3 agosto 2021
Aggiornato 05:00
L'intervista

Lucidi: «Sul Movimento 5 stelle è già stata messa la pietra tombale»

Il senatore Stefano Lucidi, eletto con il Movimento 5 stelle, oggi alla Lega, commenta al DiariodelWeb.it la guerra Grillo-Conte che sta agitando i pentastellati

Beppe Grillo
Beppe Grillo ANSA

Con la frattura tra Beppe Grillo, il fondatore, e Giuseppe Conte, il capo politico in pectore, il Movimento 5 stelle è ufficialmente esploso. Ora il primo partito nel parlamento italiano è in preda ad un caos totale e sembra avviato verso un'inevitabile scissione. Il DiariodelWeb.it ha fatto il punto con il senatore Stefano Lucidi, oggi alla Lega, ma che conosce bene le questioni grilline, essendo stato eletto proprio nelle fila dei pentastellati. Alla parabola discendente del M5s ha anche dedicato un libro, uscito proprio nei giorni scorsi, intitolato «Il portavoce afono».

Senatore Stefano Lucidi, stiamo assistendo alle battute finali del Movimento 5 stelle?
Difficile dire quale potrà essere l'evoluzione. Ma una pietra tombale sul progetto iniziale era già stata messa. Queste vicende non hanno nulla a che fare con il progetto di comunità al quale avevamo aderito. Stiamo parlando di una ricollocazione politica.

Ormai hanno abdicato a tutte le battaglie iniziali: addirittura, negli ultimi giorni, alcuni di loro hanno votato a favore dell'ordine del giorno che approva il ponte sullo Stretto di Messina...
Nel mio libro c'è un capitolo dedicato a questo cortocircuito fondamentale: il passaggio da forza antagonista, che diceva sempre di no, a forza di governo, costretta a dire di sì a tutto. Così, nel corso del tempo, si sono disconosciuti tutti gli slogan. Questo passaggio andava condotto in modo differente: proprio come oggi dice Di Battista, anche se in modo strumentale.

Una volta sedutisi sulle poltrone, si sono trovati bene e non le hanno più volute mollare?
Oltre alla fame di potere, di visibilità, di privilegio, c'è anche un aspetto tecnico. Tante questioni sono avviate e in via di confusione. Basti pensare ad Autostrade: dovevano cacciare i Benetton, invece ci hanno messo tre anni per pagarli profumatamente. La Tav va avanti tranquillamente. Il Tap si sarebbe dovuto chiudere in quindici giorni e invece sta lì tranquillo sotto la spiaggia di Melendugno e porta il gas in Italia. Quando ci si scontra con una macchina che non si conosceva, tutti questi discorsi decadono.

Ma il vero obiettivo di Grillo qual è: non vuole farsi da parte, è geloso di Conte? Perché si è messo di traverso?
Non riesco a capire quale sia il motivo del suo ritorno, forse perché vede la crisi del M5s. Bisognerebbe conoscere esattamente il suo progetto. Io posso dire che Beppe, nel tempo, è stato sempre molto scostante: non è mai stato un vero leader politico. Nel suo blog scrive la sua visione, ma un leader sta a Roma, vive quotidianamente la vita politica, è presente, interviene, aiuta i gruppi parlamentari nelle scelte. Invece parliamo di un personaggio che, pur con il suo carisma e con la sua autorevolezza, spariva per anni.

Però evidentemente i capi politici li ha condizionati. Se alla prima decisione autonoma di un potenziale leader come Conte, Grillo alza la testa, questo significa che Di Maio e Crimi erano di fatto solo dei suoi prestanome?
Assolutamente. Finché tutto andava nella direzione giusta, lui rimaneva fuori dalle istituzioni. Interveniva solo quando c'era un momento di crisi. Ma in questo modo il progetto muore.

Ci può essere un M5s senza Grillo?
L'idea originaria e originale sicuramente sì. Nel libro scrivo che il M5s, sostanzialmente, è un atteggiamento, un algoritmo. Lo stesso Davide Casaleggio, credo a ottobre dello scorso anno, disse che questo modello sarà messo a disposizione anche di altre organizzazioni. Il Movimento nasce dall'unione della visione socio-economica di Beppe Grillo con quella teorico-politica di Casaleggio. Questa sintesi è la sua vera essenza. Il problema è che è prettamente teorica, distaccata dalla realtà. Pensiamo al tramonto della democrazia diretta, che era uno dei motivi per cui io entrai nel Movimento, ma è rimasta disattesa e inapplicata.

Tanto è vero che anche in questa crisi alla fine nessuno chiederà agli iscritti se preferiscono l'idea di Conte o di Grillo.
Oramai è un progetto morto. Nel corso del tempo non c'è stata una naturale evoluzione, non abbiamo speso risorse per farlo maturare. Rousseau è diventato un luogo di formazione o di scambio di qualche dato, ma non è uno spazio di democrazia diretta. Sono anni che non si fanno più le votazioni.

Come andrà a finire? Si parla di una scissione e della creazione di un nuovo partito di Conte.
Vedo che i parlamentari, soprattutto i senatori, si stanno schierando verso Conte, anche per accaparrarsi quella forte percentuale di consenso di cui ancora gode. In tempi non sospetti, intorno al 2014, io feci una riflessione in assemblea proponendo che già allora ci separassimo. C'erano due anime troppo fortemente diverse: una di sinistra e una di destra, che ancora confliggono.

Fico e Di Maio, insomma.
Certo. O Di Maio e Di Battista. Questa natura ambigua c'è sempre stata. E ancora oggi c'è una fazione più di palazzo e una di piazza. Mi aspetto che qualcosa succederà, altrimenti a lungo andare gli elettori si stancheranno. Ieri ho fatto una rassegna stampa mirata sul Movimento e ho ottenuto 123 pagine che parlavano solo dei suoi problemi.

Delle questioni interne e non della realtà del Paese, da cui è sempre più distante.
Sì. Ma anche se parliamo di una scissione c'è un problema: dal 2013, quando fu espulso il primo parlamentare, ad oggi, che siamo in centinaia e centinaia, tutti i fuoriusciti hanno sempre dimostrato una scarsissima capacità di aggregazione. Non si è formato nulla: fuori dal Movimento c'è il dimenticatoio, il caos. E non per demerito delle persone: ora sono usciti politici rispettabili, di esperienza e di un certo peso come Morra e Lezzi.

Magari la figura di Conte potrebbe servire proprio ad aggregare?
Probabilmente quello è l'ultimo fronte per provarci. Ma finora non ci è mai riuscito nessuno.