione, bensì come una persona moralmente inaccettabile. Per citare Carl Schmitt, «fuori dalla legge, e addirittura fuori dall'umanità».

Una situazione del genere si può configurare come una lesione alla democrazia?
In Inghilterra, molti mesi fa, è uscito uno studio sullo stato della democrazia in tempo di pandemia, che ne mostra la devastazione in tutto il mondo. Ci sono Paesi in cui, dopo elezioni manipolate, il popolo è sceso in piazza, ma queste manifestazioni sono state subito interrotte per il presunto rischio di diffusione del contagio. Ormai da un anno e mezzo ci si impedisce di riunirci o di incontrarci, e questo per esempio rende impossibile creare nuovi movimenti politici. Quando si distingue tra cittadini di serie A e di serie B la democrazia ha già perso.