3 agosto 2020
Aggiornato 17:00
Emergenza sbarchi

Gentiloni non ha nessuna intenzione di inviare le navi per bloccare i migranti, e ogni giorno si inventa una nuova scusa

Il governo di Paolo Gentiloni ha finalmente deciso che invierà la Marina italiana nelle acque libiche. Ma purtroppo ci sono almeno quattro aspetti che non lo renderanno per nulla possibile

ROMA - La vicenda delle nostre navi impegnate a contrastare i trafficanti di immigrati inizia a diventare grottesca. Di fronte al record degli sbarchi, qualche settimana fa il Governo dichiarò: «Andrà la nostra Marina a fermare le imbarcazioni», ma le nostre navi rimanevano saldamente ancorate nei porti. «Dobbiamo aspettare il via libera dall'Europa» era il mantra che si levava da Palazzo Chigi. In Europa, intanto, nessuno diceva di «no» e, comunque, nazioni più serie della nostra operano abitualmente infischiandosene dell'avallo dell'Europa: autonomamente hanno chiuso il transito alle frontiere, ignorano le regole sulla ridistribuzione, così come a suo tempo leader decisionisti come Sarkozy e Cameron non si preoccuparono certo del perimetro dei regolamenti europei per bombardare la Libia di Gheddafi, dando la precedenza agli interessi nazionali. In ogni caso l'Europa non si è mai espressa per il «no», anzi, è ben contenta che in qualche modo le si tolgano le castagne dal fuoco: il buonismo lo applica solo all'interno dei propri confini, dove lascia che venga fatto di tutto (lo sanno bene i turchi che hanno ricevuto 6 miliardi di euro per bloccare i flussi al confine con la Siria e nessuno indaga sui mezzi impiegati).

Gentiloni aspettava...
Intanto Gentiloni rimaneva ad aspettare l'avallo dell'Europa, apparendo un po' come quei bulli che minacciano qualcuno ma stando ben attenti che vi sia un amico a fermarli, per non dover dar corso alla minaccia. Dopo settimane che l'Europa più che fermarlo lo incoraggiava, finalmente il Governo si decide ed è notizia di questa mattina l'impiego della nostra Marina.

Condizioni impossibili
Ma... Perché le navi italiane si avviino verso le acque territoriali della Libia, servono essenzialmente le seguenti condizioni, cito testualmente: «il via libera del Parlamento», che intanto non è ancora stato chiesto; «i nostri soldati non dovranno bloccare i migranti ma solo segnalarli alle autorità libiche prima dell'arrivo delle ong», e iniziamo ad essere ridicoli; «che i libici trattino i migranti rispettando i diritti umani», garanzia che non arriverà mai secondo i nostri standard e intanto siamo fermi; «che Tripoli garantisca la sicurezza dei nostri soldati». E' evidente che quando vi è una missione militare internazionale bisogna evitare in ogni modo che i nostri ragazzi corrano dei rischi, ma stiamo parlando della Marina italiana, che dovrebbe essere in grado autonomamente di garantire la propria sicurezza; se andiamo ad elemosinare la tutela dei nostri soldati alle bande libiche che hanno preso il potere a Tripoli, come facciamo a sederci alla pari di fronte agli altri leader mondiali? Come facciamo a pretendere il rispetto degli altri leader europei?