18 giugno 2021
Aggiornato 13:00
L'intervista

Callipo: «Solo quando finirà la pandemia ci renderemo conto dei veri danni»

Lo psicoterapeuta Stefano Callipo, presidente dell'Osservatorio Violenza e Suicidio, lancia l'allarme al DiariodelWeb.it sui gesti estremi dovuti alle misure restrittive

Callipo: «Solo quando finirà la pandemia ci renderemo conto dei veri danni»
Callipo: «Solo quando finirà la pandemia ci renderemo conto dei veri danni» Pixabay

Non ci sono solo i morti per il virus. La pandemia da Covid, e soprattutto le misure restrittive con cui il governo ha reagito, hanno provocato anche un'ondata di altri decessi. Quelli delle persone che si sono tolte la vita a causa della solitudine, dell'isolamento e dell'ansia. Gesti estremi del genere sono aumentati di oltre il 20% nel corso dell'ultimo anno. È il dramma messo in luce ai microfoni del DiariodelWeb.it dallo psicoterapeuta Stefano Callipo, presidente dell'Osservatorio Violenza e Suicidio.

Dottor Stefano Callipo, con l'Osservatorio Violenza e Suicidio avete lanciato un allarme inquietante che riguarda soprattutto i giovani. Ma che non nasce oggi.
Infatti. Lo abbiamo lanciato già da febbraio-marzo 2020. Già nella prima fase del lockdown, avevamo effettuato un sondaggio, su un campione di 1500 persone, per capire come gli italiani stessero vivendo quella prima fase. Di fronte al sentimento di preoccupazione, di incertezza, di insicurezza per il futuro, circa il 3% aveva pensieri suicidari. E parliamo di una fase che è stata meno dura rispetto alla seconda.

Poi, purtroppo, alcuni di questi pensieri si sono tradotti in pratica.
L'aumento di suicidi registrato in questa fase pandemica è stato di circa il 20%. Parliamo di oltre quaranta episodi in Italia, tra i due lockdown; oltre venti dei quali nelle settimane iniziali del primo, quello del 2020. La maggior parte dovuti a motivi economici: al sovraindebitamento, non solo dei piccoli imprenditori, ma anche delle famiglie. Teniamo conto che nel nostro Paese si verificano circa quattromila suicidi ogni anno e questa è la seconda causa di morte nella fascia d'età tra i 15 e i 24 anni. Per non parlare dei tentativi, che sono difficili da calcolare ma rappresentano un numero molto più ampio.

Dati drammatici.
E che non sono i soli. Abbiamo notato, tra gli adolescenti, un aumento delle condotte autolesive e dei tentativi di suicidio, con una concentrazione che non si era mai registrato. E poi una crescita esponenziale delle depressioni giovanili, dei disturbi alimentari, dei ritiri sociali e del cosiddetto «effetto numbing»: cioè l'intorpidimento emotivo. Faccio un esempio: la scorsa settimana si è allentato il coprifuoco e noi ci saremmo aspettati che i giovani avrebbero finalmente potuto vivere la loro libertà. Ma tantissimi non sono usciti di casa. Hanno una pigrizia mentale, un affaticamento psicologico, una condizione para-depressiva. Anche la didattica a distanza ha influito pesantemente, creando situazioni di stress importanti.

Ora che la pandemia sembra arretrare, il peggio è passato?
Tutt'altro. Siamo molto preoccupati, perché deve ancora arrivare il picco dei suicidi. Purtroppo prevediamo che il prezzo della crisi economica si pagherà dopo, quando finirà l'era del Covid e ci renderemo conto della vera entità dei danni. Le due fasce di età più a rischio sono quella tra i 40 e i 50 anni e quella giovanile. Parliamo di un fenomeno che ancora viene sottovalutato.

Quindi nemmeno le riaperture di questi giorni rappresentano una soluzione sufficiente?
La soluzione è importante, il problema è dare tempo agli adolescenti di uscire da una condizione che su di loro pesa molto fortemente. Provocata da tutte le misure restrittive: la Dad, la restrizione delle libertà diurne e l'impossibilità di uscire la sera.

Paradossalmente, proprio la fascia d'età meno a rischio di contagio è quella che ha subìto i danni più gravi, dal punto di vista psicologico, di queste restrizioni. Forse si potevano calibrarle in modo diverso, concentrandone gli effetti soprattutto sugli anziani, più esposti al Covid?
L'aspetto psicologico è stato sottovalutato fin dall'inizio. Le misure cautelative, giuste e necessarie per contenere la pandemia del Covid, non hanno tenuto conto delle conseguenze. Soprattutto sulle categorie fragili, come l'adolescenza, che è un periodo di transizione molto delicato. Bisognava proteggere maggiormente gli adulti e i giovani.

Il coronavirus è diventato l'unica grande priorità. E, così facendo, non si sono considerati gli effetti collaterali, non solo sull'economia, ma anche sulla salute psichica.
Esattamente. Si pensa sempre alla salute fisica, ma quella psicologica non solo è fortemente correlata, ma ne paga le conseguenze. Davanti ad uno stress, le persone che avevano già delle difficoltà preesistenti hanno esacerbato le loro reazioni, che poi possono portare a gesti estremi.

Forse era il caso di inserire anche qualche psicologo o psichiatra nel Comitato tecnico scientifico, a fianco dei famigerati virologi?
Assolutamente sì. Io mi sarei organizzato, per esempio, per offrire le psicoterapie gratuite ad alcune persone, che non se lo possono permettere.

Come hanno fatto in Francia.
Pensi che lì si sono organizzati al punto che, in casi di violenza intrafamiliare, fossero predisposti degli alberghi solo per far uscire immediatamente di casa le persone fragili.