7 dicembre 2021
Aggiornato 09:30
L'intervista

Stefani: «Vi spiego perché la Lega ha deciso di entrare nel governo Draghi»

Alberto Stefani, Deputato della Lega, racconta al DiariodelWeb.it le ragioni che hanno spinto il partito di Matteo Salvini ad entrare nella maggioranza di Governo

Il leader della Lega, Matteo Salvini
Il leader della Lega, Matteo Salvini ANSA

Se la Lega ha deciso di entrare nella maggioranza che sostiene il governo Draghi non è per assicurarsi qualche poltrona, ma per incidere dall'interno sulle decisioni nel momento più delicato, a livello sanitario ed economico, per l'Italia. A spiegare al DiariodelWeb.it le ragioni che hanno animato la scelta del partito di Matteo Salvini è il deputato Alberto Stefani.

Onorevole Alberto Stefani, la formazione del governo Draghi si è già attirata qualche critica. Voi che giudizio date della composizione del nuovo esecutivo di cui fate parte?
Noi non abbiamo manifestato alcun pregiudizio nei confronti di Draghi, lasciando mano libera al presidente del Consiglio nella scelta della squadra di governo. La nostra non è stata una scelta di poltrone. In compenso abbiamo segnalato i temi sui quali intendevamo lavorare: lo sviluppo economico, la tutela della disabilità, la scuola, un cambio di passo sul piano vaccini e soprattutto sulle riaperture e sugli indennizzi. Insomma, chiedevamo una discontinuità rispetto al governo precedente.

Per questo avete deciso di entrare in maggioranza?
Sì. Potevamo scegliere di rimanerne fuori, ad assistere da spettatori, ma abbiamo deciso di entrare e giocare la partita. Di incidere da dentro nel merito delle politiche del governo. Credo che questa sia la linea che gli italiani apprezzino e apprezzeranno, soprattutto, nei prossimi mesi. Un primo cambio di marcia lo si è visto già in questi giorni.

C'è chi definisce la Lega addirittura come l'azionista di maggioranza di questo governo, vista la compattezza del vostro gruppo e l'interventismo di Matteo Salvini.
Se ci definiscono così, pur non essendolo a livello numerico in parlamento, significa che stiamo facendo bene il nostro dovere. Ossia, quello di portare qualità, temi, energie, persone per cambiare le cose. Per noi è sicuramente una gratificazione vedere che le nostre proposte vadano a buon fine e siano accolte dal presidente del Consiglio.

Il cambio di passo si inizia a vedere nel governo, ma anche nella stessa Lega. Si parla di un partito a trazione Giorgetti, più moderato ed europeista.
La Lega è il partito degli amministratori, dei sindaci, del territorio, quindi ha in sé un'aspirazione al pragmatismo. Chiaramente se fossimo stati al governo da soli avremmo potuto decidere tutti i ministri e i sottosegretari. Ma un momento così delicato necessità di risposte e soluzioni rapide, efficaci ed immediate. Gli italiani vogliono questo, non hanno bisogno di questioni che poco hanno a che fare con la vita di tutti i giorni.

Quindi la Lega non è cambiata, si è solo adattata al periodo?
No, non è cambiata, e non esistono nemmeno diverse anime. Semplicemente, forse in questa occasione storico-politica, si vede di più il pragmatismo che ha sempre caratterizzato il nostro partito.

Un primo successo che avete incassato è stata la sostituzione del commissario Arcuri.
Sì. Noi avevamo chiesto, anche formalmente, la sua sostituzione, sia dopo il caso mascherine, che dopo lo scandalo siringhe e infine dopo le cosiddette primule per la somministrazione dei vaccini. Crediamo che la gestione della pandemia per mano sua sia stata assolutamente superficiale, non in grado di rispondere alle esigenze degli italiani e, sembra, anche poco trasparente. Questo cambio di marcia dà ragione alla Lega, che l'ha chiesto con forza. Facciamo i migliori auguri al generale Figliuolo che avrà il compito delicato di portarci fuori da questa situazione pandemica.

Su Arcuri avete vinto, invece sembra bocciata la vostra linea sulle riaperture: Draghi pare aver confermato un atteggiamento rigorista.
È necessario predisporre dei modelli di gestione: lo diciamo da sempre. Le riaperture sono la soluzione, nella misura in cui possono essere effettuate. In questi giorni sta aumentando l'indice Rt, pressoché in tutte le Regioni d'Italia, è vero. Ma alle chiusure devono corrispondere misure di sostegno e di indennizzo alle attività. Era quello che chiedevamo dall'opposizione e su cui stiamo lavorando ora al governo.

Proprio in questi giorni l'esecutivo sta preparando il decreto legge Indennizzi, per l'appunto. Che cosa vi aspettate?
Che dia risposte, a partire dai settori più colpiti: gli impianti montani, la ristorazione, le palestre, i teatri, i cinema. Quelli che hanno subìto il colpo più duro dalla pandemia e che, in questi giorni, purtroppo continuano ad essere chiusi.

Salvini ha chiesto a gran voce anche un cambio di strategia sul tema degli sbarchi, al quale siete storicamente attenti.
Sì, su questo siamo sempre coerenti. L'azione politica della Lega in tema di immigrazione si è vista in modo molto nitido quando Salvini fu ministro degli Interni durante il governo Conte I, e si dovrà vedere nei prossimi mesi, grazie al nostro supporto. Ricordo che attualmente la Lega ha un sottosegretario agli Interni, Nicola Molteni, che seguì in prima persona la genesi dei decreti Sicurezza. Ci aspettiamo che l'Italia segua il sistema adottato dagli altri Paesi europei in materia di immigrazione. E abbiamo già lanciato un primo segnale con la gara d'appalto per il taser, uno dei nostri punti programmatici, che già adesso vede la luce.

Il principale cambiamento che si nota a livello politico riguarda i toni. Con quasi tutti i partiti riuniti al governo c'è un clima di maggiore unità e lo stesso Salvini ha predicato collaborazione addirittura con Renzi e Zingaretti.
Noi crediamo che in questo momento particolare per il Paese ci sia bisogno di dare risposte concrete. E se per questo è necessario collaborare anche con forze politiche del tutto diverse dalla nostra, è doveroso farlo. Il bene degli italiani viene prima degli interessi di partito. Questo è lo stesso motivo che ci ha spinto ad entrare in questo governo.

C'è chi maligna che con Renzi ci possa essere addirittura un asse in chiave anti M5s e anti Pd. C'è del vero?
Queste sono fantasie e ricostruzioni senza fondamento fattuale. In realtà la Lega sta facendo il suo, sta cercando di incidere. Noi pensiamo a questo, tutto il resto non fa parte del nostro Dna né del nostro agire politico.