17 settembre 2021
Aggiornato 08:30
L'intervista

Salvucci: «Abbiamo fatto ricorso contro le regole ministeriali sul Covid. E abbiamo vinto»

Il cardiologo Fabrizio Salvucci racconta al DiariodelWeb.it la sentenza del Tar che ha sospeso le linee guida anti-coronavirus dettate ai medici di base dal ministero

Salvucci: «Abbiamo fatto ricorso contro le regole ministeriali sul Covid. E abbiamo vinto»
Salvucci: «Abbiamo fatto ricorso contro le regole ministeriali sul Covid. E abbiamo vinto» ANSA

Le linee guida dettate dal ministero della Salute ai medici di base per curare i pazienti Covid non erano adeguate. A sostenerlo è un gruppo di medici, che si è spinto addirittura a fare ricorso al Tar contro una nota dell'Associazione italiana del farmaco. E l'ha vinto. Ai microfoni del DiariodelWeb.it spiega il significato di questa sentenza il dottor Fabrizio Salvucci, chirurgo cardiologo, direttore sanitario della Ticinello Cardiovascular & Metabolic, e uno dei firmatari del ricorso.

Dottor Fabrizio Salvucci, che cosa diceva quella nota dell'Aifa del 9 dicembre 2020?
Conteneva delle indicazioni per la terapia a domicilio dei casi sospetti di Covid, con febbre, tosse eccetera. Queste linee guida indicavano di utilizzare la tachipirina, un farmaco molto leggero, di non utilizzare l'eparina, se non in caso di allettamento. E soprattutto di restare in «vigile attesa», cioè di non fare nulla.

Erano indicazioni corrette, per sua esperienza?
La mia esperienza è stata questa: io ho vissuto la primavera scorsa in un ospedale interamente Covid. Lì abbiamo capito due cose. Primo: che a uccidere i pazienti era l'infiammazione indotta dal Covid. Secondo: che la maggior parte dei pazienti che finivano in rianimazione o decedevano avevano alle spalle una lunga storia di febbre elevata non trattata. Questo ci ha fatto intuire che fosse il caso di aggredire i sintomi al loro primo manifestarsi. Altro che «vigile attesa».

Ma come mai l'Aifa suggeriva proprio quei protocolli?
L'idea era quella di aspettare che l'organismo reagisse, a livello di anticorpi, e uccidesse il virus, per poi procedere con le terapie. Ma in realtà ci si è accorti che la reazione al Covid è così violenta che, alle prime due linee di febbre, già potevano verificarsi danni renali. Anziché tenere una posizione attendista, è più intelligente intervenire subito, modulando l'infiammazione con farmaci antinfiammatori potenti come nimesulide, aspirina, idrossiclorochina e così via. Questo l'abbiamo capito già a marzo-aprile.

Per questa ragione avete fatto ricorso?
A dicembre si continuava ancora con gli stessi suggerimenti, nonostante nel frattempo ci fossero state delle pubblicazioni su questi argomenti. Così abbiamo deciso di ricorrere al Tar. E il 4 marzo il tribunale, in via cautelativa, ha sospeso le indicazioni dell'Aifa. Abbiamo vinto.

Possiamo dire che questa sentenza riabilita la libertà di cura da parte del medico?
Certo. La sospensione cautelare apre la porta a questo atteggiamento aggressivo al presentarsi dei primi sintomi di Covid.

E dire che i vostri venivano bollati come protocolli alternativi, o addirittura eretici.
Ma stiamo scherzando? Ma quali alternativi, quali eretici? Questi suggerimenti, ormai, si trovano sulla letteratura scientifica, fin da quest'estate. Ma sono stati completamente ignorati. Questo mi ha colpito.

Per quale motivo le istituzioni sanitarie si sono dimostrate così sorde?
Bisognerebbe chiederlo a loro. Dal canto mio, sui miei canali Facebook e YouTube, durante la seconda ondata ho invitato le persone a tenere farmaci in casa, in caso di bisogno. Questo ha salvato molte vite. Mi sono confrontato con altri colleghi e ce ne sono centinaia che hanno avuto questa stessa esperienza.

Mi sta dicendo che, a differenza di quanto ci viene detto, il Covid è una malattia che si può curare?
Questo è chiaro fin da giugno. In letteratura ci sono articoli molto chiari sui farmaci che funzionano e che possono essere somministrati, sia in ambito ospedaliero, sia domiciliare.

Voi addetti ai lavori lo sapete, intanto noi semplici cittadini continuiamo ad essere subissati dall'allarmismo e dall'attesa quasi messianica del vaccino.
Si poteva tenere un doppio binario. Da una parte le terapie, domiciliari e ospedaliere, dall'altro i vaccini. Si potevano portare avanti insieme. Invece si è creata quest'attesa messianica, come dice lei, per il vaccino. Io non sono contrario al vaccino, ma sapevamo che, come qualunque terapia, può avere dei problemi e delle controindicazioni, e dunque servivano cautele.

Dunque possiamo affermare che ci sono state delle responsabilità nella gestione a livello istituzionale?
Questo è difficile da dire. Non è che questo problema è nato ora con il Covid, ma c'era già prima: una distanza tra l'esperienza medica e i trial scientifici. Bisogna vedere su quali studi si fondano le linee guida. Io preferisco andare alla fonte, e leggermi a fondo e con attenzione gli articoli.